Khenmo: una rivoluzione silenziosa al monastero di Shugsep

Khenmo: una rivoluzione silenziosa al monastero di Shugsep

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Il 18 febbraio 2026 rimarrà impresso negli annali della storia del Buddhismo tibetano come il giorno in cui il Monastero e Istituto Shugsep (Shugsep Nunnery and Institute, Ruhru, Himachal Pradesh) ha celebrato la sua prima cerimonia di intronizzazione delle khenmo. L’evento, che ha visto diciannove monache ricevere il titolo accademico più elevato della tradizione Nyingma, non è solo una celebrazione locale, ma il culmine di decenni di sforzi volti a ristabilire l’equilibrio di genere nell’erudizione buddhista.

Il significato del titolo

Per comprendere l’importanza di questo evento, è necessario definire il termine khenmo. In sanscrito, il termine corrispondente è upādhyāyā. Nella tradizione tibetana, il termine maschile khenpo (mkhan po) designa un maestro spirituale che ha completato un rigoroso percorso di studi (solitamente di nove anni o più) nei “Tredici grandi testi” (Gzhung chen bcu gsum) della filosofia buddhista.1

Fino a tempi recenti, questo titolo era quasi esclusivamente appannaggio dei monaci. L’intronizzazione di diciannove monache come khenmo (mkhan mo) significa che queste donne sono ora ufficialmente riconosciute come autorità dottrinali, capaci non solo di insegnare la complessa metafisica Madhyamaka o Prajñāpāramitā, ma anche di conferire voti e guidare la comunità monastica con la stessa autorità dei loro colleghi maschi.

Dalle vette del Tibet all’esilio in India

Il Monastero di Shugsep detiene un posto unico nella tradizione Nyingma. Originariamente situato in Tibet, era celebre per essere la sede di una delle più grandi maestre realizzate del XX secolo, Shugsep Jetsun Rinpoce (1852–1953)2. Sotto la sua guida, Shugsep divenne un centro di eccellenza per la pratica dello Dzogchen (rdzogs chen) e dei cicli di insegnamenti di Longchenpa.

Dopo l’occupazione cinese del Tibet, la continuità del lignaggio fu minacciata. Tuttavia, nel 1990, un gruppo di ventidue monache fuggì dal Tibet per ristabilire il monastero a Dharamsala, in India. Tra queste pioniere c’era Ani Ugyen Dolma, oggi tra le diciannove candidate al titolo di khenmo. Il passaggio da una piccola comunità di rifugiate a un istituto accademico in grado di produrre diciannove eccellenze dottrinali in un colpo solo è la testimonianza della resilienza straordinaria delle donne.

Il percorso accademico: rigore e devozione

Il sistema educativo adottato a Shugsep segue il modello del Monastero di Namdroling, fondato da Sua Santità Penor Rinpoche. Il percorso per diventare Khenmo è estremamente impegnativo e si articola in diverse fasi:

  1. Loponma: Dopo nove anni di studi intensivi, la monaca riceve il titolo di Loponma (Maestra o Acharya). In questa fase, ha già padroneggiato la logica (Pramāṇa), l’etica (Vinaya), la cosmologia (Abhidharma) e la filosofia della vacuità.
  2. Servizio e pratica: A differenza di un percorso accademico laico, il titolo di khenmo non si ottiene solo superando esami. È richiesto un periodo di servizio post-laurea che può durare molti anni. Le monache di Shugsep intronizzate hanno completato i loro studi tra il 2004 e il 2022, dedicando gli anni successivi all’insegnamento alle novizie e alla gestione del monastero.
  3. Condotta morale: La bodhicitta (la mente dell’illuminazione) non deve essere solo un concetto studiato, ma una realtà vissuta. La condotta etica (śīla) è un prerequisito fondamentale; senza una disciplina pura, il titolo accademico perde il suo valore spirituale.

Differenze tra khenmo e geshema

Spesso si tende a confondere il titolo di khenmo con quello di geshema. Sebbene entrambi rappresentino il dottorato in filosofia buddista, appartengono a tradizioni diverse:

  • Il titolo di geshema appartiene alla scuola Gelug ed è stato conferito per la prima volta su larga scala nel 2016, dopo che Sua Santità il XIV Dalai Lama ha fortemente voluto la sua istituzione. Si ottiene attraverso una serie di esami scritti e dibattiti formali estremamente impegnativi che durano quattro anni dopo il completamento del curriculum regolare.
  • Il titolo di khenmo appartiene alla scuola Nyingma (e Sakya/Kagyu). Qui l’enfasi è posta meno sugli esami standardizzati nazionali e più sulla nomina interna basata sulla padronanza dei testi, l’anzianità, la capacità di insegnamento e il servizio alla comunità.

L’ospite d’onore: Khenchen Pema Sherab Rinpoce

La presenza di Khenchen Pema Sherab Rinpoce alla cerimonia dello scorso 18 febbraio sottolinea l’importanza istituzionale dell’evento. Essendo uno dei khenpo più anziani e rispettati della scuola Nyingma, la sua partecipazione funge da imprimatur ufficiale. Nel Buddhismo tibetano, la trasmissione della conoscenza è valida solo se avviene all’interno di un lignaggio ininterrotto quindi vedere un grande maestro presiedere all’intronizzazione di diciannove donne è stato un segnale potente inviato a tutto il mondo buddhista: le donne sono ora detentrici paritarie del lignaggio della dottrina (Dharma).

