“Sono un buddhista e prego. Ma riconosco che la preghiera da sola non è sufficiente. Abbiamo bisogno di passare all’azione”. Sua Santità il XIV Dalai Lama
La promulgazione della Legge sulla promozione dell’unità e del progresso etnico da parte del governo cinese rappresenta una svolta drammatica per le sorti del Tibet e della sua civiltà. Come vi abbiamo già raccontato, questa normativa codifica e istituzionalizza l’obbligo di assimilazione culturale e di allineamento ideologico con il Partito comunista cinese (Pcc), subordinando la straordinaria specificità dell’identità tibetana a un’unica identità nazionale centralizzata, incentrata sulla cultura han e sulla lingua standard. Di particolare gravità è l’estensione della giurisdizione oltre i confini cinesi, volta a perseguire legalmente persone o organizzazioni all’estero ritenute colpevoli di “minare l’unità etnica”.
Per chi cammina sul sentiero del Dharma o, indipendentemente dal proprio credo, avverte un profondo legame di devozione e affetto verso sua santità il XIV Dalai Lama, questo scenario non è solo un’emergenza geopolitica, ma una chiamata all’azione compassionevole e consapevole (karuṇā). Di fronte a un apparato che tenta di recidere i fili di una trasmissione spirituale millenaria, la comunità praticante e simpatizzante può attivarsi attraverso scelte quotidiane e concrete, capaci di tradurre i princìpi etici in un dissenso pacifico ma incisivo.
Di fronte alla drammaticità di questa situazione e all’urgenza profonda di proteggere la vita stessa del lignaggio e del popolo tibetano, ogni “divisione” interna, particolarismo o “campanilismo” tra i diversi Centri o lignaggi del nostro mondo buddhista perde ogni peso: ciò che conta, ora, è riconoscerci come un’unica grande famiglia spirituale, capace di agire con un cuore solo e con determinazione per una causa che supera e unisce ognuno di noi.
Quindi, che possiamo fare? Ecco una serie (sicuramente incompleta) di azione che possiamo mettere in pratica.
1. Pressione politica e istituzionale: la rete di advocacy
La testimonianza del dissenso individuale acquista forza quando si unisce alle voci delle istituzioni democratiche. In Italia e in Europa esistono canali politici e associazioni di cooperazione istituzionale attraverso cui sollecitare i rappresentanti affinché mantengano accesi i riflettori sul Tibet.
- L’Associazione Italia-Tibet. È il nucleo storico dell’attivismo geopolitico e della sensibilizzazione in Italia. Promuove i diritti umani e il diritto all’autodeterminazione del popolo tibetano, organizza conferenze e funge da raccordo con il Parlamento.
- Sito web: italiatibet.org
- Email di contatto:
info@italiatibet.org
- La Comunità tibetana in Italia (Onlus). Rappresenta ufficialmente la diaspora tibetana residente nel nostro Paese. Collaborare con questa realtà consente di sostenere direttamente le manifestazioni pacifiche nazionali, come la storica marcia per l’Insurrezione di Lhasa del 10 marzo.
- Sito web: comunitatibetana.org
- Email di contatto:
info@comunitatibetana.org
- L’Associazione comuni, province e regioni italiane per il Tibet. Questa rete unisce le amministrazioni locali italiane sensibili alla causa. A livello individuale, è possibile sollecitare il proprio comune di residenza affinché aderisca formalmente a questa rete e approvi in consiglio comunale un ordine del giorno (odg) di condanna della legge sull’unità etnica, trasmettendolo ufficialmente alle sedi diplomatiche cinesi.
- Per informazioni sulle adesioni locali:
segreteria@italiatibet.org(in coordinamento con l’Associazione Italia-Tibet).
- Per informazioni sulle adesioni locali:
- L’Intergruppo parlamentare per il Tibet e europarlamentari. Scrivere ai membri italiani della Camera dei deputati, del Senato o del Parlamento europeo permette di sollecitare la presentazione di mozioni urgenti.
- Canale istituzionale di monitoraggio: camera.it e senato.it
- Contatti del Parlamento europeo per le risoluzioni sui diritti umani: europarl.europa.eu
2. Custodire la parola: istituti e centri di Dharma in Italia
Dal punto di vista dottrinale e filologico, la sopravvivenza del Buddhismo tibetano è legata in modo indissolubile alla lingua tibetana classica, veicolo esclusivo dei testi canonici come il Kangyur e il Tengyur. Frequentare e sostenere i centri e gli istituti tradizionali in Italia è un atto di resistenza culturale attiva, poiché permette di mantenere vivi i lignaggi di trasmissione orale e di istruzione.
