Preghiere e pratiche in caso di disastri naturali

Preghiere e pratiche in caso di disastri naturali

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Ci si potrebbe chiedere cosa fare, quali preghiere recitare quando si verificano calamità come tornado, uragani, piogge torrenziali, tempeste, alluvioni, terremoti o incendi, così come disastri che distruggono i raccolti; disastri che radono al suolo intere cittadine e metropoli nell’arco di un’ora; disastri che causano danni per svariati miliardi di dollari, richiedendo ingenti somme di denaro per ricostruire i centri abitati; disastri in cui centinaia e migliaia di persone perdono la vita o rimangono senza casa, prive di un rifugio, di cibo o di acqua potabile, e così via. Offro qui alcuni suggerimenti su cosa fare per aiutare il proprio paese e salvare la vita di innumerevoli persone; alcuni consigli per prevenire la distruzione di abitazioni, villaggi e città causata dagli elementi (fuoco, acqua, vento e terra).

Anche se problemi di tale portata appaiono enormi, e sebbene vi siano innumerevoli buddha, se con cuore sincero si prende rifugio, senza alcun dubbio, anche in un solo buddha come Cenresig (Colui che guarda con occhi compassionevoli (Avalokiteśvara), Padmasambhava o il Buddha della Medicina, e pregando anche solo questo singolo buddha, se ne recitano i mantra (come il mantra del nome), ciò può trasformare completamente la situazione, mutare i disastri naturali e prevenire le guerre. Qualsiasi problema può essere mitigato e persino del tutto arrestato. Il tempo atmosferico può cambiare in quella stessa ora o nell’ora successiva grazie al potere delle preghiere di una sola persona.

Non vi è dubbio che se chi recita le preghiere possiede autentiche realizzazioni — non necessariamente realizzazioni tantriche, ma anche solo la realizzazione della bodhicitta, che in verità è la realizzazione più elevata — ogni sua singola parola, ogni sua singola preghiera acquisisce un potere straordinario.

Ci sono molte storie del passato di molti bodhisattva e grandi santi capaci di scongiurare inondazioni, di deviare interamente il corso dei fiumi o addirittura di fermarne il flusso per attraversarli a piedi da una sponda all’altra.

Ad esempio, Lama Kälsang Jamyang Mönlam, che aveva realizzato la bodhicitta. Quando il monastero di Tashi Lhunpo rischiò di essere allagato, scrisse su una pietra: «Se è vero che possiedo la bodhicitta, che l’acqua torni indietro». Dopo aver inciso quelle parole sulla roccia, il fiume cambiò effettivamente il suo corso e rifluì all’indietro.

Esistono molte testimonianze sul potere della bodhicitta e su come essa possa controllare e influenzare gli elementi. Se ne trovano sia nel Cristianesimo sia, in abbondanza, nel Buddhismo.

Vi è un episodio che riguarda San Francesco d’Assisi. Un tempo viveva e meditava in una grotta insieme ai suoi discepoli. Questi gli chiesero di arrestare l’acqua che sgorgava all’interno della caverna disturbando la loro meditazione. San Francesco si recò nel punto in cui l’acqua scendeva dalla montagna e disse: «Sorella acqua, i miei discepoli non riescono a meditare». Da quel momento, e fino ai giorni nostri, l’acqua smise di scorrere. Sarebbe considerato di pessimo auspicio se ricominciasse a fluire. L’acqua cessò dunque di scorrere per il potere della bodhicitta di San Francesco.

San Francesco è del tutto assimilabile ai ghesce Kadampa, persino nell’aspetto esteriore, pur appartenendo a un’altra tradizione religiosa. La sua mente era assolutamente pura, priva della benché minima macchia delle otto preoccupazioni mondane; era una figura puramente spirituale, improntata a una totale rinuncia. Al pari dei ghesce Kadampa, anche San Francesco chiedeva ai suoi discepoli di criticarlo, preferendo le critiche agli elogi. La sua dolcezza traspare persino dalle sue statue e dal suo volto, segno inequivocabile della bodhicitta e di una mente del tutto domata e pacificata. Appare così pacifico, umile e meraviglioso da contemplare, fonte di profonda ispirazione. Gli uccelli lo amavano e restavano costantemente attorno a lui e sul suo corpo: anche questo è il segno di un essere santo, che dimora nella bodhicitta.

