Viviamo in un’epoca che ci spinge costantemente verso l’efficienza, la reattività e il controllo, lasciandoci spesso in balia dell’ansia e di una profonda insicurezza interiore. Di fronte alle difficoltà personali o alle tensioni del mondo contemporaneo, la reazione automatica è quella di reagire con agitazione, frustrazione o rabbia. Ma esiste un’altra via, radicalmente trasformativa.
Questa breve lettura, tratta da Conoscenza saggezza (pubblicato originariamente con il titolo Wisdom Energy) un’opera fondamentale che raccoglie alcuni degli insegnamenti orali di Lama Yeshe. Con la sua consueta combinazione di straordinaria empatia umana, acume psicologico e rigore dottrinale, Lama Yeshe ci offre una chiave di lettura pratica e immediata per disinnescare la nostra sofferenza mentale.
Di fronte alla paura e alla preoccupazione, la soluzione proposta dal Buddha è tanto semplice quanto radicale: esaminare da vicino l’oggetto che scatena questi stati d’animo. Se lo fai nel modo giusto, ti accorgerai che tendi a percepire quella situazione come se fosse destinata a durare per sempre, un’illusione che non ha nulla a che fare con la realtà dei fatti. Osservala e chiediti: «Ne vale davvero la pena? La preoccupazione è una soluzione o no?». Esaminala: è stabile o mutevole? Come ci ricordano i grandi maestri, «Se le cose possono cambiare, perché preoccuparsi? Se non possono farlo, a cosa serve preoccuparsi?». Quando hai paura, guarda dritto in faccia ciò che la provoca.
In particolare, quando ti senti scossa/o e in ansia, noterai che nella mente c’è l’idea che tutto sia solido e definitivo e questo ti porta a proiettare all’esterno un problema concreto. Ma niente di tutto questo è reale. La psicologia buddhista ci mostra che la mente spaventata e preoccupata fraintende sempre le cose, sovrastimandole o sottostimandole, senza vederle per quello che sono. Se riesci a cogliere la natura profonda e universale di ciò che ti spaventa, vedrai che diventerà come una nuvola: arriva e poi si dissolve. Quando l’ansia ci travolge, capita a volte di pensare: «Sarà sempre così». Non è vero. Le cose non restano mai uguali, vanno e vengono in continuazione: questa è la realtà.
Il pericolo nascosto dell’avversione nei movimenti per la pace
Inoltre, quando l’ansia e la paura invadono la nostra mente, possiamo anche avere le migliori intenzioni, ma finiamo inevitabilmente per generare avversione. Ma l’odio non ha nulla a che fare con la pace e la felicità, vero? La psicologia buddhista ci insegna che paura e ansia tendono a nutrire rabbia e ostilità. Dici di volere la pace ma è proprio il tuo stato interiore a provocare astio. È una contraddizione. Chi manifesta per la pace o per altre cause deve fare molta attenzione a questo, trovando il proprio equilibrio per capire fino a che punto spingersi senza lasciarsi prendere dalla rabbia. Siamo tutti diversi.
Immagina di essere in piazza a manifestare per la pace e che a un certo punto il Presidente dica qualcosa che non condividi. Dovremmo arrabbiarci? Dovremmo odiarlo? Io non credo proprio, sarebbe un errore. Se il nostro impegno per la pace finisce per renderci furiosi, c’è qualcosa che non va. Il Presidente è un essere umano. Anche lui vuole la pace e la felicità. Nel profondo del suo cuore desidera essere felice e non soffrire. Questa è una realtà che ci accomuna tutti. Perciò, chiunque di noi faccia parte di un movimento pacifista deve fare attenzione a non nutrire odio verso alcun essere umano. Questa è la cosa più importante. Quando manifestiamo, dobbiamo essere coerenti con quello che diciamo.
Fare politica non è semplice. Neppure essere marito o moglie è facile. La maggior parte delle situazioni porta con sé responsabilità e impegni. Possiamo guardarci intorno e criticare chi governa o gestisce le cose, ma a ben vedere quei ruoli sono estremamente complessi.
Per avere successo, il movimento pacifista deve essere altruista. Se noi che ci battiamo per la pace partiamo dall’egoismo, da quel continuo pensare al «me, io», abbiamo ben poche speranze di successo. Se invece coltiviamo una propsettiva più ampia, bastata sulla cura per tutti gli esseri umani — avendo compreso che chiunque cerca la felicità e nessuno vuole la sofferenza —, se riusciamo a trasmettere questa consapevolezza e a lavorare insieme con costanza, alla fine avremo successo.
La pratica della meditazione nella vita quotidiana
Ci sono molte pratiche di meditazione che puoi fare per liberarti dall’ansia. Ma meditare non vuol dire per forza isolarsi in montagna. Possiedi già la chiave per trasformare la tua mente in qualsiasi momento, ovunque ti trovi. Puoi imparare a distogliere lo sguardo dalle emozioni difficili per posarlo sulla pace e, ogni volta che la mente si distrae, riportarla lì con dolcezza. Allenati a farlo continuamente. Ne sei capace, fa parte della nostra natura. Devi solo riscoprirlo.
Prova a ripensare alla tua vita, da quando sei nata/o fino a oggi: quante volte hai cambiato idea? Chi l’ha cambiata secondo te? Non è stato il Buddha. Non è stato Gesù. Chi è intervenuto sulla tua mente? Pensaci.
Questa è la meraviglia dell’essere umane/i. Portiamo già dentro di noi la capacità di liberarci; ce l’abbiamo in dotazione. Se usiamo le nostre energie e la nostra intelligenza nel modo giusto, possiamo scoprire che la pace e la felicità sono già lì, ad attenderci nel nostro cuore.






