Fondamentalmente, abbiamo un grande, grandissimo problema ed è il fatto di avere questa cosa che chiamiamo mente. Provate a immaginare: sarebbe fantastico se fossimo un fiore. Oppure un tappeto: qualcuno ci cammina sopra e non ci importa; ci lasciano qui per terra e non ci sentiamo ignorati o abbandonati; ci mettono in un negozio con attaccato un cartellino con prezzo e non ci sentiamo offesi o abusati.
Capite che cosa intendo? Abbiamo questa cosa chiamata mente ed è davvero doloroso. Continua a pensare a qualcosa, a voler sapere qualcosa, a cercare di conoscere qualcosa.
Riesco quasi a provare un po’ di compassione per coloro che vogliono impiccarsi. Immagino pensino di poter spegnere la mente perché per loro è semplicemente troppo doloroso andare avanti con lei che non smette mai di pensare a qualcosa.
E poi, ovviamente, c’è tutta un’altra serie di cose che aiuta affatto, che ci danno da pensare: non appena questa mente vede un “mi piace” su Instagram siamo felici. Cose del genere, capite cosa intendo?
Ma questa mente è anche, presumibilmente, come disse Saraha, un gioiello e quindi è anche molto preziosa.
È una grande benedizione avere una mente
Finché ci sarà una mente ci sarà anche una cosa chiamata viaggio, sentiero, obiettivo; ci sarà un cammino verso un obiettivo e una tecnica per percorrerlo in modo da non andare fuori strada; ci saranno delle sfide e poi, ovviamente, dei metodi per superarle. E finché ci sarà un sentiero ci sarà necessariamente una cosa chiamata “chi percorre il sentiero”. E “chi percorre il sentiero” implica che non siamo ancora perfetti.
La scorsa notte riflettevo: “Cosa dovrei dire qui oggi?”. Così ho pensato che forse avrei fatto una brevissima introduzione al sentiero del Buddha e per farlo penso sarebbe più comprensibile se lo si divide in poche categorie. La prima, e credo la più importante, è il risultato, “che cosa ci guadagniamo” per così dire. Cosa otteniamo? Cosa c’è in ballo? Questo è un punto.
Poi, credo, dobbiamo parlare di come ottenere quel risultato e per farlo, penso che si debba parlare di due cose: gompa, meditazione, e jöpa, il comportamento, l’azione.
Quindi: risultato, meditazione e azione. Ma tutte queste cose — risultato, meditazione e azione — devono essere basate su una certa visione. Questa è la cosa più importante.
Tradizionalmente, dovremmo trascorrere un’enormità di tempo, la maggior parte del nostro tempo, cercando di stabilire davvero questa visione
In verità, a seconda del tipo di persona che siete potreste capirla, potresti coglierla all’istante, se siete dotati di quel tipo di capacità. Ma la maggior parte di noi non è così. Quindi, prima di tutto, dobbiamo cercare di stabilire questa visione attraverso l’ascolto, lo studio e la contemplazione in modo più intellettuale. Ma l’approccio intellettuale alla visione ha dei limiti. Potreste avere un po’ di convinzione o fiducia in quella visione, ma poiché abbiamo questa cosa chiamata mente, continuiamo a dimenticarcene. È come se, pur sapendo intellettualmente che fumare non fa bene, semplicemente quando vedete qualcuno fumare, ci ricascate di nuovo. Anche l’avvertimento più vivido sui pacchetti di sigarette non serve a nulla. Non lo vedete nemmeno.
Quindi stabiliamo la visione attraverso una cosa chiamata meditazione. La visione è molto, molto importante e penso che sia qualcosa a cui, se siete interessati a seguire il Buddha, dovreste dedicare del tempo. E come si fa? Il modo migliore – e so che questo modo migliore è qualcosa che a molte persone cosiddette intellettuali e critiche potrebbe non piacere – è in realtà la preghiera.
Il modo migliore è pregare i Buddha e i Bodhisattva. E ha senso. Perché nella preghiera c’è qualcosa che ha a che fare con il desiderio. La preghiera ha a che fare con un’aspirazione. Quando desideriamo ardentemente qualcosa di particolare non pensiamo ad altro: ad esempio se desidero disperatamente una rosa bianca, allora non penserò troppo alle margherite. Ma in questo momento, ci sono margherite ovunque. Quindi, niente rose.
Quindi, il modo migliore è la preghiera
E non sono solo io a dirlo. Anche l’uomo più critico, uno dei filosofi più critici, Candrakirti, lo disse. Quando qualcuno gli chiese: “A chi dovremmo insegnare sunyata?” ripose “a qualcuno che ha un dottorato di ricerca alla Sorbona”. Non lo disse. Invece disse che dovremmo insegnare sunyata a coloro che, nel momento in cui si pronuncia la parola sunyata, viene la pelle d’oca, hanno le lacrime agli occhi. A loro deve essere insegnata la sunyata.