Nel Bodhicaryāvatāra del grande maestro indiano Śāntideva, insigne studioso ed elevato bodhisattva, si legge:

Se il nemico interiore, le afflizioni mentali, viene sottomesso, è come aver distrutto tutti i nemici esterni.

Se, per esempio, si indossa del cuoio sotto i piedi, è come se l’intera Terra, con tutti i suoi rovi e cespugli, ne fosse ricoperta: ovunque si cammini, nessuna spina potrà trafiggerlo e nulla potrà recare danno.

Allo stesso modo, una volta eliminato il proprio nemico — le afflizioni mentali — anche se all’esterno permangono innumerevoli avversari, anch’essi saranno arrestati e annientati, non solo per questa vita, ma per sempre, in tutte le esistenze future.

Una volta, in Italia, in una foresta viveva che aveva aggredito molte persone, al punto che nessuno poteva più addentrarsi in quei boschi. San Francesco d’Assisi disse che lo avrebbe cercato per parlargli. La gente lo supplicò di non andare, ma quando San Francesco incontrò il lupo, la fiera gli leccò i piedi, come un cane che finalmente aveva ritrovato il suo padrone, felice di vederlo, sdraiandosi sul dorso in segno di gioia. San Francesco chiese al lupo di non fare più del male alla gente, promettendogli in cambio di mendicare del cibo per lui. Da allora l’animale smise di nuocere. Dal momento che la mente di San Francesco era pacificata ed egli era privo di ego e attaccamento al sé, persino gli animali selvatici non potevano fargli alcun male.

Un grande maestro tibetano, eminente erudito ed ex abate di Sera Je (una delle più grandi università monastiche nei pressi di Lhasa, dove studiavano molte migliaia di monaci), aveva un gatto. Quando il gatto eran andato a vivere con l’abate, aveva smesso di cacciare e mangiare i topi. Anche se li vedeva correre in giro, rimaneva tranquillamente accovacciato vicino all’abate. Ciò era dovuto alla benedizione dell’abate, alla sua mente pacificata, alla benedizione della sua bodhicitta e al suo buon cuore. La sua bodhicitta riuscì a trasformare persino la mente del felino affinché non arrecasse danno ad altri esseri.

Realizzando la bodhicitta, le preghiere diventano incredibilmente potenti. Analogamente, se si realizza la vacuità, le nostre preghiere acquisiscono un’efficacia straordinaria. Inoltre, se abbiamo un cuore puro, incontaminato dalle otto preoccupazioni mondane, le preghiere che recitiamo avranno un potere immenso. E se abbiamo una pura condotta etica (laica o ordinata, ma specialmente monastica) e preghiamo, le nostre preghiere avranno grandissima forza.

Quando chi possiede queste realizzazioni prega, i deva, i naga e tutte le altre entità, inclusi gli otto gruppi di esseri mondani (strettamente legati al clima e agli elementi e responsabili del loro potenziale distruttivo), saranno più inclini ad ascoltare e a obbedire a tali praticanti. Anche se non si possiedono le altre realizzazioni, se si vive nella moralità questi esseri obbediranno e le calamità provocate dagli elementi potranno essere fermate.

