La traduzione de Le domande di Maitreya (Maitreyaparipṛcchā), come la maggior parte dei sutra che compongono la collezione Ratnakūṭa, deriva da un originale sanscrito ora perduto, che potrebbe risalire al primo o al II secolo d.C., cioè diversi secoli prima che la collezione stessa fosse compilata. Oltre alla versione del Kangyur tibetano, tradotta nel IX secolo, e a un frammento in sanscrito ritrovato in Asia centrale, il sutra esiste anche in una precedente traduzione cinese.
Quest’opera si concentra sull’importante figura del bodhisattva Maitreya, che è generalmente riconosciuto come destinato a essere il futuro Buddha di questo universo.
Ne Le domande di Maitreya, il Buddha predice che Maitreya raggiungerà l’illuminazione grazie all’applicazione dei mezzi abili del Veicolo del Bodhisattva (Bodhisattvayāna), sinonimo di Mahāyāna. Questo veicolo, il suo ingresso e il suo sentiero sono descritti come “agevoli”, in contrasto con le difficoltà incontrate dal Buddha stesso. La sua difficoltà è descritta in un passaggio insolito per la sua rappresentazione del duro rifiuto del Buddha e dei suoi insegnamenti da parte di alcuni suoi contemporanei.
Le storie del sutra sui grandi sacrifici del Buddha in tre delle sue vite precedenti derivano dalla letteratura Jātaka precedente
Sebbene influenti in una certa misura nel formare l’ideale del bodhisattva, tali atti eroici supremi erano senza dubbio troppo scoraggianti per la maggior parte delle persone. Il lettore è portato a dedurre che, seguendo l’esempio di Maitreya, i futuri bodhisattva saranno in grado di raggiungere l’illuminazione con relativa facilità. Così, il sutra promuove implicitamente il Mahāyāna, senza tuttavia svalutare le tradizioni buddhiste precedenti.
Questo sutra è probabilmente più noto per una preghiera di aspirazione in versi (riporatata qui di seguito) che, come il Buddha dice ad Ānanda, fu usata da Maitreya sei volte al giorno mentre si addestrava sul sentiero del bodhisattva (1.67–1.90). Ampiamente conosciuta come “La preghiera di Maitreya” (byams pa’i smon lam) o “La preghiera sovrana di Maitreya” (Maitreyapraṇidhanarāja, byams pa’i smon lam gyi rgyal po) nel Buddhismo tibetano la sua importanza è forse seconda solo alla Preghiera della buona azione di Samantabhadra (bzang spyod smon lam, dal Gaṇḍavyūhasūtra), ed è recitata quotidianamente in molti monasteri. (…)
Ecco il testo della preghiera di Maitreya
Allora il venerabile Ānanda chiese: “Beato, quali furono i mezzi abili ai quali il bodhisattva mahāsattva Maitreya si attenne, giungendo così al compimento della suprema, perfetta illuminazione?”.
Il Beato rispose: “Ānanda, quando in passato il bodhisattva mahāsattva Maitreya si dedicò alla condotta del bodhisattva, ogni giorno e ogni notte si adagiava il manto su una spalla, poggiava il ginocchio destro a terra e univa i palmi delle mani per tre volte al giorno e per tre volte di notte. Rendendo visibili tutti i buddha, si rivolgeva a loro con queste parole:
1.67
Omaggio a tutti i buddha!
Omaggio ai bodhisattva,
quei saggi con l’occhio divino,
e anche agli śrāvaka.1.68
Omaggio alla mente dell’illuminazione,
che inverte ogni rinascita negativa,
mostra il sentiero verso le rinascite superiori
e conduce gli esseri allo stato senza invecchiamento né morte.1.69
Qualunque azione negativa io abbia compiuto
sotto l’influsso della mente,
qui, alla presenza dei buddha,
io la confesso.1.70
Qualunque accumulazione di meriti
io abbia prodotto attraverso le tre azioni,
possa essere il seme della mia onniscienza
e dell’illuminazione inesauribile.1.71
Qualunque offerta ai buddha
sorse in tutti i regni attraverso le dieci direzioni,
i buddha lo sanno e se ne rallegrano,
e anch’io me ne rallegro.1.72
Confesso tutte le azioni negative.
Mi rallegro di tutti gli atti meritori.
Rendo omaggio a tutti i buddha.
