Il bene e il male dipendono dall’interpretazione di ogni singolo individuo. In generale, una vita è buona se si è in grado di viverne gran parte accumulando più virtù e meno karma negativo. Anche trascorrerne metà in questo modo è già molto positivo. Trascorrere anche solo un quarto di una giornata creando karma positivo è meglio che passare tutte le ventiquattro ore a creare solo karma negativo. Quindi se oggi siete riusciti a creare più virtù che karma negativo, la vostra vita è buona. Potreste sentirvi esausti, più morti che vivi praticando il Dharma, ma comunque oggi la vostra vita è stata buona.
Naropa, per esempio, ha dovuto affrontare le dodici grandi e le dodici piccole avversità su consiglio di Tilopa. E Marpa non permetteva a Milarepa di partecipare agli insegnamenti e alle iniziazioni; per lui aveva solo rimproveri e percosse, non parole affettuose come “sei un bravo discepolo” o “hai fatto un’ottima pratica”; Milarepa per molto tempo ha conosciuto solo l’aspetto irato di Marpa. Dovette costruire una torre di nove piani da solo, e non una sola volta; dovette abbatterla e ricostruirla per tre volte. Grazie a queste intense pratiche preliminari e al fatto di aver seguito esattamente le istruzioni del suo guru Marpa, senza mai un pensiero negativi nei suoi confronti, alla fine Milarepa raggiunse l’illuminazione in quella stessa vita.
Quella è la vita migliore, lo capite?, la vita migliore. È molto importante capire che cosa rende buona o cattiva la vostra esistenza, perché altrimenti sarete sempre confusi; se ne fraintendete il significato, andrete sempre nella direzione sbagliata. Il risultato? Nessuna realizzazione, nessuna illuminazione, una mente vuota.
Le diverse interpretazioni di bene e male
C’è un modo di interpretare cosa sia una vita “bella” o “brutta” basato sull’attaccamento e sull’ego. E poi c’è un’interpretazione che si basa sulla saggezza del Dharma, quella di chi ha compreso il karma e il lamrim. Ovviamente, sono due visioni completamente antitetiche.
Generalmente, la gente tende a definire una “bella vita” in base all’attaccamento. Se si ha più successo, più soldi, più beni materiali, si pensa di aver vissuto bene. Più cose succedono nella vita — più amici, più figli, nipoti e così via — più la si considera riuscita. Questa è una visione.
Certo, tutti desiderano la pace interiore e la soddisfazione, ma non sanno come ottenerle. I loro metodi si limitano allo sviluppo esteriore. Anche se cercano pace e soddisfazione, non hanno gli strumenti o la conoscenza della pratica perché manca loro un’educazione spirituale, una formazione nel Dharma. Finiscono per sentirsi proprio come cantavano i Rolling Stones: “Non riesco a trovare soddisfazione”.
Dal mio punto di vista, a meno che non rinunciate all’attaccamento, non troverete mai soddisfazione. Potreste vivere in ritiro a vita, in un monastero, seguendo le discipline morali e rinunciando a molti piaceri e comodità per vivere in purezza.
Se la vostra mente soffre ancora, però, è perché non avete rinunciato all’attaccamento, non vi siete liberati da quel legame che vi tiene aggrappati a questa vita.
Non avete reso la vostra mente libera. E così finite per fare amicizia con l’attaccamento e con il pensiero degli otto dharma mondani. Di conseguenza, anche se il corpo è in ritiro o in un monastero, la mente non riesce a godere delle discipline morali o delle pratiche di meditazione. Non c’è pace né felicità nel cuore. Dato che la mente è diventata amica dell’attaccamento, non riuscite a rinunciare alle comodità di questa vita per praticare il Dharma. Ed è anche difficile seguire i consigli di un amico virtuoso, servire il monastero, i monaci e le monache, e servire gli altri esseri senzienti.
