Spesso chi si avvicina al Buddhismo tibetano immagina un universo uniforme e centralizzato, interamente raccolto attorno alla figura di Sua Santità il XIV Dalai Lama. La realtà storica e contemporanea mostra invece una costellazione ricca e plurale di monasteri, tradizioni e lignaggi che nel tempo hanno preservato la propria autonomia o intrapreso percorsi indipendenti rispetto alle indicazioni spirituali di Dharamsala. Questo breve approfondimento vuol fare un po’ chiarezza in modo pacato, documentato e privo di giudizi su una dimensione spesso poco conosciuta: le origini e i motivi che caratterizzano le comunità operanti in separazione o a distanza dall’Amministrazione Centrale Tibetana che è utile conoscere per fare scelte informate e consapevoli.
L’incontro tra il Buddhismo indo-tibetano e la cultura occidentale ha spesso favorito una percezione semplificata e omogenea delle sue istituzioni, dipingendo un universo spirituale compatto e gerarchicamente raccolto attorno alla figura di Sua Santità il XIV Dalai Lama. Tuttavia, la storia del pensiero e della società tibetana rivela una realtà estremamente variegata, costituita da una pluralità di collegi monastici, lignaggi e tradizioni meditative che hanno preservato per secoli la propria specifica autonomia di insegnamento, pratica e trasmissione.
Per chiunque si avvicini al Buddhismo tibetano e consideri il Dalai Lama la propria guida etica e spirituale, comprendere questa ricca complessità costituisce un passaggio fondamentale. Esistono infatti movimenti, monasteri e lignaggi che operano in una condizione di formale indipendenza o di marcata distanza rispetto all’Amministrazione Centrale Tibetana in esilio (l’eredità storica del Ganden Phodrang) e ai consigli spirituali di Sua Santità. Esaminare queste dinamiche con sguardo sereno, umano e documentato permette di intraprendere un cammino spirituale coerente e, soprattutto, consapevole.
Il Ganden Phodrang e l’autonomia dei monasteri
Per comprendere le linee di divisione contemporanee è necessario distinguere la dimensione della trasmissione spirituale (chögyé) da quella dell’amministrazione civile e temporale (sikyong). L’istituzione del Ganden Phodrang nacque originariamente come residenza monastica dei primi Dalai Lama nel monastero di Drepung. Fu nel 1642 che il Quinto Dalai Lama, Ngawang Lobsang Gyatso, con il sostegno del sovrano mongolo Gushri Khan, unificò il Paese delle Nevi e trasformò il Ganden Phodrang nel governo del Tibet. Da quel momento e fino all’esilio del 1959, questa istituzione ha racchiuso in sé la guida politica e la supervisione delle grandi comunità monastiche, proseguendo poi in India attraverso la costituzione dell’Amministrazione Centrale Tibetana (CTA) a Dharamsala.
Tuttavia, nonostante la vasta influenza del Ganden Phodrang, il mondo spirituale tibetano non è mai stato governato da un’unica autorità centralizzata sul piano dei rituali o dei lignaggi. Le quattro tradizioni principali — Nyingma, Kagyu, Sakya e Gelug — insieme all’antica tradizione Bön, hanno sempre mantenuto lignaggi indipendenti di trasmissione tantrica, genealogie di reincarnazione (tulku) e monasteri autonomi guidati dai rispettivi abati. Persino all’interno della scuola Gelug, la carica formale di guida principale della tradizione compete al Ganden Tripa, il detentore del trono del monastero di Ganden, e non in modo automatico alla figura del Dalai Lama.
Nel corso del XX e XXI secolo, l’attuale XIV Dalai Lama ha promosso due storiche trasformazioni: da un lato l’adozione dell’approccio non settario ed ecumenico, teso a valorizzare il patrimonio comune dei grandi maestri indiani del Nalanda (come Nagarjuna, Chandrakirti e Shantideva) al di sopra dei particolarismi di ciascuna scuola; dall’altro lato, la democratizzazione della comunità tibetana in esilio, culminata nel 2011 con la sua totale e rinuncia a qualsiasi carica politica a vantaggio di un Parlamento e di leader civili eletti democraticamente. Ciononostante, i consigli spirituali espressi dal Dalai Lama riguardo ad alcune figure protettrici e alla necessità di preservare l’armonia comunitaria hanno riaperto storiche divergenze, portando alcune realtà a scegliere la via dell’autonomia o della piena separazione organizzativa.
