Nel 2021, Lama Zopa Rinpoce scrisse la prefazione per la traduzione in inglese di Chiarire l’intenzione di Lama Tsongkhapa, un importante testo filosofico curato da Ghesce Thupten Jinpa, pubblicato da Wisdom Publications e che oggi vi proponiamo.
Nel testo, Aver compreso e rivelato come le cose — l’io, l’azione, l’oggetto e i fenomeni — sono un’origine dipendente (tenjung in tibetano), Lama Tsongkhapa non solo ha lodato il Buddha, ma ha anche sottolineato che, rivelando questa verità, innumerevoli esseri senzienti non solo si sono liberati dal ciclo di sofferenza (samsara), ma sono diventati illuminati, lo stanno diventando o lo diventeranno in futuro.
In quel testo si afferma che la radice di tutta la sofferenza nel mondo è l’ignoranza — il non-vedere la realtà — e che per chiunque riesca a vedere questa verità, la sofferenza globale cessa, si ferma. Per questo motivo, il Buddha ha insegnato l’origine dipendente (tenjung).
Questo concetto ha un significato cruciale: la parola ten, che significa “dipendere da”, elimina la convinzione che le cose esistano per sempre in modo autonomo (eternalismo); dimostra che nemmeno un singolo atomo esiste in modo intrinseco o dal proprio lato. Di conseguenza, la parola jung, che significa “sorgere” o “originarsi”, elimina l’idea che le cose siano il nulla (nichilismo).
Pertanto, tutti i fenomeni esistono solo in virtù di un nome: sono etichettati dalla nostra mente valida su una base che esiste anch’essa solo a livello di mera designazione.
L’origine della sofferenza e la soluzione del Buddha
Lama Tsongkhapa, nel lamrim, ha spiegato che l’esagerazione sorge da una base valida. Questa esagerazione, specialmente del bene o del male, alimenta l’attaccamento e la rabbia. Secondo la logica, il modo in cui questi concetti “afferrano” i loro oggetti li rende concetti errati. Ciò accade perché gli oggetti a cui credono e a cui si aggrappano non esistono in quel modo. Questa dinamica rivela chiaramente che la nostra vita è permeata dalla sofferenza, poiché è vissuta con attaccamento e rabbia, basati su concetti che si attaccano a oggetti inesistenti. Tutti questi concetti sono fondamentalmente sbagliati perché sono costruiti sull’ignoranza.
L’ignoranza è a sua volta un concetto totalmente sbagliato, poiché afferra l’io, l’azione, l’oggetto e i fenomeni come esistenti intrinsecamente, dal loro proprio lato, il che è una totale inesistenza.
Noi esseri senzienti non amiamo la sofferenza e vogliamo la felicità. Perciò dovremmo riconoscere e realizzare che credere a questa ignoranza — la radice del samsara — è una mente totalmente allucinata, una visione errata. Non solo dovremmo realizzarlo, ma dobbiamo cercare di raggiungere l’intuizione speciale, una meditazione sulla vacuità unificata con shamatha. Questa si ottiene dipendendo in primo luogo dal perfetto addestramento superiore della meditazione — shamatha — e per questo abbiamo bisogno di moralità pura, l’addestramento superiore della moralità pura.
Il duplice significato dell’origine dipendente (tenjung)
Pertanto, la Via di Mezzo priva di eternalismo e nichilismo, insegnata dal Buddha e specialmente propagata da Nāgārjuna e, dopo di lui, da Candrakīrti, è qui chiaramente spiegata da Lama Tsongkhapa. Egli espone in modo estremamente approfondito il concetto di visione di mezzo, con una chiarezza, profondità e ampiezza paragonabili agli oceani. Il testo fondamentale fu opera di Candrakīrti, l’eminente pandita di Nalanda, e il commentario composto da Lama Tsongkhapa nella sua opera Chiarire l’intenzione.
Anche se otteniamo i titoli dalle università più prestigiose del mondo, se non abbiamo assimilato questi insegnamenti—non dico in modo approfondito, nemmeno a un livello intermedio o superficiale—rimaniamo completamente ignoranti, alla stregua di un maiale. Questo è il nostro stato. Viviamo le nostre esistenze, non solo da questa nascita, ma da rinascite senza inizio, immersi nell’illusione. A causa di tale ignoranza, agiamo con corpo, parola e mente in uno stato di completa allucinazione, credendo che le cose esistano di per sé. Abbiamo sofferto innumerevoli rinascite, sperimentando oceani di dolore in ciascuno dei sei reami, proprio perché non siamo stati illuminati su questa verità. Persistendo in un concetto errato, la nostra sofferenza nel samsara (il ciclo delle rinascite) non avrà fine.
È fondamentale studiare questi argomenti con la massima diligenza, poiché ciò rappresenta la priorità assoluta, superando di gran lunga l’importanza della ricchezza o dei piaceri mondani. Vi esorto a perseverare nello studio nonostante le difficoltà.
Senza una profonda comprensione della Via di Mezzo (la visione Madhyamaka), si è nell’impossibilità di aiutare gli altri e, soprattutto, di liberarsi dal ciclo di sofferenza del samsara. Nonostante le avversità, lo studio è un impegno meritevole: più si studia, più velocemente si realizza la vacuità, accelerando così la liberazione dal samsara e il raggiungimento dell’illuminazione. Questo percorso rapido permette di sviluppare rapidamente la grande compassione per tutti gli esseri senzienti e, in seguito, la bodhicitta.
Le due ali per l’illuminazione
Queste due componenti — la retta visione (la visione di mezzo) e la bodhicitta — sono le “due ali” indispensabili per volare verso l’illuminazione, ovvero lo stato di Buddhità, caratterizzato dalla cessazione totale delle oscurazioni e dal completamento di tutte le realizzazioni, culminando in una felicità incomparabile. Proprio come i cigni attraversano l’oceano con le loro due ali, queste due realizzazioni permettono di superare l’oceano di sofferenza samsarica e di raggiungere l’illuminazione.
Attraverso lo sviluppo dell’addestramento superiore nella saggezza, si accede al sentiero della retta visione, ove si ottiene la saggezza che percepisce direttamente la vacuità. Proseguendo su questo sentiero, si rimuovono progressivamente le oscurazioni. L’ulteriore sviluppo porta alla purificazione delle oscurazioni rimosse dal sentiero della meditazione. Infine, si raggiunge lo stato di non-più-apprendimento, in cui i semi dell’illusione e del karma sono stati totalmente eliminati. È in questo modo in cui si ottiene la liberazione definitiva e perpetua dagli oceani di sofferenza del samsara.
Tradotto da Foreword for Lama Tsongkhapa’s “Illuminating the Intent”