- L’Unione buddhista italiana (Ubi). Ente religioso che raggruppa i principali centri di tutte le tradizioni buddhiste in Italia. Sostiene attivamente progetti umanitari, educativi e culturali a beneficio dei profughi tibetani in India e Nepal attraverso i fondi dell’8×1000.
- Sito web: buddhismo.it
- Email istituzionale:
segreteria@buddhismo.it
- FPMT Italia. I corsi di lingua tibetana proposti da FPMT Italia, fruibili sia online sia in presenza presso strutture come l’Istituto Lama Tzong Khapa, sono strutturati per accogliere sia principianti sia studenti avanzati. L’offerta formativa spazia dallo studio della lingua tibetana parlata moderna all’approfondimento del tibetano classico e letterario, essenziale per la traduzione e la comprensione filologica dei testi canonici del Buddhismo. Le lezioni combinano grammatica, lettura e conversazione sotto la guida di docenti qualificati e traduttori esperti.
- Sito web: fpmt.it/corsi-di-tibetano
- Contatti:
segreteria@iltk.org
- L’Istituto Lama Tzong Khapa (Iltk) a Pomaia. Uno dei più importanti centri di studi buddhisti di tradizione mahāyāna in Europa, affiliato alla Fpmt. Offre programmi di studio filosofico accreditati (come il Masters Program) e corsi regolari di lingua tibetana classica.
- Sito web: iltk.org
- Email per la segreteria studi:
segreteria@iltk.org
- L’Istituto Shang Shung e la Comunità dzogchen di Merigar (Grosseto): Fondato da Chögyal Namkhai Norbu sul Monte Amiata, l’istituto ha come missione specifica la salvaguardia della cultura tibetana, della lingua, della medicina tradizionale (sowa rigpa) e delle arti calligrafiche.
- Sito web Merigar: dzogchen.it
- Email di contatto:
office@shangshunginstitute.org - Il Centro Ghe Pel Ling (Milano): Istituto di studi del Buddhismo tibetano di tradizione Gelug, strettamente legato a sua santità il Dalai Lama, attivo nella preservazione degli insegnamenti dottrinali stabili.
- Sito web: ghepelling.com
- Email di contatto:
info@ghepelling.com
- Alcuni tra i progetti internazionali di traduzione e conservazione testuale
- 84000: Translating the Words of the Buddha: Progetto globale di traduzione del canone tibetano. Sito web: 84000.co
- Bodhicitta Tsadra Project: Risorsa fondamentale per lo studio dei testi classici della bodhicitta. Sito web: bodhicitta.tsadra.org
- Lotsawa House è una biblioteca in costante espansione che conta più di 6000 testi in nove lingue, tutti disponibili gratuitamente online e scaricabili nei formati EPUB e PDF [N.d.T. lotsawa significa “traduttore” in lingua tibetana].
- Sito web: https://www.lotsawahouse.org/
3. La difesa accademica: università e centri di ricerca in Italia
Se si fa parte del mondo universitario, è possibile promuovere la verità storica e l’analisi giuridica della repressione etnica interfacciandosi con i dipartimenti italiani di studi orientali più autorevoli per organizzare seminari o proporre ricerche:
- Università Ca’ Foscari Venezia – Dipartimento di studi sull’Asia e sull’Africa mediterranea
- Sito web: unive.it/dsaam
- Università degli studi di Napoli “L’Orientale” – Dipartimento Asia, Africa e Mediterraneo
- Sito web: unior.it
- Sapienza Università di Roma – Dipartimento Istituto italiano di studi orientali (Iso)
- Sito web: iso.uniroma1.it
4. Disinvestimento finanziario ed etico in Italia
Gran parte del risparmio privato gestito in Occidente finanzia, spesso all’insaputa delle persone risparmiatrici, aziende statali cinesi (come la China State Construction Engineering) coinvolte nella costruzione di infrastrutture di assimilazione forzata e colonizzazione, compresi i collegi obbligatori destinati all’infanzia tibetana. I prodotti finanziari tradizionali distribuiti in Italia — come fondi comuni di investimento, piani individuali di risparmio, polizze vita e fondi pensione — includono quasi sempre una quota di capitali allocata in Cina.
