Sensi e pensieri: due cose completamente diverse!

Sensi e pensieri: due cose completamente diverse!

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Quando studi la mente e, in particolare, il breve testo di Lati Rinpoce intitolato Mind in Tibetan Buddhism (disponibile in italiano: La mente nel buddhismo tibetano, Astrolabio Ubaldini, n.d.t.), la prima parte presenta il modello epistemologico della mente — e ti dico — è già di per sé una cosa di una profondità sbalorditiva. Se i pensatori e gli scienziati moderni si aprissero anche solo alla possibilità che la mente non sia fisica e studiassero questo testo, rimarrebbero a bocca aperta per la sofisticatezza con cui viene presentato il funzionamento della mente.

I due modi in cui la mente funziona

Una delle prime cose che impariamo sono i due modi in cui la mente funziona. Può sembrare semplice ma, ascoltate bene, se riusciamo a capire anche solo questo punto, già ci dice tantissimo sul suo funzionamento e quindi sul perché soffriamo.

Ci sono vari modi di dividere il funzionamento della mente, ma uno di questi è: 1. abbiamo la coscienza sensoriale, 2. abbiamo la coscienza mentale. Badate alle parole, per favore.

La coscienza non è il corpo

Quando sentiamo “coscienza sensoriale” diamo per scontato che sia una funzione del corpo, perché nel mondo moderno prendiamo in considerazione solo il corpo. Ma nell’approccio buddhista, quando parliamo di coscienza visiva, coscienza uditiva, coscienza olfattiva e così via, dobbiamo fare attenzione a queste parole. Prima di tutto, “coscienza” è un altro modo di dire “mente” anche se in senso lato, sono sinonimi. Secondo, la coscienza è necessariamente non fisica e in questo contesto è un presupposto assoluto. Nessuno vi chiede di crederci, ma dovete almeno prenderlo in considerazione. Siate intelligenti: siamo adulti, possiamo permetterci fare delle ipotesi su qualcosa senza andare nel panico.

Quindi la coscienza visiva — diciamolo chiaramente — è quella parte della tua mente che non è fisica, ricordate, che lavora insieme, in modo interdipendente, con il bulbo oculare, i nervi e tutti gli altri pezzi che funzionano insieme. Questa è la spiegazione corretta, molto chiara. Poi c’è la coscienza uditiva, che funziona allo stesso modo e, analogamente, le altre tre coscienze sensoriali.

Il thermos e l’inganno quotidiano

Adesso analizziamo un’esperienza ordinaria. Come potete vedere, c’è un thermos qui davanti: sappiamo come si chiama. Ma quando guardo quel thermos, in un millisecondo dirò: “Oh, che bel design ha questo thermos.” Allora riflettiamo: quale parte della mia mente sta percependo “un thermos dal bel design”? È questo il punto a cui voglio arrivare.

Ogni parte della mente ha il proprio oggetto specifico che conosce; è una cosa molto precisa. “Oggetto” non in senso fisico, ma nel senso che qualsiasi cosa possa essere conosciuta dalla mente è, per definizione, un oggetto, un oggetto di conoscenza, un esistente; ci sono quattro o cinque sinonimi. Ogni parte della nostra mente fa il suo lavoro nel conoscere qualcosa.

I sensi vedono solo forma e colore. Nient’altro

E così, naturalmente, diamo per scontato che sia la mia coscienza visiva a percepire “un thermos dal bel design” ma non è possibile! La coscienza sensoriale non ha la capacità di percepire “un thermos dal bel design”. Questo è il punto: tutte le coscienze sensoriali sono profondamente limitate nella loro capacità cognitiva. Le uniche cose che la coscienza visiva può percepire sono forma e colore e basta. Nemmeno la parola “nero,” solo il colore puro ecco tutto quello che coglie: forma e colore grezzi, senza aggiunte.

La coscienza uditiva, invece, può percepire solo i suoni. Non può dire “Oh, fantastico, è Miles Davis, che meraviglia!” come direi io se sentissi la prima nota di quella tromba.

Abbiamo reso il corpo il padrone di tutto

I sensi sono così limitati nella loro capacità cognitiva, eppure — come dice Lama Yeshe — guardate come rendiamo il corpo il padrone di tutto. Nel mondo moderno siamo soltanto il corpo: sappiamo di avere pensieri e sappiamo di avere percezioni sensoriali, ma le fondiamo talmente tanto nel nostro modo di vivere le cose che finiamo per dare ai sensi molto più potere di quanto ne abbiano davvero.

