Questo estratto è tratto dagli insegnamenti che Lama Yeshe diede durante il tour negli Stati Uniti, insieme a Lama Zopa Rinpoche, nell’estate del 1974. Il testo è stato poi pubblicato in Wisdom Energy: Basic Buddhist Teachings, pubblicato da Wisdom Publications. Lama Yeshe ci invita ad accostarci alla “logica del Dharma” come a una sorta di esperimento interiore. Questo spirito di indagine risuona con l’impegno di Sua Santità il Dalai Lama nel promuovere il dialogo tra Buddhismo e scienza, a beneficio dell’umanità.
Religione, saggezza e coraggio dell’indagine
[…] È un errore comune pensare che una persona religiosa sia qualcuno che ha paura di situazioni nuove, potenzialmente impegnative e che potrebbero minacciare le sue convinzioni. La vera religione è la luce stessa della saggezza, quindi perché mai una persona religiosa dovrebbe temere l’oscurità? La natura della luce non può essere alterata dalle ombre. Allo stesso modo, la luce limpida e chiara della conoscenza saggia non può essere turbata da stati mentali confusi e indecisi. Né lo spirito dell’indagine scientifica è in alcun modo contrario alla vera religione. Dopotutto, gli esperimenti scientifici non contraddicono la luce del sole e della luna, quindi perché dovrebbero opporsi alla luce della saggezza interiore?
Le persone fragili – coloro che mancano dello sguardo discriminante della saggezza – accettano le credenze religiose in modo passivo. Poiché non hanno alcuna formazione nel pensiero filosofico e ignorano le ragioni a sostegno della loro fede, provano grande disagio se qualcuno mette in discussione le loro convinzioni. Spesso stanno sulla difensiva, timorose di incontrare qualcuno o qualcosa che possa scardinare le loro vacillanti fondamenta spirituali. Questo atteggiamento, tuttavia, non è imputabile alla religione, ma a una sua comprensione limitata. Il vero Dharma conduce esattamente nella direzione opposta: permette di integrare le molteplici e diverse esperienze della vita in un insieme significativo e coerente, dissolvendo completamente la paura e l’insicurezza.
Cos’è la logica del Dharma?
Naturalmente, l’impostazione filosofica e logica che sta alla base di un’autentica convinzione religiosa non è esattamente la stessa che viene insegnata a scuola. La logica matematica, ad esempio, consente di affrontare in modo ragionevole un determinato problema esteriore accuratamente definito. Il problema originario ha una portata circoscritta e la soluzione trovata lo soddisfa pienamente. La logica del Dharma, invece, possiede un obiettivo molto più elevato e vasto: affronta i problemi interiori e cerca soluzioni alla domanda più importante di tutte, ovvero come trovare la felicità ed evitare la sofferenza per sé e per gli altri. Quando si giunge a soluzioni utilizzando la logica del Dharma, ci si accorge di non aver semplicemente risposto a un problema isolato, ma di aver scoperto la connessione reciproca tra molti processi interiori che in precedenza abbiamo sempre ritenuto slegati. Questo tipo di ragionamento è molto rigoroso e impegnativo, poiché richiede di verificare e investigare continuamente i numerosi “come” e “perché” che emergono. Tuttavia, si rivela estremamente gratificante, poiché incide sulla qualità della nostra vita.
Come applicare la logica interiore nella vita quotidiana
Come si applica questa logica interiore del Dharma? Può darsi che vi sentiate infelici e che, di conseguenza, inizi a sorgere in voi un pensiero di avversione. Piuttosto che limitarvi a osservare passivamente questo processo o a lasciarvene trascinare involontariamente, dovreste investigare su ciò che sta accadendo. Cercate di scoprire perché siete infelici e valutate se l’avversione sia in effetti una risposta appropriata. In altre parole, chiedetevi se ciò che state per esprimere migliorerà o meno la vostra situazione. Condurre un’analisi di questo tipo non rappresenta un atto di preoccupazione nevrotica ed egocentrica. Si tratta piuttosto di un modo per fare luce e trovare una risposta ai vostri problemi.
