Pabongka Dechen Nyingpo

Pabongka Dechen Nyingpo

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Pabongka Dechen Nyingpo (1878-1941), noto anche come Kyabje Pabongka Rinpoce, è una delle figure più influenti e carismatiche del Buddhismo Tibetano Gelugpa del XX secolo. La sua vasta produzione di insegnamenti e la sua immensa popolarità hanno avuto un impatto profondo sulla trasmissione del Dharma sia in Tibet sia, successivamente, in Occidente. La sua figura è di cruciale importanza non solo per la sua abilità nel chiarire e diffondere gli insegnamenti buddhisti a un vasto pubblico, ma anche perché il suo lignaggio spirituale si estende direttamente ai maestri che hanno formato l’attuale XIV Dalai Lama, rendendolo una pietra angolare della tradizione Gelugpa moderna.

L’eredità di Pabongka Rinpoce è però complessa e controversa. Se da un lato continua a essere venerato come un maestro incomparabile e un “re del Dharma”, dall’altro è stato accusato di aver sostenuto un marcato settarismo e promosso una pratica, quella del protettore Dorje Shugden, che ha generato una delle più significative e violente controversie nel Buddhismo Tibetano moderno.

Per comprendere appieno la figura di Pabongka Rinpoce, è indispensabile analizzare il contesto storico e religioso in cui visse e insegnò

All’inizio del XX secolo, tra il 1912 e il 1951, il Tibet era uno Stato teocratico che godeva di un’indipendenza de facto, sebbene la sua sovranità non fosse riconosciuta né dai Qing né dal governo nazionalista cinese. La sua struttura di governo era una monarchia assoluta elettiva, con il Dalai Lama al vertice, assistito da un’assemblea e, per le questioni più significative, dall’Oracolo Nechung. Fu caratterizzato da una profonda instabilità politica e da un delicato equilibrio di potere tra le autorità di Lhasa e le potenze regionali e internazionali.

Parallelamente, il panorama religioso era dominato dalla scuola Gelugpa, fondata dal grande maestro Tsongkhapa nel XV secolo, diventata predominante e politicamente più potente. Questo dominio, tuttavia, generava tensioni con le altre principali scuole tibetane. A partire dal XIX secolo, in particolare nel Kham (Tibet orientale), era emerso il movimento non-settario, Rimé, termine che significa letteralmente “senza parti” o “non fazioso” e che si proponeva di contrastare il settarismo, promuovendo lo studio, la pratica e il mutuo rispetto di tutte le tradizioni e i lignaggi del Buddhismo Tibetano: Nyingma, Kagyu, Sakya e Gelug.

Questa corrente intellettuale e spirituale rappresentava una sfida diretta all’egemonia della scuola Gelug

In questo clima di tensione, la figura di Pabongka Rinpoce emerge non solo come quella di un maestro spirituale, ma anche come un attore centrale del dibattito religioso e ideologico. In qualità di rappresentante del governo Gelug a Lhasa, non riteneva la diversità promossa dal movimento Rimé una ricchezza ma una minaccia alla purezza e all’integrità della tradizione. Non si limitò pertanto a un mero dissenso filosofico, ma diede vita a un vero e proprio “movimento di revival” con una missione di purificazione che lo portò a intraprendere azioni repressive, come la distruzione di artefatti associati a Padmasambhava e la conversione forzata di monasteri Nyingma e di altri lignaggi.

L’aggressività di tali azioni suggerisce che la visione del Dharma di Pabongka era inscindibile dalle dinamiche di potere e di consolidamento del suo lignaggio e che la sua figura possa essere compresa solo riconoscendo che la sua attività non era solo spirituale ma intrinsecamente politica.

Pabongka Rinpoce, il cui nome completo era Kyabje Pabongka Jetsun Jampa Tenzin Trinley Gyatso Pel Sangpo, era nato nel 1878 a Tsawa Li, una località a nord di Lhasa, da una famiglia che godeva di un certo status nobiliare. A sette anni, entrò nel monastero di Sera Mey, una delle più prestigiose università monastiche Gelugpa, ove ottenne il grado di ghesce.

