Jetsün Milarepa (1052–1135) è universalmente riconosciuto come un esempio insuperato di trasformazione radicale, attraverso il Dharma, che ha portato un individuo dal baratro della magia nera e dell’omicidio alla vetta dell’illuminazione completa in una sola vita. Sebbene la storiografia tradizionale abbia spesso enfatizzato i suoi “figli spirituali” maschi, come Gampopa e Rechungpa, il corpus delle sue opere, in particolare il Mila Grubum (Le centomila canzoni di Milarepa), rivela l’esistenza di un gruppo altrettanto significativo di discepole note come le “quattro figlie del cuore” (thugs kyi sras mo). Queste donne — Nyama Paldarbum, Sahle Aui, la dea Tseringma e Rechungma — non furono solo studentesse, ma detentrici di trasmissioni profonde, realizzate siddha che incarnarono la filosofia della Mahamudra in modi che sfidarono le strutture patriarcali del Tibet dell’XI secolo.
Contesto storico e sociale
Per comprendere la rilevanza delle “figlie del cuore”, è necessario tenere in considerazione il panorama sociopolitico in cui è vissuto Milarepa. Il Tibet dell’XI secolo era nel pieno della cosiddetta “Seconda diffusione” del Buddhismo, un’epoca di frammentazione politica seguita al crollo dell’Impero tibetano. In assenza di un’autorità centrale o di una rete monastica consolidata, il Dharma veniva preservato da lignaggi orali e praticanti indipendenti, spesso laici o yogi erranti che vivevano al di fuori delle istituzioni formali.
In questo clima, la struttura sociale rimaneva fortemente patriarcale, ponendo le donne sotto la costante tutela dei parenti maschi. La perdita del patrimonio familiare subita dalla madre di Milarepa e dalla sorella Peta è la prova della vulnerabilità femminile di quel periodo: senza un protettore maschio, le donne potevano essere ridotte in servitù e private di qualsiasi dignità. Tuttavia, il movimento tantrico che Milarepa rappresentava portava con sé una visione rivoluzionaria: la convinzione che la natura della mente fosse intrinsecamente pura e che il genere non costituisse un ostacolo all’illuminazione.
Milarepa, formatosi sotto Marpa il Traduttore, ereditò un lignaggio che valorizzava l’esperienza diretta rispetto all’erudizione scolastica. Questa enfasi sulla pratica yogica e sulla “nuda visione” della mente gli permise di interagire con le donne non come “esseri inferiori”, ma come potenziali “vasi” per il Dharma. Affermò esplicitamente che “la donna è essenzialmente saggezza” e fonte della prajna spontanea, un’affermazione che scardinava le norme sociali del tempo.
Nyama Paldarbum
Nyama Paldarbum (o semplicemente Paldarbum) rappresenta l’archetipo della discepola laica che raggiunge la liberazione suprema integrando il Dharma nella vita quotidiana. Il suo incontro con Milarepa, documentato nel XIV capitolo del Mila Grubum, è uno dei dialoghi pedagogici più ricchi della letteratura buddhista.
L’incontro avvenne in autunno a Gepa Lesum, durante il periodo del raccolto. Paldarbum, descritta come una ragazza giovane, ricca e dedita alla virtù, fu colpita dalla figura di Milarepa, un asceta vestito solo di cotone che chiedeva l’elemosina. Nonostante la sua posizione sociale elevata, Paldarbum manifestò una curiosità spirituale che la portò a interrogare il Jetsün su questioni fondamentali riguardanti il lignaggio, il guru e la pratica.
Milarepa rispose alle sue domande non con trattati logici, ma attraverso canti spontanei che delineavano la natura dei “tre lignaggi”: il Dharmakaya (mente primordiale), il Sambhogakaya (corpo di gloria) e il Nirmanakaya (manifestazione fisica). Questa spiegazione servì a stabilire che il vero lignaggio non è solo una cronologia umana, ma la continuità della saggezza stessa.