Alcuni anni fa vi fu un uragano a Madison, nel Wisconsin (USA), che avanzava verso il Deer Park, dove risiede il mio maestro Ghesce Sopa. Ghesce Sopa è uno straordinario e raro maestro, di grandissima erudizione, con una condotta etica purissima e un cuore nobile; è stato anche il maestro di Lama Yeshe. Ha insegnato all’Università di Madison per circa vent’anni ed è ora in pensione. Il giorno dell’uragano, mentre insegnava all’università, temeva che il Deer Park sarebbe andato completamente distrutto. Nel rientrare al Centro, si domandava cosa potesse essere accaduto ai monaci e ai ghesce residenti. Lungo la strada, la polizia stava bloccando il traffico impedendo l’accesso verso la zona del Deer Park. Ghesce-la spiegò agli agenti che stava rientrando alla propria abitazione e la polizia, saputo che Deer Park era un monastero tibetano, riferì che era accaduto un fatto singolare: l’uragano si era diretto verso il Centro, ma poi lo aveva aggirato senza arrecare alcun danno alla struttura. Nonostante molte case della zona fossero state danneggiate, il Deer Park era rimasto intatto. Ciò si dovette alla presenza della comunità monastica, al potere della loro pratica e alla loro pura moralità.

Qualche anno fa si verificò un violentissimo terremoto a Taipei, a Taiwan. Molte persone persero la vita e innumerevoli edifici crollarono. Una famiglia umile ma molto generosa, costantemente dedita ad aiutare il prossimo e con una profonda devozione verso il Buddhismo, viveva in una casa vecchia e fatiscente. A guardarla, sembrava sul punto di crollare da un momento all’altro. Tuttavia, dopo la scossa, non riportò il minimo danno. Al piano superiore erano state disposte numerose ciotole colme d’acqua come offerta al guru, al Buddha, al Dharma e al Sangha. Temendo che l’acqua si fosse rovesciata, quelle persone andarono di sopra ma trovarono le ciotole perfettamente piene, intatte, senza che neppure una singola goccia fosse fuoriuscita. L’acqua le riempiva fino all’orlo (salvo lo spazio prescritto, pari allo spessore di un chicco di riso). Ciò accadde perché quella famiglia recitava costantemente molte preghiere e intonava quotidianamente il mantra del Buddha della Compassione, con animo devoto, buono e puro. Fu il Dharma a proteggere la loro vita e la loro dimora.

Alcuni anni fa i notiziari annunciarono che un uragano si sarebbe abbattuto sulla Florida. Uno studente di lunga data, George Propps, mi telefonò chiedendomi di pregare. Io recitai una preghierina improvvisata e poi affidai a lui un compito (nonostante fosse stato lui a chiedermi di intervenire): gli assegnai la recitazione del mantra del bodhisattva Kṣitigarbha. Egli pregò intensamente prendendo rifugio nel bodhisattva Kṣitigarbha; l’uragano non colpì la Florida, ma deviò la sua rotta. Sbalordito, mi richiamò dicendo: «Ha funzionato!».

Vi sono innumerevoli metodi, ma ecco alcune perle d’insegnamento per offrire qualche indicazione su come agire dinanzi a simili difficoltà, non solo per proteggere la propria persona e i propri beni, ma per offrire un beneficio a chi sta soffrendo, con cuore sincero e colmo di fede.

Questo contribuirà a salvare la vita di innumerevoli persone e di molti animali, salvaguardando beni nei quali sono state investite molte risorse e sostenendo al contempo le istituzioni. Anche se noin ci trovaiamo in pericolo, abbiamo comunque la responsabilità di proteggere gli altri esseri senzienti. Quando ci si ammala, si assumono medicine o si va in ospedale senza che sia una questione di appartenenza religiosa; allo stesso modo, quelli che seguono sono semplicemente metodi per portare aiuto. Trattandosi di una questione di vita o di morte, lo scopo è unicamente quello di soccorrere.

Questi sono i miei suggerimenti; la recitazione dei diversi mantra e delle preghiere costituisce un insieme di metodi pratici. Raccomando sinceramente queste pratiche, confidando che possano recare beneficio per sottrarre molti esseri ai pericoli delle diverse calamità.

PRATICHE DA SVOLGERE PER LE DIVERSE CALAMITÀ NATURALI (TORNADO, URAGANI, PIOGGE TORRENZIALI, TEMPESTE, ALLUVIONI, TERREMOTI, INCENDI, ECC.)

