Diventare Avalokiteshvara

Diventare Avalokiteshvara

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In questo insegnamento Lama Yeshe ci spiega in che modo il tantra possa trasformare la nostra energia psichica nell’emanazione di Avalokiteshvara permettendoci di superare i concetti dualistici e l’ego (individuale e di gruppo). Identificandoci con la natura non duale e la vacuità, saremo in grado di dissolvere le afflizioni mentali e fisiche, portando l’esperienza dell’illuminazione nella realtà quotidiana con risultati profondi e immediati.

La tua energia psichica conscia si trasforma in Avalokiteshvara. Questo approccio tantrico mira a dissolvere lo spesso strato di concetti che velano la tua mente. L’identificazione con un’emanazione così profonda stabilisce una connessione con l’immagine non duale sottostante. Sebbene si possa obiettare che lo strato concettuale persista, la sua natura fondamentale è la non dualità, il che implica che non esiste una pesante coltre concettuale.

Nel corso della nostra storia non abbiamo mai avuto la possibilità di fare esperienza di noi stessi come buddha totalmente sviluppati, non è vero? Avalokiteshvara è un buddha, non è così? Quindi, quando ti trasformi in Avalokiteshvara, emani te stesso come un buddha. Hai mai fatto esperienza di te stesso come un buddha, con una comprensione totale della vacuità, priva di concetti dualistici? Ebbene, questo è il momento di portare l’esperienza illuminata nel momento attuale. Ecco perché il tantra è così potente. Portiamo l’esperienza del Buddha nel sentiero verso l’illuminazione.

L’Ego e il circolo vizioso dell’autocritica

Critichiamo costantemente il nostro corpo, vero? A ben vedere, il nostro ego non è mai appagato dalla nostra forma fisica. C’è sempre un difetto, qualcosa che non va, in ogni momento. Questa autocritica – espressioni come: “Il mio corpo è così e così”, e “Io sono questo, questo e quest’altro” – è un modo per alimentare e dare forza al nostro ego, sviluppandolo ulteriormente.

Carl Jung suggerì che ogni comunità che condivide un ambiente sviluppa un “ego individuale” di gruppo. Questa idea risuona con la mia osservazione: in contesti diversi, le persone manifestano un ego con schemi simili nel modo in cui affrontano la critica, la crescita e le avversità. Ad esempio, noto differenze nei conflitti dell’ego tra le popolazioni dell’Himalaya e la società occidentale moderna. Pur essendo entrambi ego, le loro modalità specifiche di critica e manifestazione differiscono. Credo che ogni civiltà possegga un distinto “ego collettivo”, e comprenderlo può facilitare la comprensione del Buddhismo.

La dissoluzione dell’ego tramite la visualizzazione

Tuttavia, sia che si tratti di un ego di gruppo o individuale, è fondamentale dissolverlo. Questo ego appesantisce e “ammala” la nostra vita, trasformandosi in una coltre concettuale soffocante. Il tantra, in risposta a questo, utilizza emanazioni di profonda qualità, come la visualizzazione di Avalokiteshvara, per rivelare la realtà e la non-dualità. Questa pratica è volta a smascherare l’ego e le idee preconcette. Ritengo che l’esperienza di identificarsi con la forma di Avalokiteshvara possa essere profondamente trasformativa.

Innanzitutto, la forma è inusuale: mille braccia, innumerevoli occhi… Se ci si immagina in questa forma per un’ora, al ritorno nel mondo esterno, esso ci potrebbe sembrare estraneo e potremmo sentirci disconnessi. Questa identificazione scuote e disgrega l’ego, sia quello collettivo sia quello individuale. Le percezioni possono apparire strane, portando a dubitare della propria identità (“Forse sono un essere umano, forse no”). Esperienze del genere possono essere molto intense, specialmente in ritiro. A volte, il “ritorno” alla realtà dopo una sessione intensa può essere doloroso, ad esempio quando si interagisce con altri durante una pausa. Inoltre, le preoccupazioni e le le cose importanti che il vecchio ego attribuiva alla vita si dissolvono; non ci appartengono più, ma sembrano appartenere ad altri, come se una persona cara fosse cambiata in modo irriconoscibile.

Per questo motivo, ci si visualizza come un’emanazione di luce bianca radiosa di compassione e ci si identifica con la natura non duale del corpo di Avalokiteshvara. Quando si osserva un arcobaleno, la sua luce viene afferrata con meno attaccamento del solito; quando scompare, si accetta il fatto in modo “normale” e ragionevole. Al contrario, tendiamo a non lasciar andare altre cose, come il cioccolato, con la stessa facilità. La forza dell’attaccamento è notevole.

Trasformazione fisica e risultati profondi

Come accennato, l’autocritica promossa dall’ego è molto dannosa: “Sono malato, non valgo niente, ecc.”. Ci si sminuisce costantemente, un’umiliazione che nessun altro ci infligge. L’ego si sviluppa attraverso il pensiero costante di “non essere di buona qualità”, rendendoci meno attraenti. Al contrario, quando ci si visualizza con forza come l’emanazione di Avalokiteshvara, una luce bianca radiosa, si può osservare una trasformazione fisica. Le rughe, che spesso derivano dalla contrazione e dalla tensione che blocca il flusso del sistema nervoso, possono scomparire dopo un’ora di pratica intensa. La tensione causa le rughe. So di non essere un buon esempio, ma la possibilità è reale.

Ho raccolto testimonianze di studenti in ritiro che hanno già avuto esperienze di questo tipo. Ciò mi rende ancor più convinto che gli Occidentali possano praticare il tantra in modo efficace. Se noi tibetani presentiamo il tantra in modo semplice e comprensibile, gli Occidentali non solo possono capirlo e praticarlo, ma possono raggiungere risultati eccezionali. Sono fiducioso che tutti voi possiate praticare il tantra e sperimentare risultati positivi e profondi.

Tradotto da Transforming into Avalokiteshvara

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