Dal 20 al 21 maggio 2026, l’auditorium della Library of Tibetan Works and Archives (LTWA) a Dharamshala è stato la cornice della prima, storica conferenza intermonastica interamente dedicata all’empowerment femminile nel Buddhismo Tibetano, intitolata Women’s Empowerment in Tibetan Buddhism: His Holiness the 14th Dalai Lama’s Aspirations and Efforts .
L’evento è stato promosso e organizzato congiuntamente dal Dipartimento di Religione e Cultura dell’Amministrazione Centrale Tibetana (CTA) e dal Dalai Lama Trust, con il supporto logistico e operativo del Tibetan Nuns Project (TNP) e della Tibetan Women’s Association. Organizzata nell’ambito delle celebrazioni per l’anno del 90° compleanno di Sua Santità il XIV Dalai Lama, la conferenza ha formalizzato riforme canoniche e strutturali volte a scardinare secoli di asimmetria di genere all’interno delle istituzioni monastiche dell’arco trans-himalayano.
La conferenza ha registrato la partecipazione ufficiale di 86 delegate. La delegazione era composta nello specifico da 69 monache insignite del titolo di Gheshema — impegnate nel completamento del proprio percorso di studi avanzati o già dottorate — e da 17 monache senior con ruoli di responsabilità gestionale e istituzionale.
I lavori hanno visto una rappresentanza straordinariamente coesa dell’intero panorama spirituale trans-himalayano, riunendo le esponenti di 13 principali monasteri femminili dislocati tra l’India e il Nepal. Per la prima volta in un consesso di questa portata accademica, la delegazione ha incluso studiose e praticanti provenienti da tutti i principali lignaggi del Buddhismo Tibetano (Nyingma, Kagyü, Sakya e Gelug) e dell’antica tradizione autoctona Yungdrung Bon, realizzando una cooperazione ecumenica senza precedenti storici.
L’apertura dei lavori è stata solennemente inaugurata da Kyabje Kundeling Tatsak Jedrung Rinpoce – una delle figure più autorevoli, colte e rispettate della nuova generazione di maestri Gelug; gode della totale fiducia del Dalai Lama, che spesso lo delega a presiedere eventi istituzionali di massima rilevanza – mentre la sessione plenaria e la cerimonia di chiusura sono state presiedute dal Sikyong (Presidente della CTA) Penpa Tsering, nella sua veste di Ministro ad interim del Dipartimento di Religione e Cultura. Tra le massime autorità e cariche istituzionali presenti spiccavano l’ex ministra (Kalon) Rinchen Khando; Youdon Aukatsang (membro del 17° Parlamento tibetano in esilio e direttrice del TNP); il Segretario del Dipartimento di Religione, Dhondul Dorjee; il Segretario del Dalai Lama Trust, Jamphel Lhundup; il venerabile Thupten Yarphel; Tenzin Pema (Segretario aggiunto del Dipartimento di Educazione) e Tenzin Dolkar, responsabile del Women’s Empowerment Desk [1.1.1, 1.1.2].
La decostruzione filologica di Thubten Jinpa: dottrina vs. cultura
Uno degli interventi chiave della conferenza è stato quello del professor Ghesce Thupten Jinpa, storico traduttore ufficiale di Sua Santità il Dalai Lama e direttore della Library of Tibetan Classics. Nel suo discorso al podio, Jinpa ha affrontato il nodo della discriminazione di genere applicando una rigorosa distinzione tra il nucleo filosofico del Buddhismo e le sue stratificazioni storiche:
- Il piano ontologico e speculativo (paramārthasatya / verità ultima): Nei testi della Prajñāpāramitā (la perfezione della saggezza) e nei trattati tantrici, la natura di Buddha (tathāgatagarbha) e l’insorgere della mente risvegliata (bodhicitta) sono definiti intrinsecamente come privi di genere. Sul piano della vacuità (śūnyatā), le categorie dualistiche di “maschile” e “femminile” sono prive di realtà intrinseca.
- Il piano convenzionale e normativo (saṃvṛtisatya / verità convenzionale): Al contrario, le restrizioni istituzionali e le formule testuali subordinanti riflettono i condizionamenti socio-culturali delle società patriarcali dell’India antica e del Tibet feudale in cui i testi vennero messi per iscritto.
“Il concetto di Gheshema, persino la parola stessa ‘Gheshema’, è stato coniato da Sua Santità”, ha dichiarato Thupten Jinpa durante il suo intervento. “Il Buddhismo ha prosperato in Tibet per oltre mille anni e per tutto quel tempo non sono mai esistite delle Gheshema. Per la primissima volta, oggi abbiamo delle Geshema. La bellezza di questa innovazione sta nell’aver istituito nei monasteri femminili gli studi avanzati, esattamente come avviene nelle grandi università monastiche di Sera, Drepung e Ganden, affinché le donne ottengano la medesima maestria accademica e scientifica sui testi classici.”
Jinpa ha esortato la nuova classe di studiose a non limitarsi a un approccio puramente devozionale, invitandole a far dialogare la logica monastica con gli studi di genere occidentali e con le teologie femministe di matrice cristiana ed ebraica, al fine di produrre una ricerca esegetica indipendente.
Il consolidamento del titolo di Gheshema: le sfide sul campo
L’istituzionalizzazione del titolo di Geshema — equivalente al dottorato Ghesce tradizionalmente riservato ai soli monaci — rappresenta la più grande riforma educativa nella storia della tradizione. Il movimento ha registrato una crescita costante: se la prima classe in assoluto si è diplomata nel 2016, oggi si contano oltre 120 Gheshema attive come insegnanti, leader e studiose nei monasteri femminili e nelle organizzazioni buddhiste.