Come verificare dove vanno i nostri soldi: gli strumenti operativi
Per fare chiarezza sulla reale destinazione del proprio denaro e quantificare l’esposizione involontaria verso l’economia controllata dal Pcc, ogni persona risparmiatrice può avvalersi di strumenti informativi e piattaforme di analisi indipendenti:
- I motori di ricerca finanziari indipendenti (Morningstar). È la piattaforma di riferimento globale, parzialmente accessibile anche a utenti privati. Inserendo il codice ISIN (il codice identificativo a 12 cifre) del proprio fondo comune, della propria polizza o del fondo pensione nella barra di ricerca di Morningstar.it, è possibile navigare fino alla scheda “Portafoglio” e verificare la voce “Esposizione Geografica”. Qui viene indicata l’esatta percentuale di denaro investita in Cina e Hong Kong.
- L’analisi dei primi 10 titoli (Top 10 Holdings). All’interno del documento informativo obbligatorio di ogni fondo (il KID o la scheda mensile fornita dalla banca), è presente l’elenco delle prime dieci aziende per volume di investimento. Se compaiono sigle come Tencent, Alibaba, China Construction Bank o colossi tecnologici statali, il fondo sta finanziando direttamente il mercato della RPC.
- Il controllo del benchmark di riferimento. Molti fondi azionari o bilanciati replicano indici globali come l’MSCI Emerging Markets. Questo indice alloca storicamente oltre il 20% del suo intero valore in azioni cinesi di classe A (A-shares). Se il fondo proposto dalla banca si aggancia a questo benchmark, significa che un quinto del capitale investito fluisce automaticamente verso aziende cinesi.
- I portali di due diligence etica (Finanzaetica.info e Weapon Free Funds): Piattaforme promosse dalla finanza etica internazionale che permettono di scansionare i portafogli dei principali fondi comuni per verificare la loro complicità non solo con la produzione di armamenti, ma anche con regimi che violano sistematicamente i diritti umani e le tutele delle minoranze civili.
Gli strumenti per disinvestire e cambiare rotta sul territorio italiano
Una volta presa coscienza della composizione dei propri investimenti, è possibile attuare un disinvestimento mirato e riallocare il risparmio attraverso canali etici garantiti operanti in Italia:
- Banca Popolare Etica: Prima e unica istituzione bancaria italiana interamente ispirata ai princìpi della finanza etica, priva di speculazioni in armamenti o in legami con regimi autoritari.
- Sito web: bancaetica.it
- Etica Sgr: La società di gestione del risparmio del Gruppo Banca Etica. I loro fondi comuni d’investimento escludono tassativamente aziende statali cinesi o multinazionali occidentali implicate nel lavoro coatto o nello sviluppo di tecnologie di sorveglianza di massa, applicando una rigorosa due diligence sociale che va oltre i parametri ecologici dei fondi ESG tradizionali.
- Sito web: eticasgr.com
- Email per informazioni etiche:
info@eticasgr.it
- Sottoscrizione di ETF “Ex-China”: Se si desidera mantenere una quota di investimento nei mercati emergenti globali senza finanziare l’apparato repressivo della RPC, è dovere etico richiedere esplicitamente al proprio intermediario o consulente l’acquisto di quote di comparti indicizzati denominati “ex-China” (es. MSCI Emerging Markets ex China), che escludono a monte qualsiasi titolo azionario legato a Pechino.
5. Consumo critico e boicottaggio mirato: piattaforme di monitoraggio
Il boicottaggio mirato si basa sull’evitare i marchi e le tecnologie che sostengono direttamente l’apparato repressivo o beneficiano dello sfruttamento lavorativo. Per effettuare una corretta due diligence individuale, è essenziale monitorare i database internazionali delle ong e degli istituti di ricerca indipendenti:
- International Campaign for Tibet (Ict): La più grande organizzazione internazionale di monitoraggio politico e difesa dei diritti umani in Tibet, con sede anche in Europa.
- Sito web: savetibet.org (e la sezione europea savetibet.eu)
- Email di contatto europea:
icteurope@savetibet.nl
- Australian Strategic Policy Institute (Aspi): Pubblica i report e les mappe interattive indispensabili per identificare i marchi globali dell’elettronica e del tessile coinvolti nel trasferimento coercitivo della forza lavoro minoritaria.
- Sito web: aspi.org.au
- U.S. Department of Homeland Security – Uflpa Entity List: Il registro ufficiale e costantemente aggiornato delle entità e aziende industriali cinesi bandite per l’uso accertato di lavoro forzato.
