Lo scorso novembre quattro nostre sorelle di Dharma hanno affrontato quello che immaginiamo sia stato per loro il viaggio di una vita: volare in Bhutan e ricevere la piena ordinazione monastica. Augurandoci di poter condividere presto con voi le loro testimonianze, è importante capire il significato profondo della loro decisione per la preservazione del Dharma in questo mondo sempre più travagliato. Nel frattempo, tutta la nostra gratitudine e devozione a tutte le nuove Venerabili gelongma. Vi invitiamo inoltre a ammirare il ricchissimo e commuovente reportage fotografico realizzato da Olivier Adam.
L’evento svoltosi tra il 15 e il 19 novembre 2025 nel Regno del Bhutan rappresenta una delle pietre miliari più significative nella storia del buddhismo Vajrayana contemporaneo. In questo arco temporale, circa 270 donne hanno ricevuto la piena ordinazione monastica (gelongma in tibetano, bhikshuni in sanscrito) per mano di Sua Santità il 70° Je Khenpo, Tulku Jigme Chhoeda, la massima autorità spirituale del Paese. Questa cerimonia non è stata soltanto un atto rituale di straordinaria solennità, ma il culmine di un processo di restaurazione istituzionale e spirituale volto a colmare una lacuna secolare: l’assenza di un lignaggio femminile pienamente ordinato all’interno della tradizione Mulasarvastivada, il codice monastico che informa la quasi totalità delle scuole himalayane e tibetane. La partecipazione di un numero così elevato di candidate, provenienti non solo dal Bhutan ma da altre 14 nazioni, sottolinea la portata globale di un movimento che mira a ristabilire il “quattruplice sangha” — la comunità composta da monaci, monache, laici e laiche — che il Buddha stesso indicò come condizione necessaria per la fioritura e la stabilità del Dharma nel mondo.
Il contesto del Global Peace Prayer Festival del 2025
L’ordinazione delle monache è stata integrata come evento conclusivo del Global Peace Prayer Festival, una celebrazione spirituale di vasta portata tenutasi a Thimphu dal 4 al 19 novembre 2025. Il festival è stato organizzato per commemorare il 70° anniversario della nascita di Sua Maestà il Quarto Re del Bhutan, Jigme Singye Wangchuck, figura centrale per la modernizzazione del Paese e promotore del concetto di Felicità Interna Lorda. La scelta di inserire l’ordinazione femminile in questo contesto non è stata casuale, ma riflette una precisa visione politica e spirituale che vede l’empowerment delle donne come un pilastro della pace globale. La dottoressa Tashi Zangmo, direttrice della Bhutan Nuns Foundation (BNF), ha rimarcato come l’inclusione delle monache nel festival sia simbolicamente potente, poiché le donne sono viste come portatrici intrinseche di pace, non essendo mai state, storicamente, le artefici principali delle guerre.
Il festival ha visto la partecipazione di oltre 2.000 delegati internazionali e decine di migliaia di devoti bhutanesi, unendo leader spirituali di tutte le tradizioni buddhiste — Theravada, Mahayana e Vajrayana — in uno sforzo non settario per la guarigione del mondo. Prima della cerimonia di ordinazione, il programma ha previsto rituali complessi come il Jabzhi Dhoechog per la purificazione karmica e il conferimento dell’iniziazione di Kalachakra da parte del Je Khenpo, preparando il terreno spirituale per il ritorno delle gelongma.
Cronaca e dettagli della cerimonia di ordinazione
L’ordinazione si è svolta presso il Training and Resource Centre della Bhutan Nuns Foundation a Tshalumaphey, alla periferia di Thimphu. Questo centro, sostenuto dalla Regina Madre Tshering Yangdoen Wangchuck, è stato concepito specificamente per elevare lo status educativo e spirituale delle monache bhutanesi. Nonostante la struttura fosse ancora in fase di completamento, è stata appositamente rifornita di allestimenti temporanei per ospitare il massiccio afflusso di partecipanti e sostenitori.
Sua Santità il Je Khenpo ha officiato la cerimonia a porte chiuse, seguendo una procedura rigorosa che prevedeva l’ordinazione di tre monache alla volta. Questo metodo ha permesso di mantenere un’atmosfera di profonda concentrazione e di garantire che ogni candidata ricevesse le istruzioni necessarie e i voti secondo i parametri del Vinaya. In media, sono state ordinate circa 60 monache al giorno per un periodo di cinque giorni. Al termine della procedura, a ciascuna monaca è stato consegnato un certificato ufficiale di ordinazione e sono stati assegnati nuovi nomi di Dharma, segnando la loro rinascita spirituale come membri a pieno titolo del sangha monastico.