Le comunità che operano a distanza da Dharamsala
La Nuova Tradizione Kadampa (NKT-IKBU)
La forma più visibile e diffusa di separazione radicale da Dharamsala nel contesto occidentale è rappresentata dalla Nuova Tradizione Kadampa – International Kadampa Buddhist Union (NKT-IKBU). Fondata nel 1991 in Inghilterra dal ghesce tibetano Kelsang Gyatso (1931–2022), la NKT si è formalmente staccata sia dall’autorità del Dalai Lama sia dalla comunità tibetana in esilio. Gli studi del sociologo delle religioni David N. Kay evidenziano come il movimento abbia scelto di definire una netta separazione, organizzativa e dottrinale, rispetto alla tradizione d’origine.
La posizione della NKT poggia su tre elementi cardine. Il primo è il rifiuto dell’apertura non settaria verso altre tradizioni: il movimento sostiene infatti che accostare o mescolare insegnamenti e pratiche di lignaggi diversi alteri la purezza dell’insegnamento originale di Je Tsongkhapa. Il secondo elemento è la rivendicazione di un’identità globale del tutto autonoma, che si traduce nella regola interna di non collaborare con organizzazioni legate all’amministrazione di Dharamsala o con maestri tibetani esterni alla propria organizzazione. Il terzo elemento è la centralità attribuita alla figura protettrice Dorje Shugden, considerata dalla NKT un Buddha pienamente illuminato e il custode principale della via graduale all’illuminazione. Sul piano dello studio, i centri NKT seguono un programma formativo basato esclusivamente sui libri del proprio fondatore e conferiscono una specifica ordinazione monastica fondata su 10 voti uguali per uomini e donne, differente dalla disciplina monastica tradizionale (vinaya Mulasarvastivada) osservata nelle altre comunità tibetane.
I monasteri tradizionali Gelug e la scissione su Dorje Shugden
All’interno dei monasteri storici della scuola Gelug si è verificata una diversa e complessa spaccatura. A partire dalla fine degli anni Settanta, dopo riflessioni storiche e approfondite consultazioni tradizionali, il XIV Dalai Lama ha espresso chiaramente il proprio parere contrario alla pratica di Dorje Shugden (chiamato anche Dholgyal), descrivendolo come uno spirito mondano irato (jig-rten-pa’i srung-ma) apparso nel XVII secolo in contrapposizione al Quinto Dalai Lama e alla tradizione Nyingma. L’analisi dello studioso Georges Dreyfus spiega come questa figura fosse stata valorizzata tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, grazie a maestri autorevoli come Pabongka Rinpoce e in seguito Kyabje Trijang Rinpoce, divenendo il simbolo di una difesa rigorosa ed esclusiva della purezza Gelug.
Il Dalai Lama ha spiegato che chi intende continuare a praticare questa figura non dovrebbe partecipare alle sue cerimonie tantriche né stabilire con lui un legame maestro-discepolo, per evitare tensioni interiori e salvaguardare l’armonia della comunità. Di fronte a questa richiesta, diversi monaci legati da profonda devozione verso i loro diretti maestri hanno scelto di non abbandonare la pratica, provocando la nascita di monasteri separati: da Ganden Shartse è nato il monastero di Shar Ganden, mentre da Sera Mey è sorto Serpom, entrambi attivi nell’India del sud in modo autonomo rispetto alla CTA.
In Italia, questa sensibilità si ritrova in associazioni storiche come la Fondazione Kunpen Lama Gangchen e l’Albagnano Healing Meditation Centre, fondati da Lama Gangchen Rinpoce e guidati da Lama Michel Rinpoce. Queste comunità uniscono pratiche per la pace nel mondo e metodi di Autoguarigione Tantrica NgalSo al rispetto per la linea di maestri di Kyabje Choktrul Trijang Rinpoce, accogliendo visite e monaci del monastero di Shar Ganden e mantenendo la pratica di Dorje Shugden, pur operando all’interno dell’Unione Buddhista Italiana (UBI).
La controversia sul XVII Karmapa nella scuola Karma Kagyu
Una vicenda di natura completamente diversa ha interessato la scuola Karma Kagyu, dove il confronto non riguarda protettori o spiriti, ma il riconoscimento della guida suprema del lignaggio. Dopo la scomparsa nel 1981 del XVI Gyalwang Karmapa Rangjung Rigpe Dorje, il gruppo dei reggenti si è diviso sull’individuazione del successore:
- Il reggente Tai Situ Rinpoce ha riconosciuto Ogyen Trinley Dorje, la cui scelta è stata confermata dal XIV Dalai Lama e accolta dall’amministrazione di Dharamsala (nonché, inizialmente, dalle autorità cinesi).