[N.d.T. Lama Zopa Rinpoce chiarisce con precisione cosa intende per «disastri naturali» perché non si generino fraintendimenti. Sebbene si possa erroneamente credere che si verifichino in natura privi di una causa prodotta, è necessario comprendere che tali fenomeni sono il risultato del karma creato dagli esseri senzienti. Queste calamità non sorgono dal proprio lato, senza una causa; pur manifestandosi come forze naturali, sono il frutto delle azioni compiute con il corpo, la parola e la mente degli esseri senzienti.]

  1. Offerta del tè al Campo dei Meriti (tib. tshogs zhing); include i Tre Gioielli, le divinità di impegno, bodhisattva, arhat, daka, dakini e i protettori che sono oltre il samsara.
  2. Offerta del tè agli otto mondani (dge bsnyen / sde brgyad), in particolare agli otto gruppi di deva mondani strettamente connessi agli elementi e responsabili della formazione di vento, acqua, terra e fuoco, nonché della violenza e delle distruzioni da essi generate.
  3. Pratica della Dakini dal Volto di Leone.
  4. Recitazione del mantra di Kṣitigarbha.
  5. Preghiera dell’Ombrello Bianco.
  6. Preghiera a Padmasambhava per rimuovere gli ostacoli.
  7. Puja e mantra del Buddha della Medicina.
  8. Mantra di Cenresig con pratica di tonglen.
  9. Assunzione degli otto precetti Mahāyāna per ventiquattr’ore.

(Potete consultare la sezione Partiche e preghiere del sito della FPMT Italia per scaricare i PDF delle pratiche disponibili in italiano)

Quando si recitano le preghiere rivolte a divinità come la Dakini dal Volto di Leone, ecc., si visualizza la divinità e si recita il mantra con totale fiducia. Affidatevi alla divinità considerando che essa possiede ogni potere e si manifesta in diversi aspetti e per scopi differenti a beneficio degli esseri senzienti che possiedono il karma corrispondente.

La pratica del Buddha della Medicina non serve solo alla guarigione: è straordinariamente efficace per ottenere il successo e superare qualsiasi difficoltà; è benefica per le persone defunte, per i conflitti familiari, per chi è malato, per ottenere felicità e liberazione dalla sofferenza, per trovare lavoro, per favorire le attività economiche, ecc.

La divinità dell’Ombrello Bianco è molto potente nel proteggere dai pericoli degli elementi. Con fede salda e un rifugio sincero, potete persino collocare immagini o il mantra dell’Ombrello Bianco in vari luoghi. Visualizzate poi una pioggia di nettare che, scendendo, estingue gli incendi, purifica la sofferenza degli insetti e purifica il karma negativo di tutti gli esseri senzienti, conducendoli alla liberazione.

LA PRATICA DI GURU PADMASAMBHAVA CHE PROTEGGE DAL PERICOLO DELLA TERRA

Rivolgo la mia preghiera a Urgyen Padma Jungne (Urgyen sorto dal loto). Concedi le tue benedizioni affinché le aspirazioni si compiano spontaneamente.

Preghiera a Guru Rinpoce per dissipare gli ostacoli sul sentiero (Barche Lamsel)

Prezioso maestro, incarnazione di tutti i buddha dei tre tempi, grande beatitudine, signore di tutte le siddhi, forza adirata che dissipa tutti gli ostacoli e sottomette i demoni: ti preghiamo, concedi le tue benedizioni.

Ti preghiamo di pacificare tutti gli ostacoli esterni, interni e segreti e di concedere le tue benedizioni affinché i desideri si realizzino spontaneamente.

Poi recitate:

Quando, a causa degli ostacoli degli elementi terra, acqua, fuoco e vento, giunge per questo corpo illusorio e preso a prestito il momento della fine, pregando senza la mente esitante del dubbio Urgyen (Padmasambhava) e le dee dei quattro elementi, non vi è dubbio che i quattro elementi saranno naturalmente pacificati.