La diversità geografica delle candidate ha reso l’evento unico nella storia del Bhutan. Sebbene la maggior parte delle nuove gelongma fosse di nazionalità bhutanese (137 su 265), il contingente internazionale è stato altrettanto significativo, con donne provenienti da Paesi come Italia, Francia, Germania, Stati Uniti, Australia, Indonesia e Vietnam. Questa mescolanza ha dimostrato che la richiesta di piena ordinazione non è un fenomeno confinato a una specifica cultura, ma un’esigenza sentita universalmente dalle praticanti che desiderano dedicare integralmente la propria vita al Dharma.
L’importanza del lignaggio e il rischio della scomparsa del Dharma
La piena ordinazione femminile è considerata essenziale per l’integrità del Buddhismo per ragioni che affondano le radici nelle parole stesse di Buddha Shakyamuni. Secondo le fonti canoniche, l’esistenza del Dharma nel mondo è legata alla presenza dei quattro pilastri della comunità: monaci, monache, laici e laiche. Se uno di questi pilastri viene a mancare, la comunità è paragonata a un tavolo con tre gambe, intrinsecamente instabile e incapace di sostenere il peso degli insegnamenti nel lungo periodo.
Nel canone Pali e nei testi del Vinaya tibetano, si narra che il Buddha, subito dopo la sua illuminazione, rispose a Mara (il tentatore) dicendo che non sarebbe entrato nel Parinirvana finale finché non avesse stabilito una comunità completa di discepoli — monaci e monache, laici e laiche — che fossero saggi, ben disciplinati, esperti e capaci di preservare e spiegare correttamente la dottrina. La mancanza delle bhikshuni nelle tradizioni himalayane per secoli ha significato che un intero quadrante di questa struttura era assente. Senza monache pienamente ordinate, le donne che entravano nella vita monastica rimanevano tecnicamente delle novizie (getsulma), una condizione che originariamente era intesa come transitoria per i giovani, ma che era diventata permanente per le donne.
La privazione della piena ordinazione ha avuto conseguenze pratiche devastanti. Le monache, in quanto novizie, non potevano partecipare alle funzioni amministrative e decisionali del sangha, non potevano officiare determinati rituali del Vinaya e, soprattutto, venivano sistematicamente escluse dai percorsi educativi di alto livello riservati ai monaci. Questo ha creato un circolo vizioso in cui la mancanza di status portava a una mancanza di risorse, che a sua volta giustificava la percezione sociale delle monache come figure secondarie o meno “meritevoli” di sostegno rispetto ai monaci.
Il rischio del lignaggio interrotto
Nelle tradizioni tibetane, si è a lungo creduto che il lignaggio delle gelongma secondo il Vinaya Mulasarvastivada fosse andato perduto o non fosse mai stato stabilito ufficialmente in Tibet. La scomparsa del lignaggio non è solo una perdita di prestigio, ma un ostacolo legale-monastico quasi insormontabile secondo l’interpretazione conservatrice: per ordinare una nuova bhikshuni, le regole del Vinaya prevedono generalmente una “ordinazione duale”, che richiede la presenza di un quorum sia di monaci che di monache pienamente ordinate. Se le monache non esistono più, tecnicamente non possono essercene di nuove. Questo paradosso, noto come “Catch-22”, è stato utilizzato per secoli per bloccare qualsiasi tentativo di revival.
L’iniziativa del Je Khenpo in Bhutan ha spezzato questo stallo ricorrendo a un’interpretazione più ampia del Vinaya, sostenendo che in assenza di un sangha femminile, il sangha maschile ha l’autorità intrinseca di procedere da solo, come avvenne nei primi tempi del Buddhismo quando l’ordine femminile fu fondato per la prima volta. Senza questo atto coraggioso, il rischio era che la metà della popolazione buddhista rimanesse per sempre in uno stato di subordinazione spirituale, privando il Dharma della metà del suo potenziale di realizzazione.
