Lojong: l’antico antidoto alle sofferenze dei nostri giorni

Lojong: l’antico antidoto alle sofferenze dei nostri giorni

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Il mondo in cui oggi viviamo è caratterizzato da un’interconnessione senza precedenti e, al tempo stesso, da un’acuta sensazione di frammentazione e burnout. L’accesso facile e pressoché immediato a un’infinità di informazioni  e la pressione di una vita frenetica hanno moltiplicato le sfide psicologiche che ciascuno di noi si trova ad affrontare: stress, ansia e un persistente senso di insoddisfazione. 

In questo contesto, l’interesse per pratiche contemplative millenarie come il Lojong non si manifesta come un semplice desiderio di ritorno al passato, ma come una ricerca pragmatica di strumenti per navigare la complessità della modernità.

Il termine tibetano lojong viene abitualmente tradotto “addestramento mentale”, tuttavia, una resa più accurata, e che ne cattura la profonda essenza, potrebbe essere “affinamento dell’atteggiamento”. Si tratta di una sfumatura fondamentale: mentre la traduzione letterale potrebbe suggerire una disciplina meramente intellettuale, in realtà la pratica si concentra sulla purificazione e sulla costruzione di nuovi e più salutari atteggiamenti mentali il cui scopo non è quello di controllare o modificare le circostanze esterne, ma di trasformare il nostro modo di percepire, vivere e interagire con la realtà che si presenta, momento dopo momento. 

Il lojong infatti offre un sistema coerente per affrontare le abitudini mentali che ci bloccano in un ciclo di sofferenza, promuovendo al contempo qualità interiori che portano a una felicità non soggetta a condizioni esterne.

Contesto storico e lignaggi del Lojong

La pratica del Lojong si sviluppò tra il 900 e il 1200 all’interno della tradizione Mahāyāna. Il maestro indiano Atiśa (982-1054) è universalmente riconosciuto come il suo ideatore e come colui che la introdusse in Tibet. Consapevole della natura pacifica dei tibetani, si racconta che Atiśa  temesse di non avere abbastanza “emozioni negative” con cui lavorare per il suo addestramento mentale. Decise quindi di portare con sé il suo irascibile servitore bengalese che lo criticava incessantemente rendendogli la vita impossibile. Questo aneddoto illustra in modo vivido il principio centrale del lojong: le circostanze avverse non devono essere evitate, ma accolte come materiale prezioso per la pratica e la crescita interiore.

Le massime del Lojong nella loro forma attuale furono codificate da Chekhawa Yeshe Dorje (1101-1175), un maestro tibetano che organizzò gli aforismi in 59 slogan. Il suo lavoro, intitolato L’addestramento della mente in sette punti, ha fornito la struttura sistematica che ancora oggi guida i praticanti.

La struttura in sette punti

Il Lojong è organizzato in una struttura progressiva che dimostra una profonda comprensione della psicodinamica umana. Ogni punto funge da tappa per un percorso che va dalla preparazione filosofica all’applicazione pratica, fino all’autovalutazione. Questa struttura contrasta una visione superficiale della pratica come una raccolta casuale di aforismi e rivela un curriculum olistico per la trasformazione interiore. L’applicazione superficiale di un singolo slogan, senza la comprensione del quadro più ampio e degli “impegni” etici potrebbe infatti portare persino a un rafforzamento dell’ego, anziché alla sua purificazione.

Ecco una panoramica dei sette punti dell’addestramento mentale

PuntoObiettivoEsempi di Slogan Chiave
1. I PreliminariStabilire le fondamenta per la pratica spirituale.“Prima di tutto, esercitati nei preliminari.”  Include la consapevolezza della preziosità della vita, dell’impermanenza e del karma. 
2. La pratica principaleSviluppare bodhicitta, la mente dell’iiluminazione.“Si considerino tutte le cose come simili al sogno.”  “Dare e prendere devono essere veicolati dal respiro.” 
3. Trasformare le avversità nel sentieroUtilizzare le difficoltà come catalizzatore per la crescita interiore.“Quando il mondo è saturo di malvagità, trasforma le avversità nel sentiero dell’illuminazione.” “Qualsiasi cosa si incontri inaspettatamente, portala nella meditazione.” 
4. Integrare le pPratiche nella vita quotidianaApplicare costantemente gli insegnamenti in ogni attività.“Tutte le attività dovrebbero essere fatte con un’unica intenzione.” 
5. Valutare la mente addestrataMisurare i propri progressi non con risultati esterni, ma con indicatori interiori.“Tra i due testimoni, fai affidamento sul principale.”  “Se riesci a fare questo anche quando sei distratto, allora hai conseguito la padronanza.” 
6. Gli impegni dell’addestramento mentaleStabilire regole di condotta per proteggere la pratica dall’ego e dall’ipocrisia.“Abbandona il cibo avvelenato.”  “Non essere così leale alla causa.” “Non cercare l’altrui miseria come sostegno per la propria felicità.” 
7. Consigli per l’addestramento mentaleFornire direttive conclusive per la pratica.“Non fraintendere.”  “Non aspettarti applausi.” 