Rivolgo la mia preghiera a Urgyen Padma Jungne (Urgyen sorto dal loto). Concedi le tue benedizioni affinché le aspirazioni si compiano spontaneamente.

OM AH HUM VAJRA GURU PADMA SIDDHI HUM (Recitare molte volte).

Inoltre, la recitazione di OM MANI PADME HUM associata alla pratica del tonglen per un’ora al giorno può arrestare i pericoli legati all’elemento terra. È anche possibile dedicarsi alla lettura del Sūtra di Kṣitigarbha.

(Colofone: Questo consiglio è stato conferito a Kaohsiung, Taiwan, nel marzo 1995.)

PROTEZIONE DAI DANNI DEI TERREMOTI

Trascrivete il seguente mantra in senso orizzontale su una lunga striscia di carta, benedicetelo con incenso di legno di agar nero e giwang. Questo mantra non deve essere mostrato ad altre persone. Poi collocate questa protezione sui muri della casa; è anche possibile indossarla.

OM AH BHARA CHAKRA SHRI TAY MUNAY YAY AH PAH NA YA Proteggi questo luogo da tutti i pericoli dei terremoti RA KYA RA KYA

Per una protezione da portare indosso, trascrivete l’intero mantra e aggiungete quanto segue:

Proteggi chi porta questo mantra da tutti i pericoli dei terremoti RA KYA RA KYA

Queste istruzioni provengono da Gampopa Dakpo Lhaje. Se nelle vostre vicinanze sono presenti lama qualificati, è possibile far benedire i mantra da loro. In caso contrario, visualizzate che la saggezza di tutti gli innumerevoli buddha venga assorbita in questo mantra, stabilizzandolo per sempre come protezione. Con fede salda, indossate questo amuleto e disponetelo attorno alla casa.

CONSIGLI PER ITERREMOTI

Rinpoce ha raccomandato a tutti i centri di Taiwan di eseguire le seguenti pratiche per prevenire ulteriori problematiche sismiche:

  1. Ogni giorno, i ghesce dovrebbero recitare il Namtsan Nang-gya e il Tashi Tsekpa.
  2. Gli studenti dovrebbero assumere il più possibile gli otto precetti Mahāyāna, dedicando le preghiere affinché non si verifichino più calamità naturali sul territorio e in qualunque altro luogo.
  3. Recitare il più possibile il mantra Migtsema di Lama Tzong Khapa accompagnato da preghiere.
  4. Recitare la preghiera a Padmasambhava (La pratica di Guru Padmasambhava che protegge dal pericolo della terra), ritenuta da Rinpoce di straordinaria efficacia. Eseguirla almeno tre volte al mattino e tre alla sera, o più spesso se possibile.
  5. Leggere il Sūtra del Diamante e il Sūtra del Cuore per purificare il karma negativo.
  6. Recitare preghiere a Tārā, in particolare le Lodi alle ventuno Tārā.
  7. Recitare la preghiera della Dakini dal Volto di Leone.

Queste pratiche andrebbero eseguite con continuità per un periodo da 3 a 5 mesi.

PROTEZIONE DAL FUOCO

Su un foglio di carta quadrato, si apponga del sangue velenoso. Si scriva quindi questo mantra con inchiostro miscelato a polvere di cristallo:

TADYATHĀ OM TĀRE TUTTĀRE TURE EH KHA TZAA DI SHANKHARA SHANKHARA AGNI BAHA YA SHANKHARA TSARA TSARA TSIRI TSIRI BUHURU BUHURU BHARA MARA TAM BAHAYA BHARA MARA TAM BAHAYA JALA NAM JANA LAM SVĀHĀ

Si inserisca il testo del mantra all’interno di una tsatsa bianca. Si leghi o si sigilli questa tsatsa insieme a sostanze fauste connesse all’elemento acqua, come cristallo, sale marino o legno d’acqua. La si collochi quindi a sud-est (direzione della divinità del fuoco, in un luogo riparato da possibili danni. Si tramanda che in questo modo il luogo sia preservato dal fuoco, persino dall’incendio cosmico alla fine dei tempi.