- Il XIV Kunzig Shamar Rinpoce, figura che storicamente partecipa alla conferma della linea dei Karmapa secondo la tradizione dei “Cappelli Neri e Cappelli Rossi”, ha contestato la decisione proclamando come legittimo XVII Karmapa Trinley Thaye Dorje.
Questa divisione ha portato alla creazione di due percorsi paralleli. Grandi reti internazionali di meditazione, come il Buddhismo della Via del Diamante (Diamond Way Buddhism) fondato da Lama Ole Nydahl sotto la guida di Shamar Rinpoce, riconoscono esclusivamente Trinley Thaye Dorje, rifiutando interventi esterni del governo in esilio negli affari interni del Karma Kagyu. Negli ultimi anni, tuttavia, i due Karmapa riconosciuti hanno avviato un importante cammino di riconciliazione: dal loro primo incontro a Parigi nel 2018, Ogyen Trinley Dorje e Trinley Thaye Dorje hanno diffuso preghiere e lettere congiunte, assumendosi insieme il compito di guidare la ricerca del nuovo Shamar Rinpoce e invitando tutti i discepoli alla concordia e all’unione.
La tradizione Jonang
Un caso differente di distanza riguarda la scuola Jonang, nota per la trasmissione della visione filosofica della vacuità dell’altro (shentong) e delle pratiche esoteriche del Kalachakra Tantra.
Ostacolata nel XVII secolo dal governo del Ganden Phodrang a causa di differenze filosofiche e territoriali, la tradizione è riuscita a preservarsi nelle zone remote dell’Amdo ed è tornata alla luce in epoca moderna. L’attuale Dalai Lama ha espresso stima profonda per i maestri Jonang, offrendo loro un monastero a Shimla e affidando la loro guida al nono Khalkha Jetsun Dhampa. Tuttavia, all’interno del parlamento tibetano in esilio, la scuola Jonang non ha ancora ottenuto seggi riservati garantiti, a differenza delle altre quattro scuole (Nyingma, Kagyu, Sakya, Gelug) e della tradizione Bön. Questa situazione ha spinto monaci e rappresentanti Jonang a promuovere manifestazioni e scioperi della fame a Dharamsala: si tratta dunque di un confronto che non tocca la devozione spirituale, ma la parità dei diritti di rappresentanza all’interno delle istituzioni in esilio.
Lignaggi e rapporti istituzionali
La tabella che segue riassume la situazione delle comunità appena descritte, chiarendo il loro grado di autonomia e i rapporti con le indicazioni del Dalai Lama e della CTA:
| Tradizione / organizzazione | Figure e Maestri di riferimento | Rapporto con il Dalai Lama e la CTA | Motivo principale della distanza | Pratiche, rituali e organizzazione |
| Nuova Tradizione Kadampa (NKT-IKBU) | Ghesce Kelsang Gyatso; Gen-la Kelsang Jampa | Rifiuto formale dell’autorità di Dharamsala; piena separazione organizzativa | Orientamento esclusivo e pratica di Dorje Shugden | Studio basato solo sui libri del fondatore; voti propri da 10 precetti; totale indipendenza gestionale |
| Monasteri tradizionali Separati (Shar Ganden, Serpom) | Maestri della linea di Pabongka e Trijang Rinpoce | Distacco dalle cerimonie comuni; piena indipendenza dalla CTA | Scelta di non abbandonare la pratica di Dorje Shugden | Studio tradizionale Gelug completo; presenza centrale del culto a Shugden |
| Tradizione NgalSo (Kunpen Lama Gangchen / Albagnano) | Lama Gangchen Rinpoce; Lama Michel Rinpoce | Autonomia nelle pratiche; appartenenza all’Unione Buddhista Italiana | Fedeltà alla trasmissione di Trijang Rinpoce e pratiche di Shugden | Attenzione alla guarigione interiore, alla pace e al dialogo; scambi con i monaci di Shar Ganden |
| Lignaggio Karma Kagyu autonomo (Via del Diamante) | XVII Karmapa Trinley Thaye Dorje; XIV Shamar Rinpoce; Lama Ole Nydahl | Non fa riferimento alle nomine governative di Dharamsala; piena indipendenza | Disputa sul XVII Karmapa e tutela dell’autonomia interna del lignaggio Kagyu | Rete internazionale laica; meditazioni su Mahamudra e XVI Karmapa; dialogo aperto con Ogyen Trinley Dorje |
| Tradizione Jonang | Maestri storici (Dolpopa, Jetsun Taranatha); maestri contemporanei | Rispetto e devozione verso il Dalai Lama; richieste di parità verso il Parlamento in esilio | Mancata assegnazione di seggi parlamentari come quinta tradizione riconosciuta | Filosofia Madhyamaka Shentong; insegnamento completo dei Sei Yoga del Kalachakra Tantra |
Come orientarsi
Per chi si avvicina al Buddhismo tibetano e vede nel Dalai Lama la propria guida di riferimento, frequentare un centro senza conoscerne l’orientamento può creare dubbi interiori o impegni contraddittori. Nel sentiero tantrico del Vajrayana, la fiducia reciproca tra maestro e praticante richiede armonia e coerenza di fondo; partecipare a pratiche o prendere impegni in contrasto con le raccomandazioni della propria guida spirituale principale rischia di generare confusione nella pratica.