Benefici psicologici e pratici 

Il Lojong non offre una felicità illusoria o una fuga dalla realtà, ma un metodo per sviluppare qualità interiori che portano a un benessere duraturo. I suoi benefici si manifestano in diverse aree della nostra vita, dalla gestione delle emozioni al miglioramento delle relazioni.

La resilienza – la capacità di adattarsi positivamente di fronte ad avversità, traumi o stress – è un beneficio diretto della pratica. Il punto 3 dell’addestramento – “Trasformare le avversità nel sentiero,” guida il praticante a utilizzare le difficoltà come trampolino di lancio per la crescita. È un approccio simile a quello che la psicologia occidentale definisce “mentalità di crescita,” dove le sfide non sono viste come barriere insormontabili, ma come preziose lezioni di vita.

La pratica insegna che la sofferenza non è causata dalle circostanze esterne, ma dalle nostre interpretazioni e aspettative. Rendendocene conto possiamo sviluppare una forza mentale che non cede di fronte alle avversità. L’obiettivo non è un’eliminazione passiva del dolore, ma la sua trasformazione attiva. Questo processo si basa sulla comprensione della vacuità che fornisce una protezione insuperabile contro le proiezioni mentali e le illusioni. Il paradosso è che la stabilità e la protezione derivano dalla piena accettazione della natura impermanente e illusoria di ogni cosa.

Ma il lojong è una pratica centrata in particolare sullo sviluppo della bodhicitta, la mente compassionevole  che aspira al beneficio di tutti gli esseri senzienti. Pilastro di questo addestramento è la pratica del tonglen (tradotto come “dare e prendere”), in cui si inspira la sofferenza degli altri e si espira la propria felicità o il proprio benessere.

Si tratta di una meditazione che può sembrare controintuitiva e persino masochistica alla mentalità occidentale, ma il suo scopo è profondo.

Il tonglen agisce come una sorta di antivirus che attacca il sistema immunitario dell’ego. L’ego consuma un’enorme quantità di energia per difendersi e attaccarsi alle proprie paure. Ribaltando la logica abituale (assumere il buono e respingere il cattivo), questa pratica crea una frizione che erode le difese dell’ego. Gli effetti psicologici sono profondi: riduce le paranoie, l’ansia e l’ossessione di proteggere un’illusoria riserva di bontà. Il risultato è una maggiore accettazione di sé e degli altri che porta a un senso di libertà e benessere indipendenti dalle circostanze esterne o dalla fortuna.

Il lojong dunque offre metodi pratici per gestire le emozioni e le abitudini che ci fanno reagire con “il pilota automantico” salvo, spesso, pentircene. Gli slogan agiscono come promemoria di consapevolezza che, emergendo nel momento opportuno, possono interrompere i nostri automatismo. Facciamo un esempio: quando si ha la tentazione di procrastinare, lo slogan “Non farti influenzare dalle circostanze esterne” può creare un momento di consapevolezza che ci permette di fare una scelta diversa. La pratica insegna inoltre a lavorare con i difetti più vistosi per primi.

Invece di trattare i sintomi in superficie, l’addestramento mentale si concentra sull’eliminazione delle cause profonde della sofferenza, in particolare dell’egoismo e del blame-shifting ( o “spostamento della colpa”, una tattica manipolativa e un meccanismo di autodifesa in cui si evita di assumersi la responsabilità delle proprie azioni, errori o comportamenti e attribuendola a qualcun altro). Il lojong ci invita a riconoscere che “tutte le nostre colpe si riconducono a una sola”: l’ego. Questa assunzione di responsabilità radicale non è un atto di auto-flagellazione, ma una strategia per sbloccare l’energia intrappolata e orientarla verso la risoluzione dei problemi, piuttosto che verso la ricerca di capri espiatori.

Analogie e integrazione con la psicologia occidentale

Tra il Lojong e la Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) esistono notevoli punti di contatto, in particolare nella comprensione del ruolo dei pensieri e delle abitudini mentali. La CBT si basa sul principio che i nostri pensieri distorti influenzano le nostre emozioni e i nostri comportamenti, mirando a “ristrutturarli”, sostituendo le cognizioni disfunzionali con altre più realistiche e salutari.

Il lojong, con un millennio di anticipo, ha creato una metodologia straordinariamente simile. Gli slogan agiscono come antidoti a pensieri e abitudini mentali indesiderate che causano sofferenza. Riflettere su aforismi come “Abbandona il cibo avvelenato”  è un processo di ristrutturazione cognitiva che ci incoraggia a essere consapevoli di ciò che consumiamo mentalmente, che si tratti di media, conversazioni o pensieri egoistici. 

