Il 91° compleanno di Sua Santità il Dalai Lama tra dharma, storia e geopolitica, con uno sguardo alle celebrazioni FPMT in Italia e nel mondo
Il 6 luglio 2026 Sua Santità il XIV Dalai Lama, Tenzin Gyatso, compie novantun anni. Per chi cammina sul sentiero del Dharma questa non è una ricorrenza come le altre: è un giorno in cui la gratitudine si fa pratica e la pratica si fa comunità. In tutto il mondo, centri di Dharma, monasteri e case private si riuniranno per offrire preghiere di lunga vita, tagliare torte di compleanno, guardare insieme foto e filmati di una vita che ha attraversato quasi un secolo di storia del Novecento e del nostro tempo. Ma quest’anno la ricorrenza porta con sé un peso particolare: chiude simbolicamente l’Anno della Compassione proclamato dall’Amministrazione Centrale Tibetana e cade in un momento in cui le domande sulla successione, sulla salute di Sua Santità e sul futuro del Tibet si fanno sempre più urgenti.
Un compleanno che è anche un atto di rifugio
Per la tradizione tibetana, Sua Santità il Dalai Lama è un’emanazione di Chenrezig (Avalokiteśvara), il bodhisattva della compassione, colui che, secondo la narrazione classica, ha promesso di non abbandonare gli esseri senzienti finché anche uno solo di essi resterà intrappolato nel saṃsāra. Festeggiare il suo compleanno non equivale dunque a una semplice ricorrenza civile: è un’occasione di pratica nel senso pieno del termine. Lama Zopa Rinpoce, nelle indicazioni che ha lasciato a tutti i Centri, i progetti e i servizi della FPMT ha insistito sul valore delle preghiere di lunga vita e sull’importanza di rivolgersi a Sua Santità come al proprio guru radice, capace di guidare chi pratica non solo in questa vita, ma nel bardo e nelle rinascite future.
Nei centri Dharma di tutto il mondo la giornata segue solitamente uno schema condiviso: recitazione delle preghiere di lunga vita (tra cui la strofa tratta dal Lama Chöpa e la Supplica al Guru da lontano di Phabongkha Rinpoce), offerta di khata al trono o all’immagine di Sua Santità, puja con lo tsog e, naturalmente il taglio simbolico di una torta. Non è folklore: è un modo per rinnovare, nella forma più semplice possibile, il legame di rifugio con chi la tradizione riconosce come guida spirituale vivente. Trovate le pratiche e le preghiere sul sito di FPMT Italia a questo link.
Novantun anni di Buddhismo in azione
Sul piano filosofico, la figura di Tenzin Gyatso incarna un progetto che ha pochi precedenti nella storia del Buddhismo: portare il rigore della logica e dell’epistemologia buddhista tibetana — la tradizione di Dharmakīrti e Dignāga, il pramāṇa studiato nei monasteri Gelug — in dialogo diretto con la scienza contemporanea, dalla fisica quantistica alle neuroscienze. Il Mind and Life Institute, nato dai suoi incontri con scienziati occidentali a partire dagli anni Ottanta, è forse l’espressione più visibile di questo progetto, così come la sua insistenza su un’etica secolare, un’etica fondata sul buon senso, sull’esperienza comune e sulla scienza, accessibile anche a chi non professa alcuna religione. È una posizione filosoficamente audace: Sua Santità sostiene che la compassione e la disciplina etica possano essere coltivate su basi puramente razionali, pur restando lui stesso un monaco che pratica quotidianamente Madhyamaka e Vajrayāna secondo il lignaggio Gelug-Kadam.
Allo stesso tempo, non ha mai smesso di essere un maestro nel senso tradizionale del termine: le sue trasmissioni orali, i suoi commentari ai testi di Nāgārjuna, Candrakīrti, Śāntideva e Tsongkhapa restano un punto di riferimento ineludibile per chi si occupa di filosofia buddhista tibetana con serietà filologica e non solo divulgativa.
Una vita che è già storia
Riconosciuto come la reincarnazione del XIII Dalai Lama nel 1937 e insediato nel 1940, Tenzin Gyatso ha assunto pieni poteri politici e spirituali nel 1950, appena sedicenne, nel momento in cui l’esercito cinese entrava in Tibet. Il suo esilio a Dharamsala, in India, nel 1959, dopo il fallimento della rivolta di Lhasa, ha segnato l’inizio di quasi sette decenni di vita in diaspora, un esilio che continua tuttora e che rende la sua stessa longevità un fatto storicamente rilevante: pochi leader religiosi hanno accompagnato la propria comunità attraverso un arco di tempo così lungo e così drammatico, dalla perdita della sovranità territoriale alla costruzione di un’Amministrazione in esilio riconosciuta da nessuno Stato ma rispettata da moltissimi.
