Praticare nella vita quotidiana

Praticare nella vita quotidiana

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Esistono due tipi di motivazione per compiere un’azione: una è quella presente nel momento dell’azione (motivazione immediata), l’altra è quella che la precede (motivazione causale). Se al mattino coltivi la bodhicitta, essa diventerà la motivazione causale per tutte le attività che svolgerai durante il giorno. Addestrando la tua mente nella bodhicitta – con costanza e con impegno – essa si trasformerà gradualmente nel desiderio di beneficiare gli altri e, un giorno, sarai in grado di vivere con una bodhicitta che sorge spontaneamente, senza alcuno sforzo. Tutte le tue azioni quotidiane si trasformeranno in virtù. Questo è il motivo per cui Khedrub-je lodò il suo guru, Lama Tsongkhapa, dicendo: “Anche il tuo respiro, in entrata e in uscita, reca beneficio a tutti gli esseri senzienti”.

La meditazione sulla vacuità nella vita quotidiana

Oltre a generare bodhicitta al mattino, puoi anche decidere di meditare sulla vacuità. Quando ti svegli, puoi pensare: “Ogni cosa – compresi io, l’azione, l’oggetto e tutti gli altri fenomeni, dalla forma fino all’illuminazione, gli inferi, la liberazione, il samsara, la felicità, i problemi, virtù e non-virtù, e così via – appare alla mente come reale, esistente dalla propria parte. Ma non esiste nel modo in cui appare”. Qualsiasi fenomeno appare alla tua mente come se fosse lì, sulla propria base, ma è avvolto dall’impronta dell’ignoranza, fabbricato, o proiettati, dalla tua mente. Per quale ragione?

A causa delle impronte negative lasciate nel tuo continuum mentale dal concetto di esistenza intrinseca

Ecco perché tutte queste cose ti appaiono come intrinsecamente esistenti. Un po’ come capita a una persona che ha la mente alterata da una malattia o dalle droghe, oppure che indossa degli occhiali con le lenti colorate.

Solo chi ha una mente non alterata si rende conto che una montagna innevata è bianca; chi ha una cognizione valida e non difettosa vede una montagna innevata bianca. Ma chi ha la mente alterata da droghe o malattie, oppure indossa occhiali con le lenti blu, vede blu anche una montagna. Ha quella proiezione, quella allucinazione, quella visione di una montagna innevata blu. La sua mente allucinata proietta quella visione. In realtà, non esiste alcuna montagna innevata blu; il blu non c’è.

Gli insegnamenti usano spesso l’esempio del pezzo di corda scambiato per un serpente. Credi sia un serpente e vieni preso dal panico, mentre in realtà non c’è alcun serpente. Una donna, a Singapore o in Malesia, mi ha raccontato che una volta, vicino a casa sua, vide un pezzo di corda. Andò a prenderlo, ma era un serpente! Accadde l’esatto contrario! Pensava che fosse una corda ma scoprì che era un serpente. Poiché sembrava una corda, la sua mente allucinata creò l’etichetta “corda”, il suo concetto proiettò la corda. Allora la corda apparve e lei vide una corda. Ma la corda non esisteva affatto.

Sessioni e pause: un’unica pratica

Se fai un ritiro sul Sutra del Cuore, o addestri la tua mente sulla vacuità ogni giorno, cerca di osservare le cose da una varietà di prospettive, in modo da non annoiarti con una sola tecnica. Al mattino, decidi: “Ho intenzione di meditare sulla vacuità”. Stabilisci in quel momento cosa intendi praticare per il resto della giornata, o durante le pause se stai facendo un ritiro. A proposito: pausa non significa concederti un attimo di tregua dalla virtù. Così come non hai un secondo di tregua dal samsara, non dovresti concederti nemmeno un attimo di pausa dalla virtù!

Per il bene tuo e degli altri esseri senzienti, dovresti praticare il Dharma costantemente, dato che questa preziosa esistenza umana potrebbe essere l’unica opportunità che avrai. Se dovessi rinascere nei reami inferiori, non solo verresti sopraffatto da un’inimmaginabile sofferenza per un incredibile lasso di tempo, ma non avresti neppure la minima opportunità di praticare il Dharma. Anche una futura rinascita nei reami dei deva o umani non è una garanzia. Per questi motivi, è importante usare ogni momento della tua vita per praticare il più possibile, cioè per trasformare la tua mente. In altre parole, “pausa” significa semplicemente una pausa dalla meditazione formale. La pratica della meditazione è divisa in sessioni e pause. Le pause sono un altro tipo di tempo per la meditazione.