Si tratta di un terma, un “tesoro nascosto” di Guru Tseten Gyaltsen.

Se accompagnati da una fede salda, questi metodi possono recare aiuto, ma ciò non implica che purifichino direttamente il karma che causa i terremoti o i pericoli del fuoco: a tale scopo è necessario impegnarsi in pratiche specifiche di purificazione. Tuttavia, questi rimedi possono costituire le condizioni propizie per non fare esperienza di terremoti e pericoli d’incendio. La soluzione fondamentale che consente di non sperimentare terremoti, uragani, incendi o alluvioni consiste nel purificare la causa originaria presente nel proprio continuo mentale — ovvero la propria mente — astenendosi dal compiere azioni negative e conducendo una vita di pura condotta etica.

I mantra, pertanto, offrono un valido ausilio. Nemmeno possedendo montagne d’oro e diamanti o milioni di dollari si potrebbero arrestare tali pericoli, mentre questi metodi possono giovare.

(Colofone: Le istruzioni sulla protezione dal fuoco sono state trascritte da Patricia Weill il 22 settembre 1999.)

CONSIGLI PER GLI INCENDI BOSCHIVI

Rinpoce suggerisce che, qualora gli incendi boschivi in Australia continuassero a divampare senza controllo, i vari Centri australiani dovrebbero celebrare undici puja del Buddha della Medicina. Eseguendole con intense preghiere al Buddha della Medicina affinché plachi i venti e porti la pioggia, ciò potrà certamente giovare alla situazione, in particolar modo se i ghesce dei Centri prendono parte alle funzioni. Dall’osservazione spirituale condotta da Rinpoce, la pratica del Buddha della Medicina è risultata estremamente benefica.

(Colofone: Consiglio conferito nel gennaio 2002 ai centri australiani e trascritto dal Ven. Roger Kunsang.)

Per quanto riguarda le spiegazioni fornite dal mondo scientifico in merito ai disastri degli elementi, in esse non viene mai menzionata la mente, il principio creatore che ne fa esperienza. La scienza si limita a descrivere la dinamica evolutiva esteriore dei processi. Quand’anche tale spiegazione fosse corretta sul piano fenomenico, rimane una disamina contingente e superficiale: non spiega realmente il motivo per cui l’intero processo ha avuto origine, né perché si sia manifestato. Allo stesso modo, perché un neonato nasce disabile in una determinata famiglia? La questione è analoga: perché proprio quel bambino è dovuto nascere in quel contesto familiare? Anche spiegandolo attraverso la genetica, perché quel figlio non è nato in una famiglia diversa con un patrimonio genetico integro? A queste domande non vi sono risposte se si esclude la mente.

Persino dagli insegnamenti buddhisti più basilari è possibile comprendere l’origine di uragani e terremoti: sorgono come risultato delle dieci azioni non virtuose. La causa karmica può derivare dall’aver commesso una singola non-virtù o da una combinazione di esse. Può trattarsi della maturazione karmica negativa del furto, della malevolenza verso il prossimo o di visioni errate, come il negare l’esistenza della rinascita o la funzione di Buddha, Dharma e Sangha quali oggetti di rifugio. Una parte del frutto karmico negativo dell’incredulità o di una visione errata può essere ritrovarsi privi di una guida o di un riparo a seguito di una catastrofe. Tali eventi possono costituire l’esito karmico dell’uccisione o di una qualsiasi delle altre dieci non-virtù, singolarmente o congiuntamente.

Questo è dunque il karma: la mente sperimenta il terremoto o l’uragano come frutto dell’atteggiamento ecocentrico e dall’attaccamento al sé o dalla collera. Attaccamento e rabbia sono strettamente interconnessi e la loro vera radice risiede nell’ignoranza, la mente inconsapevole che non conosce la natura ultima della mente, dell’io o degli aggregati.