Tuttavia, esiste una profonda differenza di scopo. Mentre la CBT si concentra principalmente sull’alleviare la sofferenza psicologica e sul migliorare il funzionamento personale, il lojong va alla radice della questione. Il suo obiettivo non è solo cambiare i pensieri, ma superare la preoccupazione per se stessi e l’egocentrismo. In questo senso, fornisce il quadro motivazionale e l’intenzione ultima per cui la ristrutturazione cognitiva è necessaria. Detto altrimenti: la CBT può essere vista come uno strumento che ci insegna a “fare meglio” all’interno di un sistema basato sull’ego, mentre il lojong mira a trascendere l’ego stesso per raggiungere una felicità e una pace più durature e incondizionate.

La sinergia con la mindfulness

La mindfulness (o “consapevolezza”) è la pratica di osservare in modo non giudicante i pensieri, le sensazioni e le emozioni nel momento presente. Il lojong si integra perfettamente con essa e, per molti versi, ne rappresenta una forma arricchita e più direzionata. Gli slogan servono, come accennato, da “promemoria di consapevolezza”  da contemplare durante la meditazione formale.

La differenza fondamentale risiede nell’intenzione. Mentre la mindfulness può essere un’abilità neutra, il lojong aggiunge una dimensione etica e teleologica alla consapevolezza. Non si tratta solo di “essere presenti,” ma di “essere presenti con l’intenzione di essere di beneficio agli altri”. La consapevolezza del lojong è indissolubilmente legata alla compassione. Questa sinergia tra mindfulness e compassione fa sì che la pratica non diventi un’altra forma di auto-miglioramento egoistico.

Differenze e paralleli con la psicologia positiva

A un livello superficiale, il Lojong e la Psicologia Positiva sembrano condividere obiettivi simili, come la coltivazione di gratitudine  e gioia. Tuttavia, l’assunto filosofico su cui si basano divergono in modo significativo. La Psicologia Positiva si concentra sulla costruzione di tratti, emozioni e istituzioni che contribuiscono alla felicità. Il lojong, al contrario, insegna a “portare la felicità e la sofferenza sul sentiero”; riconosce che la vita è un’alternanza di “alti e bassi” e non cerca di eliminare la sofferenza, ma di utilizzarla come “terreno fertile per il nostro risveglio”. L’obiettivo non è perseguire una felicità effimera, dipendente dalle circostanze esterne, ma raggiungere una felicità che prescinde da esse.

Questa distinzione rende il lojong un approccio più solido e pragmatico al benessere. Invece di cadere nella disillusione quando la vita non rispecchia le proprie aspettative positive, il praticante è equipaggiato per rimanere centrato e gioioso in ogni circostanza.8

Applicazione del lojong come strumento di crescita personale e erapeutico

La rilevanza del lojong nella vita moderna non risiede solo nei suoi principi, ma nella sua natura eminentemente pragmatica. La pratica si divide in due componenti interconnesse: l’applicazione formale e quella informale. La prima prevede di scegliere uno slogan e di meditare su di esso, permettendo al suo significato di penetrare nella coscienza. Questa meditazione può avvenire al mattino o in un momento di quiete, creando lo spazio interiore necessario per la contemplazione. Tuttavia, il vero cuore è la pratica informale. Il praticante è invitato a portare la consapevolezza dello slogan nella vita di tutti i giorni, applicandolo “in qualsiasi momento e ovunque”: bloccati nel traffico, durante una conversazione difficile o in un momento di ansia. La padronanza della pratica si manifesta proprio nella capacità di applicare gli insegnamenti quando si è distratti.

Un avvertimento cruciale è di “cambiare il proprio atteggiamento, ma rimanere naturali”. L’obiettivo non è adottare un’apparenza esteriore di spiritualità, ma operare una profonda trasformazione interiore. La pratica avverte esplicitamente che il percorso può diventare un “cibo avvelenato” se utilizzato per nutrire l’ego e ottenere il riconoscimento degli altri, dimostrando la sofisticata comprensione della psicologia umana e la consapevolezza che anche il cammino più virtuoso può essere corrotto dall’egoismo. L’onestà e la non-ostentazione sono quindi garanzie per la purezza e l’efficacia del percorso.

Lojong. L’addestramento mentale. Volume I

 50,00

A cura del gruppo Bhusuku (Chiara Mascarello, Fabian Sanders, Davide Lionetti, Francesco Tormen)
Edizione: brossura, 394 pp.
Testo a fronte in tibetano
Prefazione di Thupten Jinpa
ISBN 979-12-80233-15-8

Lojong. L’addestramento mentale. Volume II

 40,00

A cura del gruppo Bhusuku (Davide Lionetti, Chiara Mascarello, Margherita Pansa, Fabian Sanders, Francesco Tormen)
Edizione: brossura, 342 pp.
Testo a fronte in tibetano
Prefazione di Thupten Jinpa
ISBN 979-12-80233-41-7

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