La profondità della realizzazione di Paldarbum è evidente nella struttura delle sue domande, che coprono l’intero spettro della pratica tantrica:
- Sulla linea di trasmissione: Paldarbum chiese del lignaggio e Milarepa lo descrisse come originato dai tre corpi del Buddha, sottolineando la superiorità di una via che proviene direttamente dalla sorgente della saggezza.
- Sulla natura del guru: Paldarbum riconobbe la necessità di un guru radice. Milarepa rispose spiegando i tre tipi di guru: l’esterno (che insegna tramite simboli), l’interiore (che permette il riconoscimento della mente) e l’ultimo (la chiarezza della saggezza stessa).
- Sull’iniziazione (Abhisheka): alla domanda su quale iniziazione avesse ricevuto, Milarepa descrisse l’Abhisheka del vaso (esterno), l’Abhisheka della divinità nel corpo (interno) e l’Abhisheka del riconoscimento della natura della mente (ultimo).
- Sulla pratica del Chöd: Paldarbum chiese come praticasse in solitudine. Milarepa spiegò la pratica del Chöd come metodo per tagliare l’attaccamento al “sé” esteriore, interiore e ultimo.
- Sul significato di “phat”: alla sua richiesta di spiegazioni, Milarepa rispose che phat serve a disperdere i pensieri che distraggono e a dimorare nella natura autentica della mente.
Centrale nell’insegnamento di Milarepa a Paldarbum c’è nell’uso di quattro analogie tratte dalla natura per addestrare la mente, una tecnica che permetteva alla giovane donna di meditare senza dover cambiare il proprio stile di vita laico.
- Il cielo: Milarepa istruisce Paldarbum a meditare sulla mente come fosse la distesa del cielo, vasta e priva di confini. La vacuità (śūnyatā) della mente è come l’azzurro immacolato, dove non esiste né centro né periferia.
- Il sole e la luna: come gli astri illuminano il mondo senza sforzo, la chiarezza intrinseca della mente deve risplendere ininterrottamente. La saggezza (prajñā) è la luce che dissolve l’oscurità dell’ignoranza senza mai separarsi dalla vacuità del cielo.
- La montagna (Monte Meru): la meditazione deve essere stabile e incrollabile come il Monte Meru. Nonostante i venti dei pensieri e delle emozioni soffino impetuosi, la consapevolezza del praticante rimane ferma, imperturbabile di fronte alle distrazioni.
- L’oceano: la mente è paragonata a un vasto oceano, profondo e calmo. I pensieri che sorgono sono come onde (rba rlabs): si sollevano dalla superficie dell’acqua e in essa si riassorbono spontaneamente, senza mai alterare la sostanza dell’oceano stesso.
Attraverso queste immagini, Milarepa trasmise l’essenza della bodhicitta e della Mahāmudrā: la mente non deve essere modificata, ma riconosciuta nella sua spaziosità, luminosità, stabilità e fluidità naturale.
Il concetto di rtsal
Il contributo dottrinale più significativo di questa sezione è la gestione degli ostacoli. Paldarbum ammise che, pur trovando facile meditare sul cielo o sull’oceano, si sentiva disturbata dalle loro “manifestazioni”: le nuvole nel cielo, le onde nell’oceano, i pensieri nella mente. La risposta di Milarepa fu rivoluzionaria: spiegò che queste distrazioni non sono separate dalla sorgente, ma sono il suo “gioco” (rtsal).
Esortò Paldarbum a lasciare che le nuvole siano il cielo, che le onde siano l’oceano e che i pensieri siano la mente stessa. Questa istruzione sulla non dualità permise a Paldarbum di non combattere contro la propria mente, ma di vedere ogni suo movimento come un’espressione della saggezza primordiale. Grazie a questa pratica, Paldarbum ottenne la “certezza nella natura incondizionata” e si narra che sia passata ai regni celesti senza lasciare resti fisici, accompagnata da suoni celestiali.