Ricordate dunque che vi è una causa primaria — il karma — e vi sono le condizioni cooperanti. Il terremoto non proviene dall’esterno, ma scaturisce dalla propria mente. Ricordate anche che, pur adottando ogni precauzione materiale esteriore, se permane la causa, l’effetto giungerà a maturazione: edifici costruiti con i più rigorosi criteri antisismici crollano durante i terremoti, mentre strutture prive di qualsiasi misura di sicurezza rimangono intatte. Se sussiste la causa karmica per la distruzione di un edificio, essa avverrà; in assenza di tale causa, nulla potrà accadere.

Questa prospettiva è condivisa da tutte e quattro le scuole filosofiche del Buddhismo. Secondo tutti i sistemi filosofici buddhisti, Buddha Śākyamuni ha affermato: «Ognuno è guida di se stesso ed è pure il proprio nemico». Questa è la realtà dei fatti: fare esperienza quotidiana di problemi o di felicità dipende unicamente dall’uso che facciamo della nostra mente e dalla direzione in cui la orientiamo. Se si conduce la mente a pensare positivamente, si otterrà la pace; se la si lascia vagare verso la negatività, si incontreranno sofferenze.

In ultima analisi, la soluzione migliore consisterebbe nel non sperimentare mai più queste avversità. ma sarà possibile solo se, nella vita di ogni giorno, purificheremo la causa dei problemi radicata dentro di noi, e non all’esterno, ossia i nostri pensieri disturbanti e negativi (la mente egoriferita). In dipendenza da questa mente sorgono ignoranza, collera e attaccamento. Spinti da tali disposizioni mentali, ci si impegna in azioni che diventano negative, generando il karma pericoloso che arrecherà sofferenza a sé e al prossimo. Qualsiasi spiegazione esteriore, seppur corretta a livello convenzionale, descrive unicamente le condizioni di questi eventi. In assenza della causa interiore — il karma negativo — la condizione esteriore che fa scaturire il problema non potrebbe manifestarsi.

Ogni giorno dovremmo pregare per purificare il karma negativo accumulato nel passato. Ogni giorno dovremmo sforzarci di astenerci dal produrre nuovo karma negativo. Per questa ragione è fondamentale assumere voti (laici o monastici), condurre una vita fondata sull’etica e non creare ulteriore negatività. Prendendo impegni formali (voti) e maturando nella mente la ferma decisione di non ricadere negli errori, ci si protegge dal compiere nuovamente azioni negative. Anche qualora non sia possibile ricevere i precetti al cospetto di oggetti sacri, della comunità del Sangha o del proprio maestro spirituale, si può comunque stabilire interiormente la ferma intenzione di astenersi dal karma negativo e di vivere nella moralità.

La soluzione suprema e definitiva a ogni problema risiede dunque nella pratica del Dharma, in particolare nell’attualizzare il sentiero nella propria mente e nel purificare le cause — il karma e le afflizioni mentali — di ogni sofferenza (rinascita, vecchiaia, malattia e morte).

Questo costituisce altresì il rimedio principe per ogni malattia e disturbo fisico, come i tumori. È inoltre la via ottimale per godere di lunga vita, preservare la salute, ottenere prosperità, influenza e reputazione, vivere in armonia, pace e serenità, e per ricevere l’aiuto, l’affetto, l’amore e il sostegno altrui, e così via.

Con profondo affetto e preghiere, Lama Zopa

(Colofone: Lettera di Lama Zopa trascritta dalla Ven. Holly Ansett nei mesi di settembre, ottobre e novembre 2002, durante un viaggio attraverso gli Stati Uniti e presso Kachoe Dechen Ling, Aptos, California. L’intero documento (la lettera e le pratiche incluse) è stato sottoposto a una leggera revisione editoriale da parte della Ven. Constance Miller a Taos, New Mexico, nel marzo 2003.)

Tratto e tradotto da Practices for Natural Disasters

Puoi trovare la pratica del Buddha della Medicina nel volume Come affrontare la morte senza paura.

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