Questo modo di interrogarsi è un processo causale poiché conduce a una soluzione. È lo stesso che adotterebbe uno scienziato che tenta esperimenti su esperimenti per giungere alla risposta migliore al proprio problema. Nel compiere esperimenti interiori, dovreste porvi una serie di interrogativi. Agendo così in modo corretto maturerete spiritualmente e, come risultato, supererete il disagio e l’insoddisfazione che vi rodono dentro. Sarete in grado di analizzare la vostra avversione, per esempio, e scoprirne non solo le cause, ma anche un modo efficace per attenuarla ed eventualmente eliminarla. […]
Svelare la natura delle emozioni e delle proiezioni mentali
Vale davvero la pena di esaminare da vicino la natura delle nostre emozioni e investigare cosa accade nella nostra coscienza, mente, psiche o comunque vogliate chiamarla. Chi potrebbe mai negarlo? Le dottrine religiose insegnano forse un approccio più efficace per conseguire la vera pace della mente? Scienza e filosofia sono forse contrarie a questo metodo d’indagine? Niente affatto. In realtà, una formazione filosofica, come si è detto in precedenza, non fa che rafforzare le realizzazioni ottenute dalle esplorazioni interiori. Senza una tale solidità nelle proprie convinzioni, potreste credere di avere la risposta a un problema particolare, salvo vederla svanire non appena qualcuno vi interpella al riguardo. Le soluzioni psicologiche non dovrebbero essere così labili.
Approfondiamo ulteriormente la natura dei sentimenti e delle emozioni. Che siano felici, infelici o neutri, la maggior parte origina da discriminazioni erronee, fondate su false proiezioni della mente, che vi impediscono di percepire la vera natura della realtà. Ciò vale per la realtà di qualsiasi fenomeno, esteriore o interiore, animato o inanimato. I sentimenti ed emozioni non sorgono soltanto quando un essere umano reagisce nei confronti di un altro; possono manifestarsi in relazione a qualsiasi cosa. Nella maggior parte dei casi di conflitto vi è un oggetto, mentre i sentimenti di turbamento che provate nei suoi confronti costituiscono il soggetto. Possiamo considerarli distinti e separati l’uno dall’altro – come quando diciamo “Io odio quella persona” – ma in realtà è la mente che ha in qualche modo creato quell’oggetto. Con ciò intendo dire che l’oggetto del vostro risentimento non ha assolutamente nulla a che fare con la realtà di alcun fenomeno esterno. Si tratta semplicemente della proiezione di una mente che discrimina in modo erroneo.
Pertanto, è in realtà piuttosto semplice gestire le potenziali fonti di conflitto mentale. È sufficiente ricordare che qualunque cosa susciti in voi turbamento non è altro che la concezione di una mente errata e superstiziosa. Investigate l’oggetto in questi termini e sarete in grado di acquisire una visione più chiara di ciò che sta accadendo, senza dover ricorrere ragionamenti troppo complicati. Provate semplicemente con la vostra vita. Ogni volta che percepite, agite o provate un sentimento, verificate immediatamente se potreste stare ingannando voi stessi. O, più accuratamente, verificate se la vostra mente, proiettando discriminazioni non reali sugli oggetti che percepite, vi stia ingannando causando conflitti e agitazione.
Smettere di cercare nemici all’esterno
Tendiamo sempre a pensare che sia qualcun altro a causare i nostri problemi e a privarci della felicità. Se tuttavia osserviamo con attenzione, non si trova alcun nemico di questo genere. Da tempo senza inizio, nel corso di innumerevoli vite e dal momento della nostra nascita fino a oggi, siamo stati noi a ingannare noi stessi. Potreste pensare: “Io non mi comporto mai così; sono una persona perbene”. Ma non raggiungerete mai la comprensione assoluta se guardate alle cose in modo così semplicistico. Analizzate il vostro atteggiamento mentale nei confronti delle cose e scoprirete quanto imponete le vostre proiezioni erronee alle persone che incontrate e a tutti gli altri fenomeni.
Il più delle volte attribuiamo la nostra interpretazione limitata a qualsiasi cosa. Potete rendervene conto anche senza ricorrere a un’analisi della natura ultima della realtà, ma chiedendovi “Chi sono? Che cosa sono?”. Emergerà immediatamente un’immagine ben precisa di chi pensate di essere sul piano della verità relativa. Ora sottoponete questa immagine a un attento esame: “È davvero questa la persona che sono? Appaio in questo modo a tutti in ogni momento?”. Se condurrete quest’indagine con onestà, quell’immagine svanirà. Nel vederla dissolversi nella non-realtà, toccherete con mano quanto risulti falsata la vostra stessa percezione di ogni altro fenomeno. Realizzerete che il mondo dei sensi che dipingete non è altro che l’esito di proiezioni fuorvianti, e che le emozioni generate da un tale universo di finzione vi condannano a un’eterna altalena tra esaltazione e scoraggiamento. Questa giostra d’insoddisfazione, costruita sull’inganno, è il saṃsāra: un prodotto che, come la vostra ricerca vi mostrerà, prende forma unicamente nella vostra mente.