In ogni caso, come ho accennato, la maggior parte di noi, me compreso, non si fida davvero delle preghiere. Tuttavia la nostra cosiddetta mente scettica, lo scetticismo che abbiamo è semplicemente paralizzante ed è alimentato dalla nostra logica. È davvero strano, non è così? Il nostro scetticismo non è buono. I veri scettici sono gli yogi tantrici, i praticanti. Sono loro i veri scettici.
Quindi, non ci fidiamo delle preghiere o se lo facciamo, non ci fidiamo delle nostre oppure se riusciamo a farlo è come se la nostra preghiera fosse in un certo senso ostacolata da tutto questo teismo, da quel che pensiamo ci sia là fuori o dentro di noi, da soggettivo e oggettivo, da qualsiasi dualismo… Allora diventa tutto troppo complicato. È per questo che Maitreya ha detto ancora e ancora, e non solo Maitreya ma molti altri maestri, che dobbiamo studiare, cioè ascoltare e contemplare. E per farlo la disciplina è fondamentale. Ma tornando alla visione: oltre il 50% degli insegnamenti del Buddha, probabilmente molti di più, sono per stabilire la visione.
Ora, sono sicuro che alcuni di voi probabilmente stanno pensando: “Di quale visione sta parlando?”
Bene, ve la butto lì.
- Tutte le cose composte sono impermanenti.
- E tutte le emozioni sono dukkha (insoddisfacenti).
Queste due sono la visione relativa.
- Tutte le cose sono intrinsecamente inesistenti.
- Il nirvana è al di là dei concetti o di qualsiasi estremo.
Queste due sono la visione ultima.
Si può dire che il Buddhismo, la filosofia buddhista, è davvero un sentiero per apprezzare il paradosso e per applicare concretamente la comprensione del paradosso nella nostra vita. Fondamentalmente, pensiamo sempre che qualcosa sia reale. Ed è molto strano.
Quando pensiamo che qualcosa è reale, molte volte ci sono molte ragioni per cui lo è
Il sole ad esempio è vero perché lo vediamo tutti. Il consenso è unanime. Oppure tutti noi abbiamo una data di nascita e questo aiuta a dimostrare che esistiamo. A volte invece è piuttosto strano: a volte cose che ci sembrano opposte aiuta a pensare che siano reali. Qualcosa c’è ma al contempo non c’è: ad esempio il volto che avete visto nello specchio negli ultimi cinquantasei anni. È qualcosa che esiste, ma non c’è. C’è, ma non c’è.
Oppure un arcobaleno: c’è, ma non c’è. Alcuni di questi paradossi li conosciamo e li apprezziamo: stiamo guardando un film, ed è un film davvero bello, romantico, di suspense, commuovente o spaventoso. Poi però vi scappa la pipì, lo mettete in pausai e andate in bagno. Quindi sapete che c’è, ma non c’è.
Alcune di queste cose, le sappiamo. E non solo abbiamo questo tipo di saggezza, abbiamo anche un tipo di compassione elevata: siete una madre che gioca con il suo bambino, costruendo un castello di sabbia, e vi lasciate coinvolgere “questa è la porta, questa è la finestra, è qui che la torre…”, tutto questo. Ma lo sapete bene che lo state facendo per gioia del bambino e che non è un vero castello. Ma giocate comunque, andate avanti. È una compassione molto, molto buona.
Ora, il Buddhismo è probabilmente il migliore nello spiegare questo paradosso
Perché ciò che i buddhisti dicono è che tutto questo, anche noi che stiamo parlando qui in questo momento, c’è ma non c’è.
“Ok, perché dovremmo riconoscere e apprezzare questo paradosso?” potreste chiedervi. Volete la magia o no? Il paradosso crea la magia. È meraviglioso. Se riuscite a capirlo, ad apprezzarlo e a giocarci, è magico, favoloso. Se non lo capite, allora la magia è solo un trucco e un trucco è una magia di serie B, giusto?
Questo è il motivo per cui credo che la gente ami prendere sostanze allucinogene, perché per un po’ di tempo, ci si sente davvero davvero strani! E il paradosso è così, due cose che sembrano opposte ma non lo sono.
Nel Buddhismo, nel Sutra del Cuore, ci sono quattro affermazioni:
- La forma è vacuità.
- La vacuità è forma.
- La forma non è altro che vacuità.
- La vacuità non è altro che forma.
Ecco perché capire e apprezzare il paradosso è davvero importante ed ecco perché nel Buddhismo tutto è accettabile. Quando prima Rinpoche mi ha fatto un’offerta di riso e tutto il resto, mi stava dando l’intero universo su un piccolo piatto. E mi offriva cose come la mucca che esaudisce i desideri. E a causa del paradosso, non devo preoccuparmi di dove mettere questa mucca. Quindi tutte queste preghiere apparentemente molto ritualistiche, tutto questo, è accettabile.