Il Premio Nobel per la Pace del 1989 ha consacrato a livello internazionale una linea politica di resistenza nonviolenta che resta, ancora oggi, oggetto di discussione: c’è chi la considera l’unica strada eticamente percorribile e chi, anche all’interno della diaspora tibetana, ne critica l’efficacia politica di fronte al crescente strapotere cinese. Il 91° compleanno arriva peraltro pochi giorni dopo un intervento chirurgico: il 12 giugno 2026 Sua Santità è stato sottoposto a un intervento di protesi al ginocchio a Delhi, prima di raggiungere il Ladakh per il consueto soggiorno estivo, un promemoria fisico, per la comunità dei praticanti, della sua età avanzata e dell’urgenza con cui si guarda al futuro.
Leh, non Dharamsala: la geopolitica di quest’anno
Ogni dettaglio logistico, in questo contesto, diventa geopolitica. Quest’anno le celebrazioni ufficiali principali non si terranno a Dharamsala, sede storica dell’Amministrazione Centrale Tibetana, ma a Leh, capitale del Ladakh, la regione himalayana amministrata dall’India come Union Territory e rivendicata in parte dalla Cina. Sua Santità vi si trova dalla fine di giugno per il consueto soggiorno estivo, durante il quale tiene anche insegnamenti pubblici a Jivetsal; le autorità locali hanno dichiarato luglio “Mese della compassione” e hanno predisposto misure di sicurezza straordinarie in vista dei festeggiamenti del 6 luglio. Non è un dettaglio neutro: il Ladakh confina con l’Aksai Chin conteso, è terreno di frequenti tensioni militari tra India e Cina, ed è a maggioranza buddhista tibetana; una regione, insomma, in cui la semplice presenza del Dalai Lama assume un significato politico che va ben oltre la dimensione religiosa.
Sullo sfondo resta la questione, ben più ampia, della successione. Il 2 luglio 2025 Sua Santità aveva pubblicato una dichiarazione che affermava la continuazione dell’istituzione del Dalai Lama oltre la sua morte, contraddicendo così le pretese di Pechino di volersi riservare l’ultima parola sul riconoscimento del prossimo Dalai Lama; una posizione che il governo cinese, dal canto suo, respinge apertamente, rivendicando il diritto di approvare qualunque reincarnazione futura secondo procedure amministrative statali. È una disputa che intreccia canone buddhista, diritto internazionale e rapporti di forza regionali, e che il compleanno di quest’anno — chiusura ufficiale dell’Anno della Compassione proclamato dalla CTA per il 90° e giunto ora al suo epilogo — porta inevitabilmente in primo piano, anche per chi vive la ricorrenza da un punto di vista puramente spirituale.
La FPMT e l’Anno della Compassione
La rete FPMT, fondata da Lama Thubten Yeshe e Lama Thubten Zopa Rinpoce, riunisce oltre 160 centri, progetti e servizi in tutto il mondo e il compleanno di Sua Santità è da sempre uno degli appuntamenti comunitari più sentiti del calendario. In occasione del 91° compleanno di Sua Santità i Centri nel mondo promuovono una fitta serie di pratiche spirituali e celebrazioni comunitarie, seguendo le precise istruzioni del compianto Lama Zopa Rinpoce raccolte nella guida Come celebrare nel migliore modo possibile il compleanno di Sua Santità il Dalai Lama.
Le attività principali ruotano attorno alla recitazione di preghiere di lunga vita e all’accumulazione del mantra di Avalokiteśvara nell’ambito del concomitante Global Mani Retreat (per maggiori informazioni è disponibile il sito ufficiale in inglese e gli aggiornamenti sulla pagina facebook di FPMT Italia). Molti Centri organizzano la presa formale degli otto precetti Mahayana per ventiquattro ore e la recitazione del Sutra del Ricordo dei Tre Gioielli.
A livello locale, strutture come lo Shantideva Center di New York affiancano alle preghiere proiezioni cinematografiche (come il film Kundun) e iniziative di beneficenza, tra cui raccolte di materiale scolastico per le comunità svantaggiate. In Australia, il Chenrezig Institute celebra la ricorrenza consacrando una monumentale statua di Chenrezig a mille braccia alta 3,5 metri, organizzando festival culturali con canti e danze tradizionali aperti al pubblico interreligioso, e offrendo pasti vegetariani gratuiti a centinaia di partecipanti per incarnare concretamente il messaggio di compassione universale del Dalai Lama.