Fonti canoniche e dibattiti sulla validità dell’ordinazione
La validità dell’ordinazione monastica femminile è uno dei temi più dibattuti tra gli studiosi del Vinaya. Le fonti canoniche principali si trovano nelle sezioni del Vinaya Pitaka dedicate alla disciplina delle monache, tra cui il Bhikshuni-vinaya-vibhanga e il Bhikshuni-pratimoksha-sutra.
Le otto regole gravi (Garudhammas)
L’origine dell’ordine femminile è descritta nel racconto di Mahapajapati Gotami, la matrigna del Buddha, che chiese ripetutamente di essere ordinata. Secondo la tradizione, il Buddha acconsentì solo dopo l’intermediazione di Ananda e a condizione che le donne accettassero otto regole speciali, i Garudhammas. Queste regole stabiliscono un rapporto di dipendenza gerarchica tra le monache e i monaci:
- Una monaca, anche se ordinata da cento anni, deve onorare e prostrarsi davanti a un monaco ordinato anche solo da un giorno.
- Le monache non devono trascorrere il ritiro della pioggia in un luogo dove non siano presenti monaci.
- Le monache devono richiedere ai monaci la data della cerimonia del Sojong (confessione bimensile) e la data dell’insegnamento del Vinaya.
- Al termine del ritiro della pioggia, le monache devono compiere la cerimonia di Pavarana (richiesta di feedback sulla condotta) davanti a entrambi i sangha.
- Se una monaca commette un’infrazione grave, deve sottostare a una penitenza (manatta) di quindici giorni davanti a entrambi i sangha.
- Una candidata deve completare due anni di formazione come shikshamana (probazionista) prima di richiedere la piena ordinazione a entrambi i sangha.
- Una monaca non deve in alcun modo insultare o rimproverare un monaco.
- Le monache non possono ammonire ufficialmente i monaci, mentre i monaci possono ammonire le monache.
Moltissimi studiosi moderni e monache erudite, come Jampa Tsedroen e Bhikkhu Analayo, hanno prodotto prove testuali che suggeriscono come questi Garudhammas non siano stati pronunciati dal Buddha stesso, ma siano aggiunte successive inserite per placare le critiche della società indiana del tempo o per assicurare il controllo dei monaci sulle comunità femminili. In particolare, la sesta regola riguardante l’ordinazione duale è assente in alcune versioni primitive del Vinaya, dove si menziona solo la necessità di ricevere l’ordinazione dal sangha dei monaci.
Il Vinaya Mulasarvastivada e la scelta del Bhutan
La scelta del Bhutan di procedere lungo la linea del Mulasarvastivada è di fondamentale importanza. Mentre altre tradizioni (come quella Theravada in Sri Lanka) hanno cercato di far rivivere il lignaggio importando monache da altre tradizioni (come quella Dharmaguptaka cinese o coreana), il Je Khenpo ha optato per una soluzione interna. Basandosi su studi finanziati dalla Deutsche Forschungsgemeinschaft e condotti dalla dottoressa Roloff, è stato dimostrato che, storicamente, la procedura di ordinazione operata esclusivamente dai monaci è valida all’interno del Mulasarvastivada quando non sono disponibili monache ordinate. Questo ha permesso di evitare le controversie legate all’incrocio di diverse tradizioni monastiche, fornendo una base accademica e canonica inattaccabile per la restaurazione del lignaggio bhutanese.
Ostacoli, resistenze e il peso del conservatorismo
Il cammino verso l’ordinazione del 2025 non è stato privo di sfide. Le donne che hanno cercato lo status di gelongma hanno dovuto affrontare secoli di pregiudizi radicati, resistenze sociali e un conservatorismo istituzionale che vedeva il cambiamento come una minaccia alla “purezza” della tradizione.
Uno degli ostacoli più insidiosi è stato l’androcentrismo radicato nelle gerarchie monastiche. Storicamente, i monasteri maschili hanno detenuto il monopolio del potere decisionale, dei fondi e dell’istruzione superiore. L’antropologa Kim Gutschow ha descritto questa struttura come un'”economia del merito” gerarchica, in cui le monache sono perpetuamente svantaggiate. Spesso le monache sono state spinte a occuparsi solo di compiti servili o rituali minori, mentre ai monaci veniva riservato lo studio della filosofia e della logica.