Tseringma: la divinità come discepola e protettrice
Se Paldarbum incarna la via umana, Tseringma (Tashi Tseringma) rappresenta l’integrazione del mondo soprannaturale e delle divinità locali nel Dharma. Capo delle “Cinque Sorelle della Lunga Vita”, Tseringma è una figura unica che agisce simultaneamente come protettrice del lignaggio (Dharmapala), divinità di meditazione (yidam) e discepola di Milarepa.
Inizialmente, Tseringma e le sue sorelle apparvero a Milarepa come forze ostili. Nel capitolo “L’attacco della dea Tseringma”, le sorelle cercarono di distogliere il Jetsün dalla sua meditazione attraverso visioni terrificanti e incantesimi. Tuttavia, Milarepa rimase immobile nella Mahamudra, trasformando le energie dell’attacco in opportunità di pratica.
Sconfitte dalla sua realizzazione, le sorelle presero rifugio nel Dharma e offrirono a Milarepa la loro “forza vitale”, giurando di proteggere i suoi insegnamenti per le generazioni future. Questo processo di sottomissione e conversione è un tema ricorrente nel Buddhismo tibetano, dove le energie selvagge e locali vengono “addomesticate” per servire il sentiero dell’illuminazione.
Milarepa riconobbe l’importanza cruciale di Tseringma, dichiarando che, mentre Gampopa avrebbe detenuto i suoi insegnamenti nel regno umano, Tseringma li avrebbe custoditi nel regno non-umano. Questa delega di autorità spirituale pose Tseringma in una posizione di supremazia all’interno della gerarchia invisibile del lignaggio Kagyu.
Ella ricevette istruzioni specifiche sul “Mantra e la Pratica dei Mudra”, tecniche avanzate di yoga sessuale e controllo dell’energia sottile che portano alla realizzazione della beatitudine e della vacuità. Le istruzioni passate a lei furono poi trasmesse da Milarepa a Gampopa e, attraverso di lui, a tutti i rami delle scuole Kagyu, dove la pratica di Tseringma rimane fondamentale ancora oggi per la longevità e la prosperità dei praticanti.
Sahle Aui: la figlia della comprensione diretta
Sahle Aui (o Sahle Ö) compare nel 37° capitolo del secondo volume del Mila Grubum, intitolato “Sahle Aui e la sua comprensione”. Sebbene le informazioni biografiche siano più scarne rispetto a quelle di Paldarbum, il suo ruolo è quello della yogini che possiede una “predisposizione fortunata” per il Dharma.
Il suo incontro con Milarepa è segnato da una supplica commovente, in cui chiede insegnamenti che possano essere praticati da qualcuno che ha preso rinascita in un “corpo inferiore” (riferendosi alla concezione sociale della donna del tempo). Milarepa, in risposta, la rassicurò sul fatto che la Prajnaparamita (la perfezione della saggezza), nota come la “Madre di tutti i Buddha”, è la vera essenza della femminilità e che non esiste differenza reale tra uomo e donna quando si realizza la mente risvegliata.
Sahle Aui è celebrata per la sua capacità di comprendere immediatamente la natura vacua dei fenomeni. La sua storia sottolinea un punto fondamentale della pedagogia di Milarepa: l’illuminazione non è il risultato dell’accumulazione di conoscenze, ma del disvelamento di ciò che è già presente. Sahle Aui divenne una delle yogini erranti che portarono avanti il lignaggio dei “vestiti di cotone” (Repa), dimostrando che la via ascetica non era un’esclusiva maschile.
Rechungma: l’ideale ascetico femminile
Rechungma, spesso citata insieme a Paldarbum e Sahle Aui, rappresenta la quarta “figlia del cuore” e l’incarnazione della pratica dei Sei Yoga di Naropa in forma femminile. Il suo nome riflette un parallelismo con Rechungpa, il discepolo maschio prediletto di Milarepa, indicando una parità di rango spirituale.