Consapevolezza quotidiana: la proiezione della mente allucinata

Se al mattino prendi la ferma decisione di praticare la consapevolezza della vacuità per il resto della giornata, farlo diventa più facile. Cerca di mantenere la consapevolezza che “io, l’azione e tutti i fenomeni pur apparendo come qualcosa di reale, che si trovano lì sulla loro base, in realtà sono fabbricati, o proiettati, dalle impronte negative lasciate sulla mia mente allucinata. Tutto ciò che percepisco è proiettato dalla mia mente allucinata. Niente di tutto ciò è lì; non esiste affatto”. Ripensa agli esempi che ho spiegato prima.

In questo modo, pratica la consapevolezza che tutte le cose sono proiezioni della tua mente che appaiono a causa delle impronte negative lasciate sulla tua coscienza dalla precedente ignoranza. Pratica questa consapevolezza con qualsiasi cosa ti appaia di fronte in questo momento. Per esempio, ora mi stai guardando e vedi me, ti appare un “vero” Lama Zopa. Oppure guardi i fiori sull’altare, dei “veri” fiori. Tutti gli oggetti esistenti, persino la mente, appaiono come reali, esistenti dal lato della base eppure sono tutti proiezioni dalla tua mente allucinata a causa delle impronte negative.

Non servono molte parole per praticare questa consapevolezza. La cosa più importante è praticarla con concentrazione. Se lo farai, nel tuo cuore sorgerà la comprensione che tutte queste cose non sono vere. Capirai che non esistono nel modo in cui ti appaiono. Non sono lì. La vacuità sorge nel tuo cuore. Questo è un modo estremamente efficace per praticare la consapevolezza nella vita di tutti i giorni.

Altre tecniche per la vacuità

Poi, il giorno dopo, pratica una tecnica diversa. Per esempio, pensa al punto di vista degli altri: come ti vedono, come vedono ogni cosa. Anche questo può aiutarti a capire che la tua visione è completamente erronea. Le cose ti appaiono e tu le afferri come se fossero al cento per cento reali, proprio come appaiono, ma non è questo che vedono tutti i Buddha, gli arhat o gli arya bodhisattva. Non è questo ciò che scoprono durante l’equilibrio meditativo sulla natura della realtà. Ciò che scoprono è che tutto questo è completamente inesistente.

I Buddha, gli arhat e gli arya bodhisattva vedono che ogni cosa – l’io, l’azione e l’oggetto – è totalmente vuota del modo in cui appare alla tua mente, totalmente vuota di esistere nel modo in cui tu credi. Coloro che hanno percepito direttamente la realtà vedono l’esatto opposto di ciò che appare a te: vedono che ogni cosa è totalmente vuota di esistenza intrinseca mentre, nella visione dovuta all’ignoranza, tutto esiste dalla propria parte. Nella visione della saggezza, la realtà dei fenomeni è la vacuità. La saggezza sa che nulla esiste dal proprio lato.

La sottile imputazione della mente

Un altro giorno, pratica la consapevolezza che le cose sono meramente etichettate dalla mente. Per esempio, mentre cammini, chiediti: “Che cosa sto facendo?”. Rispondi: “Sto camminando”. Chiediti di nuovo: “Perché dico che sto camminando?”. Vedrai che non c’è alcuna ragione, se non il fatto che il corpo sta compiendo l’azione di camminare. Questa è l’unica ragione. Poiché il corpo sta camminando, la tua mente etichetta e crede: “Io sto camminando”.

Quindi, l’io è meramente etichettato dalla mente. Con questo esempio puoi capire chiaramente che la base, gli aggregati, e l’etichetta, l’io, sono diversi. Cogli la differenza tra la base, gli aggregati, e l’etichetta, l’io, molto chiaramente e, all’improvviso, l’etichetta “io” diventa molto sottile, così sottile che sembra quasi inesistente. Non che non esista, ma all’improvviso, per la tua mente, è come se non esistesse. Puoi distinguere la base, gli aggregati, dall’etichetta, l’io, ma molto più di questo, all’improvviso, per la tua coscienza, l’etichetta “io” sembra come se fosse inesistente. Non è inesistente, ma diventa così sottile che sembra esserlo.

Quando gli arti si muovono, lo chiami “camminare”. L’azione del camminare è meramente imputata dalla mente che crea l’etichetta “camminare”. Anche in questo caso puoi vedere chiaramente che la base (gli arti che si muovono) e l’etichetta (camminare) sono diversi.