In molti casi, i monaci hanno scoraggiato attivamente le monache dal richiedere l’ordinazione, sostenendo che i voti supplementari delle gelongma (che sono oltre 360, contro i circa 250 dei monaci) fossero troppo difficili da mantenere o che la loro mancanza non pregiudicasse la pratica spirituale. Tuttavia, come ha sottolineato la monaca Ayya Yeshe, questa retorica ignorava il fatto che senza lo status ufficiale, le monache non avevano alcun potere di sedersi ai tavoli decisionali dove si pianificava il futuro delle loro stesse comunità.
La resistenza del Sangha conservatore
Anche figure di spicco come Sua Santità il Dalai Lama hanno incontrato resistenze interne nel cercare di promuovere l’ordinazione femminile. Sebbene Sua Santità si sia dichiarato favorevole fin dagli anni ’80, ha sempre ribadito che una tale decisione deve essere presa collettivamente dai leader di tutte le tradizioni. Molti “Khenpo” (abati) conservatori temevano che l’introduzione di cambiamenti nelle regole monastiche potesse portare a una degenerazione del Dharma o a conflitti con i donatori laici, spesso più tradizionalisti degli stessi monaci. In Bhutan, questa resistenza è stata superata grazie alla forte coesione tra il Je Khenpo e la monarchia, che hanno agito all’unisono per imporre una visione più progressista e inclusiva.
Distinzione tra monache asiatiche e occidentali: prospettive e sfide
Un elemento di analisi fondamentale nel movimento per l’ordinazione è la distinzione tra le esperienze e le motivazioni delle monache asiatiche (bhutanesi, tibetane, himalayane) e di quelle occidentali. Sebbene l’obiettivo finale sia lo stesso, il punto di partenza culturale e le sfide quotidiane divergono drasticamente.
Le monache occidentali, spesso cresciute in società democratiche con valori di uguaglianza di genere almeno a parole consolidati, tendono a vedere l’assenza di piena ordinazione come una chiara discriminazione sessista che deve essere corretta in nome della giustizia e dei diritti umani. Per loro, l’ordinazione è spesso un atto di trasformazione sociale oltre che spirituale. Molte di queste monache sono accademiche o professioniste che hanno lasciato carriere in Occidente; portano quindi nel Dharma una mentalità critica e una propensione alla ricerca testuale per sfidare le interpretazioni patriarcali.
Le sfide delle Occidentali sono spesso legate alla solitudine e alla mancanza di infrastrutture. Vivendo fuori dai monasteri himalayani, devono spesso autofinanziarsi, affrontare problemi di visti e confrontarsi con una società laica che non sempre comprende la loro scelta di vita. Per loro, l’evento in Bhutan è stato un momento di convalida internazionale, un riconoscimento del loro impegno che spesso viene ignorato nei centri buddhisti occidentali gestiti da laici o da monaci maschi.
Per le monache bhutanesi e himalayane, l’ordinazione è vissuta meno come un “diritto” individuale e più come una responsabilità sacra verso il lignaggio e i propri maestri. Il loro approccio è profondamente intriso di devozione (bhakti) e rispetto per la gerarchia. Spesso si sentono in imbarazzo nell’usare termini come “femminismo”, percepiti come concetti estranei o troppo “politici”. Tuttavia, la loro lotta è altrettanto tenace: si manifesta nella richiesta di programmi di studio paritari, nella creazione di infermerie e scuole all’interno dei monasteri femminili e nel miglioramento delle condizioni di vita.
L’interazione tra questi due gruppi durante l’ordinazione del 2025 è stata feconda. Le Occidentali hanno fornito il supporto accademico e la pressione internazionale necessaria, mentre le asiatiche hanno garantito la stabilità, la legittimità del lignaggio e la profondità della pratica rituale. Insieme, hanno creato un fronte unito che ha reso impossibile per le autorità ignorare ulteriormente le loro richieste.
Il giro dell’elemosina: un atto di visibilità
Il 20 novembre 2025, le 265 monache appena ordinate hanno sfilato per le strade di Thimphu per il tradizionale giro dell’elemosina (Pindapata). Guidate dal Re e dalla Regina del Bhutan, che hanno offerto loro il primo cibo, le monache hanno camminato in silenzio attraverso Norzin Lam tra ali di folla commossa. Questo atto, raramente visto in epoca moderna per le donne, ha sancito pubblicamente il loro nuovo status. Non erano più “donne che vivono nei monasteri”, ma membri ufficiali del sangha mendicante, degne del massimo rispetto e capaci di generare merito per la popolazione laica.