Durante la conferenza, sette di loro hanno presentato i propri paper di ricerca, condividendo le complesse barriere logistiche e storiche superate dalle pioniere di questo percorso:
- Gheshema Gelek Wangmo (Direttrice accademica del Dolma Ling Nunnery and Institute) ha relazionato sulla precarietà strutturale affrontata dalle prime classi di studentesse, costrette a una forma di nomadismo accademico tra diversi istituti prima che venisse codificato un curriculum di studi sistematico della durata di oltre vent’anni.
- Gheshema Namdol Phunstok (del monastero di Khachoe Ghakhyil, Nepal) ha esposto i limiti pratici e le restrizioni del codice monastico classico, come la necessità per una monaca di essere costantemente accompagnata fuori dal monastero, cosa che comporta un pesante gravame economico e logistico. Ha inoltre descritto l’isolamento accademico patito nelle fasi avanzate degli studi (ritrovandosi a essere l’unica studentessa rimasta nella propria classe in una tradizione didattica strettamente basata sul dibattito dialettico) e le complesse barriere linguistiche che le novizie delle comunità himalayane non tibetane devono affrontare per padroneggiare il tibetano classico dei testi logico-epistemologici (pramāṇa).
Il recupero del lignaggio spirituale: le 21 Mahāsiddha
A livello filosofico e iconografico, la conferenza ha tenuto a battesimo la presentazione ufficiale dei ritratti e dei testi di preghiera specifici dedicati alle 21 Mahāsiddha (Grandi Realizzate), identificate formalmente da Sua Santità il Dalai Lama per sanare la parziale invisibilità storiografica delle donne nel Canone. Se storicamente il pantheon tantrico indo-tibetano ha celebrato il gruppo degli 84 Mahāsiddha (all’interno del quale le figure femminili erano ridotte a pochissime eccezioni, come Lakṣmīṅkarā o la yogini Maṇibhadrā), questa nuova selezione intende restituire alle monache modelli di ruolo spirituale autoctoni.
Questa celebrazione, concepita per essere integrata nella pratica quotidiana dei monasteri femminili, include maestre supreme dell’India antica e del Tibet, tra cui:
- Niguma e Sukhasiddhi: figure chiave dell’India antica, le cui istruzioni yogiche avanzate (I Sei Yoga di Niguma) e i cui lignaggi di realizzazione profonda costituiscono l’ossatura dottrinale di importanti scuole tibetane.
- Lakṣmīṅkarā: principessa indiana, autrice del trattato Advayasiddhi, che scelse la via della “folle saggezza tantrica” per realizzare lo stato di mahāmudrā (il grande sigillo).
- Yeshe Tsogyal e Mandarava: partner spirituali di Padmasambhava e custodi supreme dei testi-tesoro (terma).
- Machig Labdrön: straordinaria yogini tibetana dell’XI secolo, fondatrice del sistema di meditazione del Chöd. Rappresenta un unicum dottrinale: invertì la direzione consueta della trasmissione religiosa, esportando una linea di insegnamento nata in Tibet direttamente verso l’India.
Il dibattito sul Vinaya e la transizione demografica
Il nodo spirituale e legale più complesso emerso dai panel riguarda il ripristino e l’istituzione dell’ordinazione completa per le monache (Bhikṣuṇī o Ghelongma). Le deliberazioni si sono concentrate sull’analisi filologica del codice monastico Mulasarvastivada Vinaya [la regola disciplinare monastica dominante in Tibet], nel tentativo di individuare un protocollo formale che consenta la trasmissione legittima del voto completo in assenza di un lignaggio storico ininterrotto di Bhikṣuṇī consacrate in quella specifica tradizione. In un’ottica di continuità storica con il dibattito sul Vinaya, l’ordinazione completa di cinque monache italiane (divenute Ghelongma [bhikṣuṇī]) avvenuta in Bhutan lo scorso novembre rappresenta una pietra miliare per il radicamento del Buddhismo Tibetano in Italia, offrendo un esempio concreto di leadership spirituale femminile pienamente realizzata.
Accanto alle questioni strettamente dottrinali, il Sikyong Penpa Tsering ha evidenziato una mutazione demografica cruciale nel suo discorso di chiusura. A fronte della contrazione numerica dei rifugiati provenienti direttamente dal Tibet, i monasteri femminili registrano un massiccio e crescente afflusso di novizie provenienti dalle regioni di cultura tibetana dell’arco himalayano (Ladakh, Spiti, Kinnaur). Questo fenomeno sta trasformando le istituzioni monastiche femminili di Dharamshala e del Nepal nei principali baluardi di preservazione dell’identità linguistica e culturale della regione, con monache himalayane che assumono progressivamente ruoli apicali e di leadership gestionale.
Inoltre, il Presidente della CTA ha sottolineato la necessità di allineare i curricula accademici dei monasteri ai sistemi educativi tradizionali laici, garantendo alle monache che decidessero di non proseguire i voti a vita l’acquisizione di competenze spendibili per il proprio sostentamento economico e sociale.
L’assemblea si è conclusa con l’impegno, da parte del Dipartimento di Religione e Cultura, di capitalizzare i risultati della due giorni intensiva di dibattito, rafforzando la cooperazione internazionale e promuovendo una leadership autosufficiente per la nuova generazione di donne nel Buddhismo.
Bibliografia essenziale di riferimento
- Amministrazione Centrale Tibetana (CTA), Department of Religion and Culture Official Report: Conference on Women’s Empowerment in Tibetan Buddhism, Dharamshala, 2026
- Thubten Jinpa, Library of Tibetan Classics, Wisdom Publications, Boston.
- Tibetan Nuns Project (TNP), The Geshema Degree: Comprehensive Data and Statistical Trends (2016-2026), tnp.org
- Tsadra Foundation Buddhist Digital Archives, bodhicitta.tsadra.org.