A differenza di Paldarbum, che rimase una praticante laica, Rechungma scelse la via della rinuncia totale, vivendo nelle grotte e praticando lo yoga del calore interiore (Tummo). È descritta come una praticante che raggiunse un controllo straordinario sulle energie sottili del corpo (canali, venti e gocce), manifestando segni di realizzazione simili a quelli dello stesso Milarepa.
La sua presenza nel lignaggio è una testimonianza del fatto che Milarepa non faceva concessioni alle convenzioni sociali: se una donna desiderava vivere come una yogini solitaria, le forniva gli strumenti necessari per farlo, sfidando il pregiudizio che le donne fossero troppo deboli per la dura vita delle caverne himalayane.
Il metodo di Milarepa per sue figlie
Il successo di queste quattro discepole risiede nel metodo d’insegnamento unico di Milarepa. Egli non si limitava a trasmettere dogmi, ma adattava il Dharma alla psiche e alle circostanze di chi lo ascoltava.
Per donne che spesso non avevano accesso all’educazione formale, le canzoni di Milarepa (gur) fungevano da manuali mnemonici. Queste composizioni spontanee non erano semplici poesie, ma “distillati di saggezza” che potevano essere cantati durante le attività quotidiane, come il raccolto o il pascolo. Questo approccio rendeva il Dharma intrinsecamente democratico e “portatile”.
Milarepa riconobbe che le donne del suo tempo affrontavano sofferenze specifiche, legate alla dipendenza domestica e alla biologia e, invece di ignorarle, le utilizzò come leve per la rinuncia e la compassione. Quando Paldarbum si lamentava della sua vita laboriosa, Milarepa non le diceva di smettere di lavorare, ma di trasformare il lavoro stesso in una “offerta di servizio” e nella pratica della consapevolezza.
| Elemento pedagogico | Caratteristica | Effetto sulla praticante |
| Uso della lingua volgare | Insegnamento in tibetano colloquiale, non in sanscrito o gergo accademico | Comprensione immediata e viscerale del Dharma |
| Analogie terrene | Riferimenti a oggetti comuni (ciotole, vestiti, natura) | Riduzione del divario tra “sacro” e “profano” |
| Enfasi sulla devozione | Focus sul legame emotivo tra guru e discepolo | Sviluppo di una fede incrollabile che accelera la realizzazione |
| Iniziazione diretta | Trasmissione della natura della mente attraverso lo sguardo o la parola | Accesso a stati profondi di meditazione senza anni di studio preliminare |
Genere e Mahamudra
La realizzazione delle quattro figlie del cuore solleva questioni filosofiche cruciali sul rapporto tra genere e illuminazione nel Buddhismo tibetano.
Nella visione della Mahamudra, la vacuità non è un vuoto nichilista, ma una “vacuità luminosa” capace di dare origine a infiniti fenomeni. Questa capacità generativa è simbolicamente associata al principio femminile. Milarepa attinse a questa simbologia per spiegare alle sue discepole che il loro corpo era la “casa del Buddha” e che le distinzioni tra uomo e donna non avevano alcuna conseguenza nel dominio della verità assoluta.
Citò testi tantrici come il Vajrapañjara Tantra per sostenere che “con la forma illusoria di una donna, il Buddha insegna il Dharma”. Questa prospettiva non solo elevava lo status della donna, ma la identificava con la fonte stessa del risveglio.
Storicamente, il Buddhismo monastico era stato restrittivo per le donne, imponendo gli “otto gurudharma” che ponevano le monache in una posizione di sottomissione permanente rispetto ai monaci. Milarepa, agendo al di fuori delle istituzioni monastiche, bypassò completamente queste restrizioni. Alle sue figlie del cuore, non impose voti di subordinazione, ma le incoraggiò a diventare “maestre di se stesse” e a guidare altri esseri.