La coscienza sensoriale è la nostra porta d’accesso al mondo perché siamo così grossolani, no? Non siamo capaci di percepire direttamente la mente degli altri — non siamo abbastanza sottili — e quindi dobbiamo passare attraverso i sensi, sperimentiamo tutto prima attraverso di loro. Ma è evidente quanto potere diamo loro sulla nostra vita.

Il laboratorio della mente: dove tutto viene interpretato

Arriviamo al punto che voglio fare. Se la tua coscienza visiva non è capace di percepire un thermos dal bel design — non è capace, non è il suo compito, è troppo sofisticato per lei, non è possibile — allora quale parte della mia mente sta affermando “c’è un thermos dal bel design”? E poi la Ven. Kunphen, appena lo dico, esclama: “Ma dai, è un thermos orrendo!” E allora finiremo per bisticciare perché lei crede a quello che vede e io credo a quello che vedo.

Allora, cosa “vediamo” davvero? Quello che succede è che nel momento in cui la tua coscienza visiva percepisce quella forma e quel colore, più veloce di Google la tua coscienza mentale viene interpellata: tutti quei migliaia di pensieri, sensazioni, punti di vista, opinioni che abbiamo costruito nel corso della nostra vita — e di vite precedenti! — tutti lì archiviati. Come dice Lama Zopa Rinpoce: “È lì che si trova il laboratorio.” Nel mio caso: riconosco dalla forma che si chiama “thermos” e poi, sulla base del mio attaccamento, arrivo al concetto “thermos dal bel design”: un’opinione, un pensiero, un concetto, un’interpretazione.

Dal risveglio al tramonto: una catena ininterrotta di opinioni

Fondamentalmente viviamo così: apri gli occhi la mattina, le tue coscienze sensoriali si ridestano e d’improvviso tutto il mondo là fuori ti bombarda di stimoli. E poi la coscienza mentale prende il controllo e comincia ad avere opinioni su tutto.

Noti un dolore al ginocchio: c’è il tuo ginocchio, che è fisico, ma è pervaso dalla tua coscienza sensoriale, in questo caso quella tattile. Immediatamente la coscienza mentale viene interpellata: riconosci il dolore e poi arriva la rabbia: “Come si permette quel dolore di stare lì? Non è giusto, povera me.” È un’opinione, un punto di vista, un’interpretazione. Senti il profumo del caffè e dici: “Oh, il caffè divino” è un’opinione.

Dal momento in cui ci svegliamo, i sensi salutano il mondo e la coscienza mentale si attiva — e passiamo la vita a fare questo — continuamente e incessantemente, momento dopo momento, producendo interpretazioni degli oggetti percepiti dai sensi.

Il colpo di grazia: crediamo che le nostre interpretazioni siano fatti

Andiamo avanti nella vita inventandoci interpretazioni del mondo esterno, e poi — e qui sta il colpo di grazia — crediamo che le nostre interpretazioni siano fatti oggettivi. Quando la Ven. Kunphen guarda quel thermos, crede che il “thermos orrendo” sia nel thermos. Io credo che il “thermos dal bel design” sia nel thermos. Leggi le notizie e senti parlare di un politico che non ti piace e credi che sia davvero un mostro. Crediamo a tutto quello che pensiamo, e questa è la tragedia; è così che viviamo nel samsara.

Una rivelazione e il lavoro da fare

Capire tutto questo è una vera rivelazione. In altre parole: ci inventiamo le cose tutto il giorno. E poiché non c’è niente che abbiamo mai visto, sentito, assaggiato, toccato, annusato o pensato da tempo senza inizio che non sia conservato nella nostra mente, le interpretazioni che emergono si basano su due cose: 1. le nostre impronte karmiche e 2. le nostre illusioni oppure le virtù, perché anche queste sono interpretazioni, ma almeno sono relativamente corrette.

Sentiamo un suono e lo interpretiamo come brutto; proviamo una sensazione al ginocchio e la chiamiamo “dolore.” Quando realizziamo la distinzione tra questi due modi in cui la mente funziona — sensoriale e mentale — possiamo renderci conto che le interpretazioni non esistono nell’oggetto stesso e che in realtà sono esagerazioni, distorsioni, abbellimenti. E gradualmente possiamo cominciare a vedere le cose così come esistono realmente. Questo è il lavoro che dobbiamo fare!

Tradotto da We need to distinguish between our senses and our thoughts: they’re totally different!

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