Possa io raggiungere la suprema consapevolezza!1.73
Esorto i bodhisattva
di tutte le dieci direzioni,
che si trovano sui dieci terreni dei bodhisattva,
a raggiungere la suprema illuminazione.1.74
Possano diventare buddha pienamente illuminati,
sconfiggendo le influenze negative di ogni genere
e poi, a beneficio degli esseri senzienti,
possano far girare la ruota del Dharma.1.75
Attraverso il suono del grande tamburo del Dharma,
possano porre fine alla sofferenza degli esseri senzienti.
Per inimmaginabili milioni di eoni,
possano insegnare il Dharma e continuare a rimanere in questo mondo.1.76
Vi supplico, migliori di tutti gli esseri umani,
guardate coloro che sono intrappolati nella palude del desiderio,
strettamente legati dai lacci dell’avidità,
imprigionati in ogni sorta di catene.1.77
Buddha, non disprezzate
coloro la cui mente è contaminata,
ma con amorevole intenzione verso tutti gli esseri senzienti,
salvateli dal mare dell’esistenza.1.78
Possa io seguire le orme
dei buddha perfetti — quelli presenti ora,
quelli del passato e quelli del futuro —
e possa io impegnarmi nella condotta del bodhisattva.1.79
Possa io completare le sei perfezioni
e liberare gli esseri dei sei reami.
Possa io realizzare le sei facoltà sovrannaturali
e raggiungere la suprema illuminazione.1.80
Non prodotta e non nascente,
senza natura propria o collocazione,
non cognizione mentale, né sostanza:
possa io realizzare l’insegnamento della vacuità.1.81
Proprio come il Buddha, il grande saggio,
possa io realizzare l’insegnamento del non-sé:
un essere senziente non esiste, né un essere vivente,
né un individuo, né una persona.1.82
Possa io non indugiare sulla convinzione che vi sia qualcosa di sostanziale,
una credenza in un sé, o ciò che considero mio,
ma per rendere felici tutti gli esseri senzienti,
possa io donare ogni cosa senza avarizia.1.83
Poiché gli oggetti materiali non esistono davvero,
possa la mia ricchezza essere compiuta spontaneamente.
Poiché tutti gli oggetti materiali si decompongono,
possa io completare la perfezione della generosità.1.84
Avendo una condotta impeccabile,
una condotta perfetta,
e una condotta priva di arroganza,
possa io completare la perfezione della condotta etica.1.85
Come gli elementi di terra, acqua, fuoco
e vento, non indugiando su nulla,
con forza d’animo e privo di rabbia,
possa io completare la perfezione della pazienza.1.86
Attraverso la costante applicazione della perseveranza,
possa io avere sempre entusiasmo senza pigrizia,
e con la forza del corpo e della mente,
possa io completare la perfezione della perseveranza.1.87
Attraverso la concentrazione meditativa simile alla magia,
la concentrazione meditativa del coraggio,
e la concentrazione meditativa simile al vajra,
possa io completare la perfezione della meditazione.1.88
Attuando le tre porte per la liberazione,
l’uguaglianza dei tre tempi,
e la triplice conoscenza,
possa io completare la perfezione della saggezza.1.89
Possa io essere elogiato da tutti i buddha,
e risplendere di luce e splendore;
attraverso la diligenza di un bodhisattva,
possa la mia intenzione essere soddisfatta.1.90
Così impegnandomi in tale condotta,
possa io, che sono conosciuto come Maitreya,
completare le sei perfezioni
e dimorare sui dieci terreni dei bodhisattva.1.91
“Ānanda, questi sono i mezzi abili attraverso i quali il bodhisattva mahāsattva Maitreya, aderendovi, tramite il veicolo agevole, l’ingresso agevole e il sentiero agevole, ha compiuto perfettamente la suprema, perfetta e completa illuminazione.Ānanda, quando il bodhisattva mahāsattva Maitreya in passato si dedicava alla condotta di un bodhisattva, pensò tra sé: ‘Quanto vorrei che gli esseri senzienti, avendo meno desiderio, rabbia e ignoranza, potessero realizzare il sentiero delle dieci azioni virtuose! In futuro, possa io compiere perfettamente la suprema, perfetta e completa illuminazione e diventare un buddha’.
Tratto e tradotto da The Question of Maitreya – Maitreyaparipṛcchā