Questo “spirito anti-istituzionale” fu fondamentale per la fioritura di yogini realizzate che non dovevano dipendere da una gerarchia maschile per validare la propria esperienza. La loro autorità spirituale derivava esclusivamente dalla loro realizzazione interiore e dai loro poteri yogici (siddhi), criteri che Milarepa considerava gli unici validi.
L’influenza di queste quattro figure si estende ben oltre l’XI secolo, modellando la pratica del Buddhismo tibetano fino ai giorni nostri.
Tseringma e la protezione del lignaggio
Ancora oggi, nei monasteri Kagyu, la pratica delle Cinque Sorelle della Lunga Vita è considerata vitale. Il XVII Karmapa, Ogyen Trinley Dorje, ha dedicato sessioni estese di preghiera a Tseringma, sottolineando il suo legame indissolubile con Milarepa e il suo ruolo di “custode dei tesori spirituali”. La sua trasformazione da demone a protettrice rimane un simbolo potente della capacità del Dharma di trasmutare le energie negative in saggezza.
Le storie di Paldarbum e Sahle Aui continuano a ispirare le donne buddhiste in tutto il mondo. In un’epoca in cui si discute ancora della parità di genere all’interno delle religioni, l’esempio di Milarepa che tratta le sue discepole come “figlie del cuore” offre un precedente autorevole per l’uguaglianza spirituale. Organizzazioni contemporanee e studiose come Miranda Shaw hanno messo in luce come queste “madri del lignaggio” siano state essenziali per la trasmissione delle pratiche tantriche, nonostante siano state spesso marginalizzate nei resoconti storici ufficiali.9
L’eredità di Rechungma vive nella tradizione delle Ngakma (yogini non celibi) e delle praticanti erranti che continuano a meditare nelle grotte dell’Himalaya e del Tibet. La loro esistenza ricorda che il sentiero di Milarepa non era solo una questione di ascesi maschile, ma un movimento yogico inclusivo che valorizzava la libertà personale e la realizzazione diretta.
La storia delle “quattro figlie del cuore” di Milarepa non è solo un capitolo della agiografia tibetana, ma un trattato vivente sulla natura universale della mente risvegliata. Nyama Paldarbum, Sahle Aui, Tseringma e Rechungma dimostrano che il Dharma di Milarepa era un fuoco capace di bruciare ogni impurità, incluse le barriere di genere e di specie.
Attraverso i suoi canti, Milarepa ha lasciato un’eredità in cui la donna non è più una figura marginale o una “tentazione” da evitare, ma un’alleata spirituale, una maestra e una fonte di saggezza. Come egli stesso cantò a Paldarbum, quando si realizza che la mente è come il cielo e i pensieri sono solo nuvole passeggere, non esiste più alcuna base per la distinzione o la discriminazione.
Bibliografia
- I centomila canti di Milarepa (Adelphi)
- Vita di Milarepa (Adelphi)
- Evans-Wentz, W.Y. (a cura di). Tibet’s Great Yogi Milarepa: A Biography from the Tibetan. Oxford University Press, 1974
- Riggs, Nicole (trad.). Milarepa: Il grande yogi tibetano (Edizioni Mediterranee)
- Thrangu Rinpoche, Khenchen. Milarepa’s Wisdom: A Commentary on the Teachings of Milarepa. Namo Buddha Publications, 2021.
- Thrangu Rinpoche, Khenchen. Ten Teachings from the 100,000 Songs of Milarepa. Namo Buddha Publications, 2001.
- Shaw, Miranda. Illuminazione passionale. Le donne nel buddhismo tantrico (Ubaldini Astrolabio)
- Quintman, Andrew. The Yogin and the Madman: Reading the Biographical Corpus of Tibet’s Great Saint Milarepa. Columbia University Press, 2013.
- Tiso, Francis. Liberation in One Lifetime: Biographies and Teachings of Milarepa. North Atlantic Books, 2014.





