Chiunque si sia soffermato a osservare una thangka o una statua tibetana avrà notato un dettaglio singolare: mentre la maggior parte dei Buddha storici risplende nella calda tonalità dell’oro, il Buddha della Medicina si mostra in un blu profondo.
Conosciuto in sanscrito come Bhaiṣajyaguru e in tibetano come Sangye Menla, questa figura amatissima non ha quel colore per caso: nella tradizione buddhista, infatti, ogni tonalità, ogni gesto e ogni simbolo racchiudono una mappa precisa della nostra mente e della nostra salute interiore.
Perché, allora, proprio il blu? La risposta giunge all’essenza della visione buddhista della cura, ricordandoci che guarire il corpo fisico significa prima di tutto portare pace e consapevolezza alla nostra mente.
Il secondo voto: un corpo trasparente come una gemma
La ragione del colore di Sangye Menla ha origine nel Sūtra del Buddha della Medicina (Bhaiṣajyaguruvaiḍūryaprabharāja Sūtra): molte ere fa, si legge, quando era ancora un bodhisattva in cammino verso il risveglio, espresse dodici grandi aspirazioni per alleviare le sofferenze e la confusione degli esseri senzienti, in particolare nelle epoche più difficili e tormentate.
Nel suo secondo voto, formulò un desiderio molto preciso:
Faccio il voto che, ottenuto il perfetto risveglio, il mio corpo possa essere simile al lapislazzuli, limpido e trasparente dentro e fuori, senza la minima macchia, con una luce immensa e radiosa capace di rischiarare chiunque si trovi al buio nell’oscurità del saṃsāra.
Nell’Asia antica, il lapislazzuli non era una semplice pietra preziosa, ma il simbolo della purezza incorruttibile. Si riteneva che avesse il potere di purificare l’acqua torbida e che la sua trasparenza fosse inalterabile.
Quando Sangye Menla raggiunse l’illuminazione, diede vita alla sua Terra Pura orientale, Vaiḍūryanirbhāsa, il “Reame della luce di lapislazzuli”. Quando guardiamo una sua immagine, dunque, dobbiamo immaginare un corpo fatto interamente di pura luce blu, limpida, radiosa e senza ostacoli materiali.
La radice della sofferenza: corpo, mente e i tre veleni
Nella medicina tradizionale tibetana (Sowa Rigpa), salute del corpo e percorso spirituale procedono di pari passo. Il commentario fondamentale ai testi medici, scritto dal Reggente Desi Sangye Gyatso, si intitola proprio Vaidūrya Ngönpo, ovvero “Lapislazzuli azzurro”.
Secondo il Gyushi (I Quattro Tantra Medici), il nostro corpo è governato da tre principi dinamici chiamati ñepa o umori vitali: il vento (rLung), la bile (mKhris-pa) e il flegma (Bad-kan). Quando questi elementi sono in equilibrio godiamo di buona salute; quando non lo sono compaiono le malattie. Ma qual è la causa di questo squilibrio?
La risposta della medicina tibetana è chiarissima: alla radice di ogni malessere fisico ed emotivo c’è l’ignoranza primordiale, ossia l’illusione di essere entità separate, isolate e autosufficienti. Da questa percezione distorta nascono i tre veleni interiori che agitano quotidianamente le nostre giornate.
| Veleno mentale (kleśa) | Umore corporeo (nepa) | Elementi associati | Come si manifesta nel quotidiano | Squilibrio tipico |
| Attaccamento e brama | rLung (vento) | aria ed etere | Ansia, irrequietezza, paura di perdere ciò a cui teniamo. | Insonnia, tachicardia, sbalzi d’umore e disturbi nervosi. |
| Rabbia e avversione | mKhris-pa (bile) | fuoco | Frustrazione, risentimento, giudizio tagliente verso gli altri. | Infiammazioni acute, febbre, disturbi epatici e problemi digestivi. |
| Ignoranza | Bad-kan (flegma) | terra e acqua | Letargia, attaccamento alle vecchie abitudini, confusione mentale. | Rallentamento metabolico, ritenzione di liquidi e senso cronico di pesantezza. |
I farmaci e le buone abitudini sono indispensabili per ristabilire l’armonia temporanea del corpo, ma per eliminarne la radice occorre trasformare la mente.
Nel simbolismo vajrayāna, il blu scuro è il colore dello spazio sconfinato: accoglie tempeste, piogge e nubi passeggere senza mai farsi scalfire o restringere. Allo stesso modo, il blu lapislazzuli di Sangye Menla rappresenta la saggezza che riconosce la vacuità di tutte le cose, la comprensione che le nostre sofferenze e le nostre afflizioni non sono blocchi solidi e permanenti, ma ombre passeggere che possono dissolversi non appena riscopriamo la nostra chiarezza naturale.