Il Buddhismo non è una sorta di filosofia intellettuale che decostruisce tutto, indossa un berretto, fuma un gran sigaro, beve caffè nero, pensa e non fa nulla e muore con l’angoscia esistenziale (il riferimento è a Sartre, ndt).
Quindi questa è la visione, in modo molto, molto breve.
Passiamo al risultato
Quando parliamo del sentiero buddhista, ovviamente stiamo parlando del fine, del risultato, del profitto, di ciò che otteniamo. Anche questo è un punto davvero importante. Dovete saperlo e non dimenticarlo. I buddhisti, in generale, i buddhisti non hanno mai qualcosa da ottenere. Niente, affatto.
Il risultato è drande. Drande significa eliminazione. Il nome, l’etichetta “risultato” è data a qualcosa che è assente, che si elimina. Anche la parola Buddha, sang, è eliminazione, risveglio. Non si tratta di ottenere qualcosa, non otterrete qualcosa di nuovo ma eliminando macchie temporanee e illusorie dalla vostra mente. Temporanee e illusorie. Sì, certo, si ripresentano in continuazione ma non rimangono e questa è davvero un’ottima notizia Le macchie sono temporanee. Non solo: anche quando si manifestano temporaneamente, mentre stanno arrivando, sono comunque un’illusione.
Quindi questo è il risultato, lo scopo, il fine del sentiero.
E veniamo alla meditazione buddhista. Ma qui c’è un problema perché nel momento in cui viene usata questa parola state già pensando a un cuscino agli incensi o qualcosa del genere. E non è così. Qualsiasi tipo di esercizio o di allenamento che vada contro l’attaccamento a qualcosa come se fosse vero, questa è l’essenza della meditazione buddhista. Deve essere così.
La meditazione non dovrebbe servire a calmare la mente, non è questo il suo scopo
E di certo, non è per dormire meglio o avere una buona gestione. Per dormire bene, per una buona gestione, per essere senza stress, per tutto questo, non avete bisogno della meditazione buddhista. Se questo è il caso vi posso suggerire molte app. Ce ne sono davvero di ottime, perfette per i principianti.
Ma se mi chiedete cos’è la meditazione buddhista, cos’è samadhi, cosa sono i dhyana, allora sono quello che ho appena detto: significa andare contro all’attaccamento che ci fa pensare a qualcosa come se fosse vero. E sapete perché? Perché ciò è legato alla visione.
Ricordate il paradosso? Se la vostra meditazione non va in quella direzione, non va contro all’attaccamento, allora non state capendo il paradosso. Questa è la meditazione buddhista.
Ma è un argomento molto vasto, è davvero vasto. Shantideva ci insegna persino come lavarci le mani, ma è tutto legato a questo, alla visione, perché ogni cosa ci deve aiutare ad arrivare alla saggezza. Altrimenti, perché mai Shantideva avrebbe dovuto preoccuparsi di come ci laviamo le mani?
E veniamo all’azione: il comportamento non dovrebbe essere estremo
Storicamente, c’è il Buddha che ha vissuto sei anni di penitenza ed estrema austerità e poi che prende il latte e tutta quella storia. Non vi siete mai chiesti perché i buddhisti possano accettare sia le persone con la testa rasata e gli yogi con dreadlock? Come possono coesistere? Perché ci sono monaci come Shariputra e poi laici come Avalokiteshvara? Persone totalmente diverse: Shariputra super austero con la ciotala per l’elemosina e Avalokiteshvara è molto ricco, con un solo dei suoi orecchini si potrebbe comprare tutta Parigi. Com’è possibile? Non vi siete mai chiesti il perché? Non è che tutti i buddhisti debbano indossare calze o che un buddhista non possa mangiare pollo. Non c’è una regola così generale.
E di nuovo torniamo al paradosso, alla comprensione del paradosso. Per esempio, la non-violenza, come compassione verso se stessi e verso gli altri e poi, nel non violenza è non vedere le emozioni come un nemico.
Quindi tutto questo rende il Buddhismo, in un certo senso, molto complicato perché è molto difficile da semplificare
Ma è sembra davvero fatto su misura per le persone moderne. Cos’è il moderno? Cos’è l’avanguardia? È pensare sempre in avanti, non rimanere bloccati in un sistema.
Bene, se è questo ciò che volete, allora dovresti davvero esplorare i temi di cui ho appena parlato.
Questo è il Buddhismo, poi però ci sono i “buddhisti”. Non tutti i buddhisti sono buoni ed ecco perché non esiste una sola preghiera, in tutto il Buddhismo, che dica: “Possano tutti diventare buddhisti”. Neppure una. Tutti preghiamo affinché ognuno si risvegli.
Trascritto e tradotto da The Path of the Buddha. Nel marzo 2018, su invito di Pema Wangyal Rinpoce e Jigme Khyentse Rinpoce, Dzongsar Khyentse Rinpoce tenne un’introduzione al sentiero del Buddha, esponendo i concetti di visione, meditazione, condotta e risultato, in Dordogna, Francia.