Allenandovi a osservare le cose in questo modo, non attribuirete mai più i vostri problemi alla società, al vostro Paese o ai vostri genitori; realizzerete invece che la radice del disagio si trova dentro di voi. Per affrontare questo lavoro di autoanalisi, avrete però bisogno di istruzioni su come pensare con lucidità, così da mettere ordine nell’infinita varietà di fenomeni mentali che emergeranno. Inoltre, poiché certe verità non sono evidenti di per sé, è necessario che vi vengano illustrate in anticipo da una guida affidabile. È in questo senso che il processo di autoanalisi possiede anche una dimensione dottrinale. Ciononostante, la sua vera forza risiede nella vostra stessa energia di saggezza, l’unica in grado di garantirvi un solido controllo sulla vostra esistenza.
Accettare di sperimentare in questo modo la vostra vita quotidiana non comporta alcun pericolo; in una filosofia così pragmatica non c’è nulla di ingannevole o fuorviante. Potrete constatare in prima persona come i vostri turbamenti mentali derivino dalle proiezioni fantasiose di un mondo illusorio. Ingannati da tali illusioni, catalogherete erroneamente alcune sensazioni come “buone” e altre come “cattive”. Ma questo mondo fittizio non appartiene a nessuno: di chi mai potrebbe essere? Indagate! La mia proiezione della “California” non è quella di nessun altro ed è per questo che la filosofia buddhista sostiene che, sotto questo aspetto, tutti i fenomeni sono creati dalla propria mente. Queste parole racchiudono un significato profondo ed essenziale, inaccessibile a una mente ipocrita e intellettualmente inquinata. Bisogna sperimentare e vivere in prima persona la natura illusoria delle proprie proiezioni, poiché solo così si riesce a scorgere la realtà sottostante.
La meditazione come confronto attivo con la realtà
L’indagine è attiva. La meditazione non consiste affatto nel sedersi in un angolo a non fare nulla; non è minimamente così. Qualunque cosa stiate facendo e chiunque vi circondi, potete sempre verificare ciò che accade, non è vero? È una pratica possibile in ogni momento. Sarebbe un grave fraintendimento pensare che la meditazione buddhista sia stata concepita per persone pigre e scansafatiche: “Tutto quello che fanno ùè sedersi, mangiare, dormire e andare in bagno!”. Chi non comprende la pratica può pensarla in questo modo, e forse persino alcuni praticanti la vivono così. Ma un vero praticante è colui che si assume la piena responsabilità della propria crescita e del proprio sviluppo, senza farsi prendere da una paura tale da doversi nascondere in un angolo. Il Buddha non ha mai inteso la meditazione in questi termini. Una comprensione superficiale e imperfetta del Dharma o della religione genera soltanto insicurezza e il desiderio di fuggire dalla realtà. Al contrario, la meditazione autentica è un confronto attivo e vigile che lacera l’illusione per raggiungere il cuore stesso della realtà. […]
Scegliere la fonte della vera gioia
Avete a disposizione un’opportunità straordinaria e potente per dare un senso autentico alla vostra esistenza. Prima di abbracciare la pratica del Dharma, della religione o di qualsiasi altra forma di coltivazione interiore, dovete tuttavia stabilire con chiarezza cosa vi offra davvero valore nella vita. Potete sperare di trovare la vera soddisfazione nel labirinto dei desideri mondani, oppure avvertite la necessità di scavare più a fondo alla ricerca della vera gioia? Senza operare una distinzione netta e senza compiere una scelta decisa, la vostra adesione a un cammino — religioso o di altra natura — resterà puramente superficiale. Non vi sarà alcuna crescita spirituale significativa senza radici profonde nella vostra personalità, e la vostra mente, avvolta dalla nebbia e dai conflitti emotivi, non potrà generare alcun beneficio duraturo. Vi invito dunque a guardare dentro di voi, a decidere ciò che è veramente meglio per voi e a scoprire la natura pura della vostra mente.
Vi ringrazio di cuore.
Tradotto da Science and Spirituality: Investigate Your Mind like a Scientist