Il punto di svolta nella sua vita spirituale fu l’incontro con il suo guru radice, Dagpo Lama Rinpoce Jampael Lhuendrub Gyatso

Sebbene fosse un semplice monaco e non un tulku (lama incarnato), Dagpo Rinpoce viveva in una grotta e la sua pratica principale era incentrata sul Lamrim e sulla bodhicitta. La relazione che si stabilì tra i due fu profondamente trasformativa: Dagpo impartiva a Pabongka un argomento del Lamrim, e quest’ultimo andava in ritiro per meditarvi intensamente facendo ritorno dal suo maestro solo quando ne aveva raggiunto una profonda comprensione e realizzazione. Questo processo continuò per un decennio prima che Pabongka ricevesse i primi insegnamenti tantrici, un periodo che gli permise di ottenere le realizzazioni che lo avrebbero reso un maestro di fama mondiale.

Le qualità personali di Pabongka Rinpoce sono celebrate nelle sue biografie. Noto per la sua umiltà e per la sua profonda devozione al suo guru, su di lui si narrano numerosi aneddoti. Tra i più raccontati c’è quello in cui si riporta che quando si recava al monastero del suo maestro, smontava da cavallo non appena lo intravvedeva a distanza e si prostrava per tutto il resto del tragitto fino all’ingresso. Si dice anche che le stanze sfarzose che gli venivano preparate lo facessero sentire a disagio, considerandosi solo un “eremita minore”.

La sua popolarità tuttavia era immensa: le sue lezioni attiravano folle di migliaia di persone, dai monaci ai laici, dai generali ai funzionari governativi, anche dalla Cina

La sua unicità risiedeva nella capacità di rendere insegnamenti antichi e complessi comprensibili a tutti, utilizzando umorismo e storie per tenere desta l’attenzione durante discorsi che potevano durare fino a dieci ore. Le fonti raccontano anche di eventi miracolosi associati ai suoi insegnamenti, come l’apertura di un terzo occhio sulla sua fronte durante le iniziazioni di Heruka o l’emissione di nettare da statue sacre.

Un aspetto particolarmente rilevante della sua biografia è il suo esplicito rifiuto di accettare la reggenza del giovane XIV Dalai Lama. Declinò la richiesta, motivando la sua decisione con un forte disinteresse per gli affari politici e con la convinzione che un vero religioso non debba farsi coinvolgere nel “dharma mondano”. Questa apparente separazione tra politica e Dharma si rivela una distinzione complessa e paradossale: pur avendo rifiutato un ruolo politico ufficiale, infatti, le successive azioni di Pabongka, come la promozione di Dorje Shugden e la repressione del movimento Rimé, sono state intrinsecamente e profondamente politiche rispetto al consolidamento del potere religioso della scuola Gelugpa.

La sua posizione suggerisce che se riteneva la politica “ufficiale” un disturbo, la politica “religiosa” – ovvero la definizione della dottrina, la purificazione del lignaggio e la difesa del proprio sistema di credenze – erano per lui un dovere spirituale. Questa distinzione è fondamentale per comprendere le sue motivazioni e il suo lascito controverso.

Insegnamenti e opere principali

La vasta eredità di Pabongka Rinpoce è contenuta in quindici volumi di opere che coprono ogni aspetto del Buddhismo. La più celebre e influente è senza dubbio La liberazione nel palmo della tua mano (Lamrim rnam grol lag bcangs in tibetano). Questo testo, compilato e curato dal suo studente Kyabje Trijang Rinpoce, è la trascrizione di un ciclo di insegnamenti di 24 giorni sul Lamrim ed è considerato uno dei testi primari di Lamrim nella tradizione Gelugpa, ampiamente consigliato anche dai maestri contemporanei.