Una semplice osservazione dei siti internet e dei profili social di un centro aiuta a comprendere con chiarezza la sua impostazione
1. Che cosa c’è sull’altare?
L’aspetto del gompa (la sala di meditazione) mostrato nelle fotografie dei siti e dei canali social è un primo indizio evidente. Nei centri in piena sintonia con il Dalai Lama, la foto di Sua Santità è ben visibile sull’altare principale e ricorre nei materiali informativi. Nei calendari delle attività si trovano regolarmente sessioni per recitare le Preghiere di Lunga Vita per Sua Santità. Al contrario, se nei canali del centro le immagini del Dalai Lama non compaiono mai, sostituite unicamente dal ritratto del fondatore del movimento o da figure protettrici irate, si è quasi sempre in presenza di una realtà indipendente o staccata dalla sua comunità spirituale.
2. Lignaggio spirituale dei maestri
Le biografie maestri residenti, solitamente consultabili sui siti dei centri, ne mostrano il curriculum : chi ha completato gli studi nei grandi monasteri universitari rifondati in India del Sud e riconosciuti dalla CTA ( Sera Je, Drepung Gomang, Drepung Loseling o Ganden Jangtse) indica chiaramente il proprio titolo di ghesce e i lama da cui ha ricevuto l’insegnamento.
Se invece la formazione proviene dai monasteri nati dopo le divergenze di fine Novecento (come Shar Ganden o Serpom), il centro appartiene all’area autonoma che non segue i consigli di Dharamsala. Nei centri della NKT, gli insegnanti portano solitamente il titolo di “Gen” o “Gen-la” e si sono formati all’interno della propria organizzazione, senza percorsi accademici nei collegi monastici tradizionali.
3. I protettori
I protettori del Dharma (dharmapala) hanno il compito tradizionale di allontanare gli ostacoli interiori alla compassione e alla pratica meditativa. L’identità del protettore celebrato nelle cerimonie indica però con chiarezza il lignaggio di un centro. Le comunità allineate al Dalai Lama praticano i protettori tradizionali comuni a tutta la tradizione, come Mahakala, Palden Lhamo, Kalarupa e Nechung. La presenza nel calendario online di rituali frequenti o intensivi (kangso) dedicati a Dorje Shugden indica che il centro segue la pratica sconsigliata da Sua Santità. Per chi ha preso rifugio con il Dalai Lama o lo considera il proprio punto di riferimento, è importante sapere che prendere impegni formali in questi contesti non è conforme alle indicazioni del proprio maestro.
La presenza di storie, orientamenti e punti di vista differenti nel Buddhismo tibetano non deve essere vista con delusione o scoraggiamento, ma come il segno di una tradizione plurisecolare ricca, viva e complessa, che incontra oggi le sfide del mondo globale.
L’antica tradizione di studio del Nalanda ha sempre considerato l’indagine personale un valore prezioso. Come ricorda il Buddha Shakyamuni in un celebre verso del Ghanavyūha Sūtra, gli insegnamenti non vanno accettati per semplice ossequio o fede cieca verso un’autorità, ma esaminati con pazienza e intelligenza critica, proprio come un orafo saggia la purezza dell’oro saggiandolo con il fuoco, tagliandolo e sfregandolo sulla pietra di paragone.
Informarsi prima sulle pratiche, sui maestri e sui legami di un centro non significa giudicare o nutrire diffidenza verso chi pratica in modo diverso. Significa, con onestà e maturità, prendersi cura del proprio percorso interiore. Per chi desidera camminare avendo il Dalai Lama nel cuore, questo discernimento aiuta a trovare una comunità accogliente e adatta, dove far crescere la saggezza, la compassione e la pace della mente.