- Consultazione pubblica del registro: dhs.gov/uflpa-entity-list
10 consigli pratici per la vita di tutti i giorni e il consumo consapevole
Per tradurre la visione etica in abitudini quotidiane, ecco dieci azioni concrete e applicabili che ognuno di noi può fare proprie nelle scelte di acquisto e nelle relazioni sociali:
- Scegliere la trasparenza nel guardaroba. Prima di acquistare capi di abbigliamento, scarpe o attrezzatura tecnica, controlliamo le etichette. Evitiamo i marchi del fast fashion che non dichiarano l’esatta tracciabilità della catena di fornitura o che sono segnalati nei report dell’Aspi per l’uso di filati provenienti da programmi di ricollocamento forzato dei lavoratori delle minoranze.
- Rivedere i sistemi di sicurezza domestici. Se dobbiamo installare telecamere di sicurezza, sistemi di videosorveglianza o router per il Wi-Fi di casa o dell’ufficio, evitiamo i marchi statali cinesi (come Hikvision o Dahua). Scegliamo produttori che non contribuiscono allo sviluppo degli algoritmi di riconoscimento facciale usati per il controllo di massa a Lhasa e in tutto il territorio tibetano.
- Verificare l’esposizione geografica tramite codice ISIN. Utilizziamo la piattaforma Morningstar o richiediamo alla nostra banca il dettaglio degli investimenti inserendo i codici ISIN dei nostri fondi, scoprendo l’esatta percentuale di denaro indirizzata involontariamente a istituzioni o aziende della RPC.
- Spostare i propri risparmi verso la finanza etica. Convertiamo i nostri conti correnti o i portafogli finanziari in strumenti gestiti da realtà trasparenti come Banca Popolare Etica o i fondi di Etica Sgr, garantendoci l’esclusione di aziende collegate a violazioni dei diritti civili.
- Esigere l’opzione “ex-China” nei mercati emergenti: Nel caso in cui decidessimo di mantenere quote di portafoglio dedicate ai paesi emergenti, imponiamo al consulente finanziario la scelta di ETF contrassegnati dalla dicitura “ex-China”, neutralizzando l’acquisto automatico di A-shares cinesi.
- Destinare consapevolmente l’8×1000: In sede di dichiarazione dei redditi, firmiamo per l’Unione buddhista italiana (Ubi). In questo modo, una quota importante delle risorse verrà destinata direttamente a progetti umanitari, sanitari e didattici nei campi profughi tibetani in India e Nepal, garantendo la cura della diaspora al di fuori del controllo censorio di Pechino.
- Sostenere l’editoria indipendente e i progetti di traduzione: Quando acquistiamo testi di pratica, commentari filosofici o biografie di maestri, privilegiamo le case editrici tradizionali e indipendenti del nostro territorio. Valutiamo anche di sostenere con micro-donazioni ricorrenti i grandi progetti digitali di traduzione del canone (come 84000.co).
- Scegliere un turismo etico e consapevole. Se desideriamo intraprendere un viaggio in Asia, evitiamo i tour organizzati da agenzie statali cinesi che riducono la cultura tibetana a una vetrina folkloristica standardizzata. Scegliamo invece operatori e guide locali nativi tibetani, affinché le risorse economiche sostengano direttamente la popolazione e l’economia locale, rispettando la sacralità dei luoghi.
- Proteggere i contatti digitali in Tibet. Se comunichiamo via internet o messaggistica con persone residenti nelle aree a statuto autonomo della Repubblica Popolare Cinese, non utilizziamo mai applicazioni non crittografate o sottoposte a censura statale (come WeChat) per condividere immagini sacre, riferimenti a sua santità il Dalai Lama o opinioni politiche. Proteggere la sicurezza di chi è sul territorio è un dovere etico primario.
- Condividere informazioni basate su fonti verificate. Nella vita di tutti i giorni e sui canali social, evitiamo la diffusione di notizie non verificate o puramente sensazionalistiche. Quando parliamo della questione tibetana o della nuova legge sull’unità etnica, rispondiamo alla disinformazione citando i report scientifici di organizzazioni indipendenti come l’International Campaign for Tibet o i dipartimenti accademici di studi orientali.
Agire con determinazione sul proprio territorio, sfruttando questi canali digitali e accademici per tessere reti di solidarietà, è il modo più concreto per onorare l’impegno verso la libertà del popolo tibetano e la salvaguardia del dharma, mantenendo la mente salda nei princìpi della non-violenza.