Il suo successo deriva dal suo stile unico che intercala storie vivaci, citazioni da testi classici e consigli pratici per guidare i praticanti passo dopo passo lungo il sentiero. I temi centrali affrontati sono le “quattro riflessioni che rivolgono la mente al Dharma” (i cosiddetti preliminari comuni), ovvero la preziosità della vita umana, l’impermanenza e la morte, il karma e i difetti dell’esistenza ciclica. Obiettivo di Pabongka era scuotere la mente del praticante dalla distrazione e dall’autocompiacimento, spingendolo a una pratica continua e virtuosa. I suoi insegnamenti sulla morte e sull’impermanenza, ad esempio, utilizzano un linguaggio crudo e diretto allo scopo di mettere il praticante faccia a faccia con la realtà della propria mortalità e della sofferenza, incoraggiandolo a cercare il rifugio nel Dharma.

Ma Pabongka fu anche un maestro tantrico di eccezionale realizzazione, in particolare per le pratiche del Tantra Madre di Heruka e Vajrayogini. Le sue biografie riportano visioni e benedizioni dirette della stessa Vajrayogini. Il suo commentario La Dakini estremamente segreta di Naropa è diventato la base per quasi tutti i commentari successivi su Vajrayogini nella tradizione Gelugpa.
Oltre a queste opere principali, Pabongka ha composto il Guru Yoga in sei sessioni, una pratica quotidiana fondamentale per coloro che hanno ricevuto un’iniziazione al Tantra dello Yoga Supremo, e Le rivelazioni segrete di Tara Cittamani.

La controversia di Dorje Shugden

Ma l’eredità di Pabongka Rinpoce è anche indissolubilmente legata a una delle più significative e aspre controversie interne al Buddhismo Tibetano moderno.
Prima degli anni ’30, Dorje Shugden era considerato un protettore minore nella scuola Gelug, a volte descritto come uno “spirito vendicativo” (gyalpo). La sua pratica era marginale. Fu Pabongka a trasformare radicalmente la percezione di questo protettore, promuovendolo come la principale divinità protettrice della scuola Gelug, usata per colpire i praticanti Gelugpa che integravano i loro insegnamenti con quelli di altre scuole, in particolare del lignaggio Nyingma.

La questione di Dorje Shugden ha una storia di lunga data di disapprovazione da parte delle più alte autorità del Tibet. Il XIII Dalai Lama si oppose alla pratica e ordinò a Pabongka di smettere di promuoverla. Nonostante le scuse e le promesse, Pabongka in seguito cambiò idea e trasmise la pratica ai suoi discepoli.
La controversia è riesplosa negli anni ’70, quando il XIV Dalai Lama, che aveva ricevuto l’iniziazione alla pratica dai suoi tutori, ha cominciato a parlare pubblicamente contro di essa.

La sua opposizione è stata innescata dalla pubblicazione del “Libro Giallo” del 1976, che descriveva le calamità subite dai Gelugpa che praticavano insegnamenti Nyingma. Il XIV Dalai Lama ritiene che la pratica di Shugden sia pericolosa per i praticanti, per il Buddhismo stesso e per il Tibet, poiché mina l’integrità del sistema rituale che la sua istituzione ha tentato di preservare e che include la devozione a Padmasambhava e al protettore Nechung.

Nonostante le controversie, l’eredità di Pabongka Rinpoce è innegabile ed è al centro della trasmissione del lignaggio Gelugpa fino ai giorni nostri

Fu il maestro radice di Kyabje Ling Rinpoce e Kyabje Trijang Rinpoce (nella foto insieme a lui), che a loro volta divennero i tutori del XIV Dalai Lama. La maggior parte dei lama Gelugpa che sono fuggiti dal Tibet nel 1959, e che hanno contribuito alla diffusione del Dharma in Occidente, erano discepoli diretti di Pabongka o dei suoi discepoli, rendendolo così una figura centrale per la sopravvivenza e la trasmissione della tradizione in tutto il mondo.

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