Impatto sociale e il futuro della comunità

L’intronizzazione delle diciannove khenmo avrà ripercussioni profonde su diversi livelli:

  • Autosufficienza educativa: In passato, le monache potevano fare affidamento solo sui monaci per ricevere insegnamenti avanzati. Ora, il Monastero di Shugsep può formare le proprie studentesse, creando un ambiente educativo più confortevole e culturalmente sensibile per le giovani monache.
  • Modelli di ruolo: Per una giovane novizia, vedere diciannove donne sul trono dell’insegnamento trasforma radicalmente la percezione delle proprie possibilità. La carriera monastica femminile non è più limitata ai rituali e al servizio, ma si apre alla leadership intellettuale.
  • Leadership nella gestione: Come sottolineato nell’articolo pubblicato sul sito del Tibetan Nun Project, alcune di queste nuove khenmo assumeranno ruoli amministrativi. In una struttura spesso patriarcale, avere donne con la massima autorità dottrinale alla guida delle finanze e dell’organizzazione del monastero garantisce che le esigenze delle monache siano messe in primo piano.

L’evento al monastero di Shugsep, nel primo giorno del Losar 2026, non è stato solo una cerimonia formale ma uno storico “aggiustamento di tiro”: sebbene il Buddha avesse stabilito l’ordinazione per le donne, le vicissitudini storiche e geografiche ne avevano limitato l’accesso ai massimi livelli di istruzione.

Oggi, grazie al supporto di organizzazioni come il Tibetan Nuns Project e alla lungimiranza dei maestri Nyingma, le monache di Shugsep hanno dimostrato che la saggezza non ha genere. Le diciannove khenmo sono ora le custodi di una tradizione millenaria, pronte a traghettare il Buddhismo tibetano verso un futuro di autentica uguaglianza e profonda realizzazione spirituale.

Note

  1. I Tredici Grandi Testi (Gzhung chen bcu gsum) costituiscono il nucleo fondamentale del curriculum accademico nelle Shedra (università monastiche) della tradizione Nyingma, come quella del Monastero di Shugsep, e coprono le cinque branche principali della filosofia buddhista: disciplina etica, metafisica, cosmologia, logica e la via di mezzo.
    1. La disciplina etica (Vinaya): questi testi espongono le regole di condotta per la comunità monastica.
    Pratimokṣa Sūtra (Sūtra della liberazione individuale) – attribuito a Buddha Śākyamuni.
    Vinayapuspamala (La ghirlanda dei fiori del Vinaya) – di Guṇaprabha.
    2. La metafisica e la psicologia (Abhidharma): analizzano la natura della realtà, i costituenti dell’individuo e il funzionamento della mente.
    Abhidharmasamuccaya (Compendio della metafisica) – di Asaṅga.
    Abhidharmakośa (Tesoro della metafisica) – di Vasubandhu.
    3. La Via di Mezzo (Madhyamaka): testi filosofici che approfondiscono la vacuità (śūnyatā) e l’assenza di sé.
    Mūlamadhyamakakārikā (Versi fondamentali sulla Via di mezzo) – di Nāgārjuna.
    Madhyamakāvatāra (Introduzione alla Via di mezzo) – di Candrakīrti.
    Catuḥśataka (Le Quattrocento Strofe) – di Āryadeva.
    Bodhicharyāvatāra (Introduzione alla condotta del bodhisattva) – di Śāntideva.
    4. Le cinque opere di Maitreya: questi testi furono rivelati da Maitreya ad Asaṅga e trattano della natura di buddha e dei vari stadi del sentiero del bodhisattva.
    Abhisamayālaṃkāra (Ornamento delle chiare realizzazioni).
    Mahāyānasūtrālaṃkāra (Ornamento dei sūtra Mahāyāna).
    Madhyāntavibhāga (Distinzione tra il Mezzo e gli Estremi).
    Dharmadharmatāvibhāga (Distinzione tra fenomeni e la loro vera natura).
    Uttaratantra Śāstra (Trattato sul Continum sublime) – Questo testo approfondisce la natura di Buddha (tathāgatagarbha). ↩︎
  2. Shugsep Jetsun Rinpoche (1852–1953) è stata una delle figure femminili più carismatiche e realizzate del Buddhismo tibetano moderno. Considerata l’incarnazione di Machig Labdrön, fondatrice della pratica del Chöd, ha rappresentato un faro di saggezza nel lignaggio Nyingma.
    Nonostante le restrizioni sociali dell’epoca, Jetsun Rinpoche raggiunse i massimi livelli di realizzazione nello Dzogchen (rdzogs chen), vivendo per anni in ritiri solitari e manifestando segni straordinari di padronanza spirituale. Sotto la sua guida, il Monastero di Shugsep in Tibet divenne il centro d’eccellenza per le praticanti femminili, un luogo dove la bodhicitta non era solo studiata, ma vissuta con rigore yogico.
    ↩︎

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