Eppure, anche se la felicità non è ancora sorta nella vostra mente – perché avete ancora attaccamento per questa vita, siete bloccato in esso —la vostra mente è comunque protetta dagli ostacoli, perché almeno ci state provando e state praticando la moralità. È così che potete raggiungere una grande pace e praticare il Dharma senza ostacoli. Lo stesso vale per chi fa un lungo ritiro o serve un amico virtuoso o altri esseri senzienti. Quello che voglio dire è che anche se la vostra motivazione è ancora molto legata all’attaccamento e non avete ancora provato felicità nel cuore, la vostra è comunque una bella vita, perché la vostra pratica della moralità darà buoni risultati e una buona rinascita nella prossima vita. Anche se la vostra mente non è del tutto pura e non ha rinunciato completamente, vivete comunque una bella vita.
Ovviamente, questo processo richiede tempo. Serve una meditazione molto intensa e continua, specialmente su temi come l’impermanenza, la morte in relazione al karma e ai reami inferiori, la sofferenza del samsara in generale e, in particolare, quella dei reami inferiori. Serve anche la meditazione preliminare sulla preziosa rinascita umana, su quanto sia utile e difficile da ottenere di nuovo.
Oppure potreste fare l’esatto contrario: mollare tutto e pensare, “Beh, il Dharma non mi ha reso felice”. Dopo anni passati a praticare e studiare il Dharma — la filosofia, il tantra supremo, insomma, tutto ciò che viene spiegato da insegnanti qualificati — non ho ancora trovato la felicità, quindi tanto vale provare qualcos’altro.” Abbandonate ogni cosa e, dopo aver cercato per anni di lasciarvi alle spalle ciò che avevate, ora vi ritrovate di nuovo con tutto. Senza regole né disciplina, diventate “persone libere”.
Così, ora vi circondate di un sacco di comodità materiali, ricchezza, amici e credete di divertirvi; in realtà è un’allucinazione, perché la vostra motivazione è una mente incontrollata. Se non riflettete sulla vostra motivazione e al futuro risultato karmico delle vostre azioni, questa nuova vita vi sembrerà piacevole. Ma se ci pensate vi renderete conto che non è una vita davvero felice.
Quello che sto dicendo è che, secondo la mia interpretazione, una vita è felice quando abbiamo una buona motivazione e le nostre azioni portano a buoni risultati. Come ho detto prima, Naropa e Milarepa hanno affrontato enormi difficoltà, ma ciò ha portato loro un futuro fantastico, il migliore. Quindi, quella è la vita migliore.
Invece, in Occidente, una bella vita è quella che ci rende felici ora. Adesso! In questo momento. Oggi. È un approccio psicologico che incoraggia l’egocentrismo, che vi fa credere di essere importanti. Praticare il Dharma non significa rinnegare se stessi, al contrario, è il modo migliore per prendersi cura di sé.
Praticare la rinuncia vi aiuta a liberarvi dal samsara ed è proprio quello di cui abbiamo tutti bisogno, altrimenti continueremo a soffrire all’infinito
E praticare la visione corretta, la vacuità, è il modo migliore per prenderci cura di noi stessi, perché recide la radice della sofferenza. Cos’altro ci serve? Cosa c’è di meglio? Cos’altro può esserci di migliore?
Perciò, dobbiamo rallegrarci per aver incontrato il prezioso Buddhadharma, specialmente il lamrim, che integra tutti gli 84.000 insegnamenti del Buddha e che senza alcuna confusione possiamo praticare per raggiungere l’illuminazione.
E oltre a tutto questo, saremo in grado di fare tanto per gli altri esseri senzienti. E non sto parlando solo di meditare sugli stadi del sentiero, di purificare il karma negativo o di accumulare meriti, ma di tutto il resto. Perciò, dovremmo rallegrarci.
Tradotto da Bad and Good Depend on the Individual Person’s Interpretation – By Kyabje Lama Zopa Rinpoce – Boulder Creek, California, 1997