Le iniziative dei Centri FPMT in Italia per lunedì 6 luglio
L’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, che quest’anno festeggia anche il proprio 50° anniversario di fondazione, si unirà alle celebrazioni internazionali dedicate a Sua Santità, rendendo omaggio alla sua vita e al suo instancabile impegno per la pace, la compassione, la non violenza, il dialogo interreligioso e la libertà del popolo tibetano. La data segna anche la conclusione ufficiale dell’Anno della Compassione, promosso dall’Amministrazione Centrale Tibetana — CTA — e inaugurato nel luglio precedente per celebrare il messaggio universale di Sua Santità e il suo contributo al mondo contemporaneo. Per questa ricorrenza, la comunità dell’Istituto si riunirà nella Sala Lama Tzong Khapa per una puja dedicata a Sua Santità e per la recitazione delle preghiere tradizionali. Alle ore 14.30, in Sala Lama Tzong Khapa, Puja per Sua Santità il XIV Dalai Lama e recitazione delle preghiere tradizionali dedicate alla sua lunga vita. La partecipazione è libera, fino a esaurimento posti. Non è necessaria la prenotazione.
Sempre a Pomaia, presso il Dharma Point – sede dell’Associazione Monastica Sangha Lhungtok Choekhorling – l’appuntamento è a partire dalle alle ore 18:30 con la recitazione delle preghiere di lunga vita, seguito alle 19 da un momento di convivialità con taglio della torta offerta a tutti i partecipanti per concludersi alle 20.30 con la proiezione del fim Mission Joy: Finding Happiness in Troubled Times con Sua Santità il Dalai Lama e l’Arcivescovo Desmond Tutu. Ingresso libero.
A Firenze, il Centro Terra di Unificazione Ewam organizza la Guru Puja (ore 20.30).
A Genova, il Centro Tara Bianca organizza una celebrazione con pratiche dedicate alla lunga vita di Sua Santità e l’immancabile torta da condividere (martedì 7 luglio, ore 20.30)
Per chi risiede o si trova nei pressi di Treviso, il Centro Lama Tzong Khapa offre l’opportunità di assistere il 6 luglio dalle ore 18 alle 20 agli insegnamenti di Ghesce Dorji Damdul e partecipare alla puja di lunga vita per Sua Santità. Eminente studioso e accademico di filosofia buddhista, formatosi all’Università Monastica di Drepung Loseling, Ghesce Dorji Damdul dal 2011 ricopre il ruolo di Direttore della Tibet House di Nuova Delhi. Noto per essere stato interprete ufficiale di Sua Santità il Dalai Lama, promuove attivamente il dialogo tra Buddhismo e scienza moderna.
Nella vicina Padova, il Centro Buddhista Tara Cittamani organizza, sempre lunedì 6 luglio, alle 19.30 un momento di preghiera per la lunga vita del Dalai Lama, seguito da una cena comunitaria “porta e condividi”.
Analogo programma è proposto dal Centro Studi Cenresig di Bologna. L’appuntamento è nella nuova sede a partire dalle 19.30.
A Palermo il Centro Buddhista Muni Gyana organizza per un momento di condivisione e riflessione ispirato agli insegnamenti del Dalai Lama per celebrare valori universali come la gentilezza, la consapevolezza e la cura verso gli altri, che oggi più che mai possono fare la differenza nella nostra vita quotidiana. L’incontro è aperto a tutti
Come seguire le celebrazioni in diretta streaming
Per chi non può essere fisicamente presente in nessun Centro, la ricorrenza è tradizionalmente seguibile online attraverso più canali ufficiali:
• Il sito ufficiale dell’Ufficio di Sua Santità offre webcast in diretta delle cerimonie principali, con audio disponibile anche in italiano: dalailama.com/live.
• Il canale YouTube ufficiale trasmette in diretta gli eventi che si tengono in India (e quest’anno, presumibilmente, dal Ladakh): youtube.com/dalailama.
Auguri!
Novantun anni sono, in ogni tradizione, un traguardo che invita al raccoglimento. Per la nostra comunità che riconosce in Tenzin Gyatso una guida spirituale, sono anche l’occasione per rinnovare un impegno che va oltre la persona: la responsabilità di custodire, trasmettere e vivere gli insegnamenti che egli stesso ha ricevuto e restituito al mondo. Che lo si segua da un piazzale in Toscana, da uno schermo in un ufficio o da una stanza silenziosa con una tazza di tè, il gesto resta lo stesso: augurare, con sincerità, lunga vita e salute a chi per settant’anni ha scelto la compassione come risposta all’esilio e ha sempre messo l’umanità tutta prima di qualunque cosa.
Nota: si raccomanda di verificare orari e link definitivi sui siti indicati.