Figure chiave
Il successo dell’evento bhutanese è il risultato della visione di alcune figure centrali che hanno saputo navigare tra tradizione e modernità.
Sua Santità il 70° Je Khenpo
Tulku Jigme Chhoeda ha dimostrato un coraggio eccezionale. In un ambiente monastico spesso rigido, ha utilizzato la sua autorità di “Sanga Raja” (Re del Sangha) per bypassare decenni di dibattiti infruttuosi. Il suo approccio è stato pragmatico: se il Buddha ha permesso l’ordinazione delle donne, allora negarla è un errore che va corretto immediatamente. Durante il festival, ha impartito insegnamenti profondi sul Kalachakra, collegando l’ordinazione delle donne alla visione di Shambhala, una società illuminata in cui la saggezza (femminile) e il metodo (maschile) sono in perfetto equilibrio.
La Bhutan Nuns Foundation e Tashi Zangmo
La BNF, sotto il patronato della Regina Madre, è stata il motore operativo della trasformazione. Tashi Zangmo, con un dottorato in pedagogia, ha saputo trasformare la BNF in un’organizzazione capace di fornire non solo ordinazione, ma anche formazione pratica in salute, nutrizione e leadership. La sua filosofia è che una monaca “piena” deve essere una guida utile per la società, capace di rispondere ai bisogni delle donne laiche e dei bambini nelle aree più remote del Paese.
Jetsunma Tenzin Palmo
Ospite d’onore alla cerimonia, Tenzin Palmo è la prova vivente della perseveranza occidentale. Dopo aver trascorso dodici anni in una grotta nell’Himalaya e aver fondato il monastero Dongyu Gatsal Ling, ha lottato per decenni per il riconoscimento delle gelongma. La sua presenza a Thimphu, dove ha abbracciato le nuove ordinate, ha simboleggiato il passaggio del testimone a una nuova generazione di donne che non dovranno più lottare per la legittimità di base.
Il futuro del monachesimo femminile in Bhutan e nel mondo
L’ordinazione del 2025 non è un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova fase. Le sfide future riguardano il mantenimento della qualità della formazione e l’integrazione delle nuove monache nelle strutture di potere esistenti.
Il Training and Resource Centre di Tshalumaphey è destinato a diventare un centro di eccellenza mondiale. Il progetto prevede la creazione di un programma di studi avanzati sul Vinaya, permettendo alle gelongma di diventare esse stesse precettrici entro i dodici anni richiesti per poter ordinare altre donne. Questo renderà il lignaggio finalmente autosufficiente, eliminando la dipendenza dai monaci per le future ordinazioni e soddisfacendo pienamente i requisiti della “ordinazione duale”.
L’esempio del Bhutan sta già influenzando altre regioni. In India e Nepal, i monasteri di rifugiati tibetani guardano con estremo interesse a quanto accaduto a Thimphu. Il XVII Karmapa ha già espresso il desiderio di avviare processi simili per il lignaggio Karma Kagyu. Se il modello bhutanese — che unisce rigore testuale, supporto politico e pragmatismo spirituale — verrà replicato, potremmo assistere nei prossimi decenni a una completa rinascita dell’ordine femminile in tutto il mondo buddhista.
Considerazioni conclusive
La cerimonia del 15-19 novembre 2025 in Bhutan rimarrà nei libri di storia come l’evento che ha riparato una frattura nel tessuto del Buddhismo Vajrayana. Restaurando il lignaggio delle gelongma, il Bhutan non ha solo onorato i diritti delle donne, ma ha rafforzato le fondamenta stesse della religione. Una comunità che esclude o limita il potenziale della metà dei suoi membri è destinata all’atrofia; una comunità che invece ne celebra l’eccellenza e ne riconosce la piena dignità monastica è una comunità resiliente, capace di affrontare le incertezze del futuro con saggezza e compassione integrale.
Il messaggio che emerge da Thimphu è chiaro: il Dharma è vivo e capace di rinnovarsi. Come ha dichiarato la dottoressa Zangmo, con la piena ordinazione si apre “un intero nuovo mondo di opportunità e realizzazione” per le donne. Il ritorno delle gelongma assicura che il sentiero della liberazione rimanga pienamente accessibile a tutti gli esseri, senza distinzione di genere, garantendo la sopravvivenza degli insegnamenti del Buddha per i secoli a venire.






