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Categoria Collana "Le basi del pensiero buddhista"
Etichette Buddhismo, Dharma, tantra
Tantra. Le basi del pensiero buddhista vol. 6
Ghesce Tashi Tsering
Tantra
Le basi del pensiero buddhista (collana), sesto volume
Traduzione di Roberta Moretti
Copertina elaborata da un’opera di Elisa Macci
Edizione: brossura, 262 pp.
ISBN 979-12-80233-50-9
€ 18,50
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Il Buddhismo tantrico offre una via rapida per lo stato di Buddha grazie alla dissoluzione delle energie sottili del corpo nel canale centrale del cuore, imitando le trasformazioni della coscienza che avvengono momento della morte: Ghesce Tashi utilizza un linguaggio diretto per spiegare il tantra e le divinità, le iniziazioni, i mandala e la sottile fisiologia del corpo, fatta di canali ed energia sottile (chakra).
Questo è il sesto e ultimo volume della collana Le basi del pensiero buddhista e individualmente e collettivamente rappresentano un’eccellente introduzione al Buddhismo tibetano. Questi libri unici e accessibili si basano sul programma di studio elaborato dallo stesso autore per la Fondazione per la Preservazione della Tradizione Mahayana (FPMT). Le spiegazioni di Ghesce Tashi combinano il rigore e la completezza dottrinale con la lucidità e l’accessibilità, mai disgiunte dall’umanità e dal calore della sua personalità. Con Ghesce Tashi, entriamo in contatto con la nuova generazione di monaci studiosi tibetani che insegnano in Occidente e che seguono le orme di maestri venerati e innovativi come Ghesce Wangyal e Ghesce Sopa.
Ringraziamo il Centro Terra di Unificazione Ewam di Firenze che ha sostenuto e reso possibile la traduzione di questo libro. La copertina di questo volume, e di tutti i libri della collana, è realizzata con la riproduzione di una thangka dipinta da Elisa Macci.
Ghesce Tashi Tsering
Ghesce Tashi Tsering è nato a Purang, nel Tibet occidentale, nel 1958. In tenera età è scappato sull’Himalaya con i genitori e il fratello minore per sfuggire all’occupazione del suo Paese da parte dell’esercito comunista cinese e alla distruzione della sua cultura. Ha ricevuto la sua prima educazione nelle scuole gestite dal governo tibetano in esilio in India. Nel 1970 Ghesce Tashi è stato tra i primi a frequentare il nuovo collegio dell’Università monastica di Sera Mey, alla cui ricostruzione ha contribuito insieme ai suoi compagni monaci in condizioni fisiche estremamente difficili. Dopo aver seguito il programma incentrato sui cinque argomenti chiave della tradizione del Nalanda (filosofia, metafisica, epistemologia e logica, psicologia e disciplina monastica), si è laureato con lode diventando Ghesce Lharampa nel 1990, per poi proseguire gli studi presso il monastero tantrico di Gyuto. Nel 1991 ha iniziato a insegnare in Occidente, prima presso il monastero di Nalanda in Francia, poi al Jamyang Buddhist Centre di Londra. Ha tenuto corsi di Buddhismo, conferenze e dialoghi interreligiosi in Europa, negli Stati Uniti e in Asia. Ghesce Tashi ha creato il corso Le basi del pensiero buddhista di FPMT, da cui ha preso spunto per la serie di sei volumi dallo stesso nome, e i corsi Lam Rim Chenmo (in presenza e online). Ghesce-la è noto per la sua comprensione della mentalità occidentale e per la sua capacità di presentare gli insegnamenti buddhisti più complessi con chiarezza, autenticità e raffinatezza. Nel maggio 2018 stato nominato 91° abate dell’Università monastica di Sera Mey da Sua Santità il XIV Dalai Lama del Tibet. Per maggiori informazioni: www.geshetashi.org
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1 recensione per Tantra. Le basi del pensiero buddhista vol. 6
Valerio Carollo (proprietario verificato) –
Nell’epoca in cui molti di noi prendiamo iniziazioni anche tantriche con estrema facilità e leggerezza, questo libro dovrebbe essere una lettura obbligatoria prima di prendere l’iniziazione. Spiega in modo semplice ma allo stesso modo esaustivo cos’è il tantra, quali sono i requisiti per entrarci, in cosa consiste l’iniziazione, quali sono le varie divinità, le varie pratihe da svolgere, i vari stadi di realizzazione… Tutto è spiegato in modo comprensibile a chiunque abbia una base di cosa è il buddhismo tibetano sei sutra.
L’unica cosa che non ho apprezzato molto ed ho trovato un po’ pesante (colpa mia, sia chiaro) è il continuo specificare il maschile e il femminile: un o una praticante, dotato o dotata, un o una consorte, eccetera. Questa cosa per me rompe il ritmo e la scorrevolezza della lettura, che scorrerebbe via molto liscia pur trattando temi profondi, ma capisco che in questo periodo woke si debba ricorrere a questi appesantimenti per evitare (a mio avviso inutili) critiche.
Carolina Lami –
Grazie Valerio per la sua recensione così dettagliata e anche per aver sottolineato un aspetto che in effetti è stato oggetto di riflessione editoriale.
Siamo consapevoli che gli sdoppiamenti che lei segnala possano rallentare la lettura ed è un’osservazione stilisticamente legittima. Di solito cerchiamo di privilegiare il più possibile forme impersonali o collettive proprio per non appesantire il testo. Tuttavia, in questo testo in particolare, la nostra intenzione non era un tentativo di adeguamento al “clima woke” per evitare critiche, ma una scelta di accuratezza contenutistica, tanto più rilevante quando si affronta il tantra. Nel Vajrayana la componente femminile non è un dettaglio accessorio neutralizzabile per ragioni stilistiche e di scorrevolezza: le figure delle ḍākinī, il principio prajñā come femminile, la presenza storica e dottrinale di yoginī e consorti nella trasmissione degli insegnamenti sono strutturali. Il maschile sovraesteso, in un contesto che tratta esplicitamente di praticanti e consorti di entrambi i generi, rischierebbe di essere non solo “politicamente” disattento ma dottrinalmente impreciso, oscurando proprio ciò che i testi vogliono rendere esplicito.
Un’ultima considerazione, per noi non banale: i nostri libri, e in generale i testi che affrontano seriamente la spiritualità, oggi si rivolgono a un pubblico in cui la componente femminile è tutt’altro che marginale: specificare “praticante” al femminile non è una concessione “woke”, è tenere in considerazione – anche attraverso il linguaggio – tutti (e tutte) coloro effettivamente si avvicinano a questi insegnamenti.
Detto ciò, il suo appunto sulla scorrevolezza ci è utile: faremo del nostro meglio per trovare soluzioni meno “pesanti” che mantengano l’accuratezza senza sacrificare il ritmo della lettura. Grazie ancora!