Allo stesso modo, delle impronte sul terreno indicano che qualcuno è passato di lì. In base a ciò, la tua mente crea l’etichetta “strada”. Senza quei segni, non hai alcun motivo per creare l’etichetta “strada”, nulla che spinga la tua mente a creare l’etichetta “strada”. Tuttavia, vedere la base – le impronte sul terreno che indicano che altre persone sono passate di lì – fa sì che la tua mente crei l’etichetta “strada”. La base e l’etichetta “strada” sono diverse. La strada è meramente imputata dalla mente.

Sii consapevole di questo processo con ogni oggetto che incontri e ogni azione che compi durante il giorno.

Allo stesso modo, cosa ti spinge a creare l’etichetta “albero”? Non c’è ragione se non il fatto che vedi quel particolare fenomeno che ha un tronco, rami e foglie e può essere tagliato e usato per costruire cose o bruciato per fare un fuoco. Il fatto di vedere quel particolare fenomeno spinge la tua mente a creare l’etichetta “albero”, non “fuoco”, “acqua”, “vento” o “terra”. Vedi la base e la tua mente si limita a imputare l’etichetta “albero” in dipendenza da essa. A parte l’albero esistente perché imputato in questo modo, non ne esiste nessun altro . Non esiste un albero dal suo proprio lato.

L’albero non è lì sulla base. Ci sono molti alberi attorno al Vajrapani Institute, ma non c’è nessun albero su quella base. Non c’è nessun albero su quell’insieme di tronco, rami e foglie. Ma c’è un albero al Vajrapani. Anzi, ci sono molti alberi qui! Tuttavia, non c’è alcun albero attaccato alla base. L’albero che appare da lì, l’albero che non può essere differenziato dalla base, è l’oggetto confutato. Questo è ciò che devi capire essere vuoto, totalmente inesistente. Poiché è totalmente inesistente, devi renderti conto che è così che stanno le cose.

In questo modo, allena la tua mente alla vacuità pensando alla dipendenza sottile, a come tutto è meramente etichettato dalla mente. Pratica questa consapevolezza. Puoi scegliere uno qualsiasi di questi metodi, a seconda di quale trovi più efficace.

Un altro modo è vedere l’oggetto dell’ignoranza, l’oggetto del concetto di esistenza intrinseca, come falso e vuoto

Questo si applica all’io, all’azione, all’oggetto, a tutti i fenomeni, a tutto ciò che appare nella tua visione. In questo caso pratichi il differenziare l’etichetta dalla base. Vedi che l’etichetta, qualsiasi fenomeno, è vuota. Non che sia inesistente. Esiste ma è vuota; è vuota di esistere dal suo stesso lato. Pensa a degli esempi. Dopo esserti reso conto che ciò che hai etichettato come corda è in realtà un serpente, cosa provi per quell’oggetto? Quando ti rendi conto che è un serpente, cosa provi per la corda che hai etichettato prima? Come vedi quella corda? Oppure usa un altro esempio. Dopo che una persona muore, la gente continua a parlarne. Tuttavia quella persona non esiste. La sua collezione di aggregati non esiste, quindi chi o dov’è? La gente parla dell’etichetta, della persona, ma cosa provi a riguardo?

Un’altra tecnica consiste nel praticare la consapevolezza di tutti i fenomeni—io, azione, oggetto, tutti gli oggetti dei sensi—come se fossero simili a un sogno o a un’allucinazione. Tutti questi oggetti che esistono intrinsecamente sono un’allucinazione, un sogno. Devi fare qui una distinzione sottile ma importante. Gli oggetti che esistono intrinsecamente non esistono affatto; sono un sogno. Tuttavia, gli oggetti che esistono convenzionalmente sono come un sogno. Non sono un sogno. In altre parole, i fenomeni esistenti convenzionalmente appaiono in un certo modo—come se fossero veramente esistenti—ma non esistono nel modo in cui appaiono. Allo stesso modo, gli oggetti di un sogno appaiono reali ma non esistono nel modo in cui appaiono.

Nella vita quotidiana, questa pratica di consapevolezza ti aiuterà ad affrontare problemi o difficoltà

Se per esempio qualcuno ti critica, consideralo come un sogno. Ciò che sta accadendo non è reale. È come avere un problema in un sogno. Una sensazione diversa sorge nel tuo cuore; è come se qualcuno ti stesse causando un problema in un sogno ma tu sei consapevole di stare sognando. Cosa provi in quel caso? Cosa provi quando sogni che qualcuno ti sta criticando o abusando di te, e allo stesso tempo sei consapevole che è un sogno, che non è reale? Non ti dà fastidio. Non disturba la tua mente e non fa sorgere la rabbia. Perché? Perché sai che non è reale.