La pianta medicinale e la ciotola di nettare
Osservando il Buddha della Medicina notiamo tanti dettagli altrettanto ricchi di significato.
La postura: il Buddha siede sul trono di loto e sul disco di luna nella classica posizione vajrāsana, a ricordarci che è possibile vivere dentro le difficoltà del mondo rimanendo perfettamente sereni e integri. Le vesti monastiche zafferano testimoniano l’importanza di una condotta etica pura, prima vera forma di igiene e tutela interiore.
La mano destra è distesa verso il basso nel mudrā della generosità, pronta a donare rifugio e protezione a chiunque chieda aiuto. Tra il pollice e l’indice tiene un rametto con il frutto di arura (mirobalano) che, nella medicina tibetana è considerata la regina delle piante, perché possiede tutti i sei sapori fondamentali ed è capace di riequilibrare contemporaneamente vento, bile e flegma. Essa rappresenta il Dharma nella sua interezza: un rimedio completo che si adatta alle esigenze di ciascun individuo.
La mano sinistra riposa sul grembo nel gesto del raccoglimento meditativo (dhyāna mudrā) e regge una ciotola di lapislazzuli ricolma di nettare (amṛta, tib. bdud rtsi). La parola tibetana bdud-rtsi significa letteralmente “ciò che vince i demoni della confusione e della morte interiore”: non si tratta di un magico elisir di lunga vita, ma di ciò che può trasformare in saggezza i nostri limiti fisici ed emotivi.
La guarigione secondo Lama Zopa Rinpoce
Per noi la figura del Buddha della Medicina è una presenza costante e amorevole. Nei suoi insegnamenti, riportati dettagliatamente nel libro Il potere dei mantra – Lama Zopa Rinpoce ha sempre insistito su un punto fondamentale: la mente è il primo medico di se stessa.
La malattia e tutti i conflitti nella nostra vita nascono da stati d’animo disordinati e agitati. Qualunque pensiero generi turbamento emotivo rende malata la mente, e un corpo sofferente è il riflesso di questo squilibrio profondo. Per questo la compassione e la corretta comprensione della realtà sono, in fin dei conti, le uniche medicine definitive.
Il mantra del Buddha della Medicina guarisce la mente da ogni emozione distruttiva e la rende sana, libera, pacifica, soddisfatta e appagata, ma fa anche molto di più: ci permette di servire tutti gli altri esseri in tutte le nostre vite future, portando loro la perfetta felicità e, come effetto collaterale, garantendola anche a noi.
I giorni per la pratica
Nel calendario lunare tibetano, i giorni specificamente consacrati alla pratica, alla recitazione dei mantra e alle puja del Buddha della Medicina sono:
1. L’8° giorno di ogni mese lunare (giorno principale)
L’8° giorno del mese lunare tibetano è la ricorrenza mensile canonica interamente dedicata al Buddha della Medicina (spesso celebrata congiuntamente anche come giorno di Tārā Verde) per due ragioni: corrisponde astrologicamente alla fase di luna crescente; è considerato tradizionalmente uno dei giorni più favorevoli per dedicarsi a pratiche di guarigione fisica e spirituale, per purificare il karma collegato alle malattie e per intraprendere cure mediche.
2. Il 15° giorno di ogni mese lunare (luna piena)
Oltre all’8° giorno, nella tradizione tibetana e in particolare nelle indicazioni pratiche trasmesse da maestri come Lama Zopa Rinpoce, il 15° giorno (giorno di luna piena) è ampiamente raccomandato per eseguire la puja del Buddha della Medicina. Nei giorni di plenilunio, infatti, le energie sottili dell’organismo e dell’ambiente raggiungono il loro culmine e i frutti delle azioni virtuose si moltiplicano notevolmente.
3. Il 29° giorno del mese lunare
In alcune tabelle astrologiche monastiche e calcoli canonici legati al Kṣitigarbha Sūtra, anche il 29° giorno del mese lunare (il giorno precedente la luna nuova, solitamente dedicato ai Protettori del Dharma o Dharmapala) include tradizionalmente la commemorazione del Buddha della Medicina per la rimozione degli ostacoli energetici e delle afflizioni karmiche più pesanti.
Perché queste date sono speciali?
Secondo la visione astrologica tibetana, durante l’8° giorno del ciclo lunare i canali sottili (nāḍī) e i flussi di vento interiore (rlung) sono particolarmente aperti e ricettivi. Per questo, nei monasteri e tra i praticanti laici, l’8° giorno viene vissuto dedicando tempo alla recitazione del mantra lungo e breve, alla lettura del sūtra o alla presa degli otto precetti Mahāyāna di ventiquattr’ore, con la motivazione di alleviare le sofferenze di tutti gli esseri viventi.






