In questo insegnamento, Lama Thubten Yeshe analizza l’impatto dell’intenzione (cetanā) e i limiti di una mente ristreta e giudicante. Superando gli estremismi ideologici e il conformismo del saṃsāra, Lama ci esorta a coltivare una retta visione dinamica, calibrata sulle esigenze altrui, indicando nella via di mezzo l’unico autentico approccio alla pratica del Buddhismo.
Quando non siamo davvero saggi, ma abbiamo invece una mente ristretta, tendiamo generalmente a pensare che ciò a cui la nostra mente è interessata sia buono, mentre ciò che non riscuote il nostro interesse sia cattivo. Anche se non traduciamo concretamente questo pensiero in parole, tale atteggiamento sorge istintivamente nella nostra mente. Perciò dovremmo prestare attenzione.
Azione esteriore e intenzione interiore
Inoltre, le azioni che scaturiscono da reazioni totalmente negative sono azioni ignoranti. Tuttavia, se compiamo le medesime azioni con attenta riflessione, lentamente e senza fretta, possono rivelarsi benefiche e condurre alla liberazione. Possono trasformarsi in un metodo, sebbene l’azione in sé possa apparire esternamente del tutto dettata dall’ignoranza. Per esempio, ci si dovrebbe lavare ogni mattina. Secondo alcuni, lavarsi può purificare le impronte delle azioni negative. Per una persona che si dedica al sentiero buddhista, questo tipo di metodo si basa su una concezione completamente errata. Come si possono lavare via le negatività karmiche facendosi una doccia? Potete abbandonare la fede o la devozione verso quel tipo di dottrina usando la vostra conoscenza saggezza, il vostro discernimento. Ma nel caso di una persona che pratica unicamente la moralità – vale a dire, che si limita a compiere azioni positive nel momento presente – non vi è alcun bisogno di spingerla ad abbandonare la propria devozione verso questo metodo.
L’errore del dogmatismo e del conformismo
Spesso sembra che gli Occidentali dicano sempre agli altri tutto ciò in cui credono, poiché pensano che quello sia l’unico modo. Per esempio, affermare che il sentiero dello yoga tantra del Mahāyāna sia l’unica via per la liberazione. Condividono continuamente questi punti di vista con il prossimo senza verificare la mente altrui. “Questa via è l’unica via; il tuo metodo non va bene”. Questo è estremo; a volte gli Occidentali sono estremisti. Piombano addosso agli altri con un “boom”. Dicono alle persone qualunque cosa sia oggetto della loro convinzione, come se solo quella fosse giusta. Il mio punto è che questo è un errore, a meno che non si abbia la chiara consapevolezza che ciò produrrà una reazione positiva nella mente dell’altra persona. In quel caso va bene. Altrimenti, finirete per fare impazzire gli altri. Invece di generare una sensazione positiva, diventa qualcosa di negativo, non è vero? Questo lo sapete. Non possiamo dire che una particolare azione sia buona per chiunque. Per esempio, cosa succederebbe se diceste che attualizzare la saggezza della retta visione della vacuità è l’unico modo per raggiungere la perfetta liberazione? Lo è, questo è vero. Ma non si dovrebbero comunicare informazioni di questo tipo a una persona che non è pronta a riceverle. Invece di essere d’aiuto, l’effetto diventa totalmente negativo, anche se l’informazione in sé è assolutamente corretta. Ecco perché diciamo che ciò che è giusto e ciò che è sbagliato dipende dalla mente individuale.
La mente di ciscuno è differente
Vedete, a causa della mente ristretta, se domandate a un qualunque essere senziente del saṃsāra se qualcosa è buono, qualora si tratti di un elemento estraneo alla sua esperienza, vi risponderà spesso che è cattivo. È così che si può comprendere la mente umana. La mente ristretta si lamenta sempre, incolpa gli altri. Avendo una scarsa comprensione, è costantemente presa a giudicare. Giudicherà sempre come sbagliato chiunque si comporti in modo diverso da sé. Questo causa enormi problemi. Si tratta di una forma di discriminazione. È simile al modo in cui la società pensa che tutto debba essere uniforme: tutti dovrebbero sedersi allo stesso modo, agire allo stesso modo, pensare allo stesso modo. Se si ragiona in questo modo, allora quando qualcuno agisce diversamente, subisce critiche. Viene visto come un errore. Ma non c’è modo di rendere la vita nel samsara completamente uniforme in questo senso. Non possiamo, è impossibile. Perché? Perché la mente di ogni individuo è differente. Anche solo tentare una simile uniformità è un errore. Siete senza speranza.
L’inutilità del giudizio e la vera pratica del Dharma
Questo modo di pensare della società in cui viviamo è privo di prospettive. Non potete pensare in questo modo perché se lo fate non siete diversi dalle persone ordinarie. Non siete diversi poiché continuate ad avere una mente ristretta e questo non ha nulla a che vedere con l’essere praticanti del Dharma. Che senso ha giudicare dicendo “lui fa questo, lei fa quello”? Non ha alcuno scopo. Che utilità c’è, ad esempio, per gli abitanti di Kathmandu, nel parlare ogni sera di ciò che le persone di altre società fanno o non fanno? Verificate voi stessi! Ogni sera non fanno che parlare delle azioni altrui. Qual è il punto? È una perdita di tempo. È davvero semplice. Non mi sto lamentando, verificate in base alla vostra esperienza.
Abbandonare la mente discriminante attraverso la Via di Mezzo
Pertanto, secondo l’insegnamento del Buddha, la mente discriminante è in verità la causa principale dei nostri problemi. Dovreste cambiare questo atteggiamento. È preferibile muoversi in sintonia con la realtà, seguendo Madhyamaka. Se non cambiate il vostro atteggiamento mentale, quale scopo pensate possa esserci nel praticare il Dharma? Dovreste essere particolarmente prudenti riguardo alle idee sulle religioni: “questa religione è buona, questa religione è cattiva” e così via. Come fate a sapere cosa è buono e cosa è cattivo? E soprattutto, come fate a sapere cosa è bene o male per la persona con cui state parlando? È mai possibile giudicare se una religione sia buona solo perché una persona appartenente a quella religione è buona? Fate molta attenzione!
Tradotto da Intention: Your Mental Attitude
Bibliografia
- Thubten Yeshe, Big Love: The Life and Teachings of Lama Yeshe, Wisdom Publications, 2020 (Capitolo 12).
- Sulla dottrina della vacuità (śūnyatā) e della via di mezzo (madhyamaka) nei sistemi tibetani, si veda: Thubten Jinpa, Self, Reality and Reason in Tibetan Philosophy: Tsongkhapa’s Quest for the Middle Way, Routledge, 2002.
- Per l’analisi filologica dei concetti di mente ristretta, discernimento (prajñā) e condizionamento saṃsārico: James Apple, Stairway to Nirvāṇa: A Study of the Twenty Saṅghas on the Career of a Bodhisattva, SUNY Press, 2008.
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