Allo stesso modo, puoi praticare la consapevolezza che tutto ciò è come un’illusione creata da un mago. Qui, il mago è la tua stessa ignoranza. Ciò che è “come un’illusione” sono l’io, l’azione, l’oggetto e tutti gli altri fenomeni che appaiono non solo come “etichettati dalla mente”, ma come qualcosa di reale, che appare “da lì” (ossia, intrinsecamente esistente). In realtà, non c’è nessun nemico reale, nessun problema reale, nessun io reale che sperimenta i problemi. Come disse il bodhisattva Togme Zangpo in Le Trentasette Pratiche dei Bodhisattva:

Ogni forma di sofferenza è come la morte di un bambino in un sogno.
Il fatto di ritenere vere le apparenze illusorie ti logora.
Perciò, quando incontri circostanze spiacevoli,
considerale illusorie.
Questa è la pratica dei bodhisattva.

Tutte le varie sofferenze e i problemi che hai nella vita sono come la morte di un bambino in un sogno

Hai sognato di sposarti e di avere un figlio, e poi che quel bambino moriva. Hai sognato tutta la tua vita; sono successe tantissime cose, ci sono stati molti problemi. Persino il tuo corpo è invecchiato e i tuoi capelli sono diventati grigi nel sogno. Ma tu non l’hai riconosciuto come un sogno e hai creduto che fosse vero. Di conseguenza, hai sofferto moltissimo.

Anche se Togme Zangpo ha parlato solo della morte di un bambino nel sogno, egli intende che tutta la tua vita con tutti i suoi problemi è come trenta, quaranta o ottant’anni trascorsi in un sogno. È molto utile riflettere su questo verso quando hai dei problemi nella vita, e recitarlo è meglio che recitare un mantra, perché ne comprendi il significato.

Ecco perché è molto efficace recitare un verso o un testo di Dharma per ricordarsi cosa praticare quando sorgono i problemi. Esso cambia la tua visione della vita modificando il tuo concetto. Se il tuo concetto è che stai soffrendo o che hai problemi, ti senti infelice. Se cambi questo concetto, trovi la pace.

L’importanza della bodhicitta e della vacuità

Tutto questo ti dà un’idea di come meditare sulla vacuità (sull’interdipendenza). Sia che tu sia in ritiro, sia che tu viva una normale vita quotidiana, è molto importante praticare la bodhicitta e la saggezza che comprende la vacuità. Queste sono le pratiche fondamentali dell’intero insegnamento Mahayana e puoi applicarle a qualunque cosa tu stia facendo.

Quando ti svegli al mattino, stabilisci un piano: “Oggi praticherò questa tecnica per comprendere la vacuità”. Il giorno dopo, pensa: “Praticherò quell’altra”. Non è necessario suddividere le pratiche in modo rigido. Usa semplicemente la tecnica che è più benefica per la tua mente in quel momento. Tutte queste tecniche portano allo stesso punto.

A volte potrà sembrartiche tu stia solo pronunciando le parole “esistenza intrinseca” o “vacuità” senza comprenderne appieno il significato. Tuttavia, anche se non riesci ad afferrare l’idea esatta della vacuità nella tua meditazione e tutto ti sembra solo un insieme di parole, continua a meditare sulla vacuità affidandoti e utilizzando questi insegnamenti.

Poiché queste parole sono inconfutabili, ogni volta che ci pensi, lascerai un’impronta positiva nella tua mente. Anche se non riesci a praticare una meditazione o una concentrazione precisa sulla vacuità, se rifletterai sulle parole inconfutabili—specialmente quelle degli insegnamenti di Lama Tsongkhapa— lascerai comunque impronte positive nel tuo continuum mentale.

Allora, prima o poi, quando si riuniranno le condizioni di una forte devozione al guru, una forte purificazione e l’accumulazione di un merito forte e vasto, un giorno, inaspettatamente, le esperienze e le realizzazioni accadranno. Coltivare le realizzazioni del sentiero richiede molte impronte, quindi sii felice di piantare quei semi nel tuo continuum mentale e non scoraggiarti se la tua comprensione non cresce così velocemente come vorresti.

Tradotto da A Teaching on Heruka

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