Analizzate, analizzate, analizzate ogni cosa. E intendo proprio ogni cosa, incluse le vostre interpretazioni personali del bene e del male, dell’inizio, della metà e della fine, della moralità, dell’etica secolare e religiosa, del giusto e dello sbagliato e, ovviamente, che cosa pensate del vostro guru. Analizzate finché il valore e persino la nozione di analisi non raggiungono i limiti estremi del loro pregiudizio.
Il fondatore del Buddhadharma, Buddha Shakyamuni, ha sempre sottolineato l’importanza di analizzare continuamente ogni cosa e ci ha fornito tutti gli insegnamenti necessari per farlo in modo approfondito ed efficace. I buddhisti continuano a investire una grande quantità di tempo ed energia nello studio di questi insegnamenti.
Il Pramana (logica buddhista) e, naturalmente, il Madhyamika, ci offrono gli strumenti necessari per decostruire tutte le possibili visioni
In un certo senso, gran parte della filosofia buddhista è dedicata a come non accettare nulla a prima vista. Impariamo invece a coltivare un dubbio sofisticato, e poi impariamo a dubitare del dubbio stesso decostruendo le nostre ragioni ostinate per nutrire dubbi in primo luogo. Una volta che abbiamo fatto a pezzi il nostro dubbio e ci siamo convinti che ogni cosa appare dal nulla, possiamo finalmente sperimentare l’alba di ciò che i buddhisti chiamano “devozione”.
“Dubbio” e “credenza” sono le due facce della stessa medaglia. Entrambi sono ingredienti cruciali del percorso spirituale. Proprio come non è possibile preparare una tazza di caffè senza acqua calda e chicchi di caffè (preferibilmente macinati al momento), la costante interazione tra credenza e dubbio è vitale sul sentiero spirituale. La credenza annienta il dubbio e il dubbio annienta la credenza. Non potete prima eliminare tutti i vostri dubbi e poi credere completamente a ogni parola degli insegnamenti senza dubbio, quindi con credenza. Man mano che i nostri dubbi diventano più acuti, più profondi e più sofisticati, lo diventano anche le nostre credenze, il che rende l’interazione tra dubbio e credenza estremamente benefica.
Un classico esempio Vajrayana paragona il percorso spirituale all’affilatura di un coltello
Affilare il coltello consuma sia la cote (la pietra per affilare) sia il metallo della lama ed è questo “consumo” che produce il fenomeno di un coltello affilato. Gli insegnamenti buddhisti generali parlano delle sfide, dei problemi e delle soluzioni che incontriamo sul nostro percorso spirituale, mentre il Vajrayana – Tantrayana – insegna che dobbiamo consumare sia i problemi sia le soluzioni. E a proposito, se provate a conservare una sola di queste soluzioni come souvenir, diventerà quasi immediatamente un problema.
Vi congratulate con voi stessi per avere buone capacità analitiche, una mente aperta, una visione progressista e un sano rispetto per il metodo scientifico? Se lo fate, probabilmente non siete consapevole dei vostri schemi di pensiero abituali, più profondamente radicati e lampanti che, una volta rivelati, dimostrano che, lungi dall’essere le persone di mentalità più aperta del pianeta, siete in realtà le più conservatrici.
Le difficoltà nell’accettare il Vajrayana
Sulla base di prove storiche e scientifiche credibili, è improbabile che pochi storici accettino che la storia che chiamiamo Mahabharata sia realmente accaduta (Il Mahābhārata – che in sanscrito significa “La grande [storia] dei Bhārata” – è uno dei due maggiori poemi epici dell’India antica, insieme al Rāmāyaṇa. È un’opera monumentale, considerata la massima espressione della letteratura indiana e un testo fondamentale dell’induismo. N.d.T).
Il problema è che, quando parliamo di prove, abbiamo a che fare con il prodotto di una mente umana. La mente è ciò che forma un’opinione. Tutte le forme di dibattito e analisi richiedono una mente: due sassi sarebbero incapaci di discutere la credibilità delle prove disponibili. Eppure, fidarsi delle conclusioni tratte da una mente che si fa un’opinione è la radice della fede cieca. Se non siete disposti ad analizzare e decostruire il vostro stesso sistema analitico, il Vajrayana non fa per voi.
Se avete una forte credenza nel tempo, non come verità relativa ma come realtà ultima con un inizio e una fine – Genesi e Armageddon – non solo il Vajrayana non fa per voi, ma nemmeno lo Shravakayana (il Veicolo degli Uditori, storicamente un termine usato dai testi del Buddismo Mahāyāna per descrivere un percorso verso l’illuminazione incentrato sulla liberazione individuale. N.d.T). Una credenza negli inizi e nelle fini ultimi si traduce anche in una credenza in una causa ultima. Nessuno dei veicoli buddhisti crede in una causa ultima. La tradizione Theravadin, per esempio, crede in un “ora” ultimo.
Il tempo è una finzione, sebbene estremamente potente e convincente
Quindi, se pensate che il Buddha fosse un uomo ordinario nato a Lumbini, che ha rinunciato alla vita familiare, si è trasferito a Magadha e ha iniziato a insegnare e che questo sia tutto, allora il Vajrayana non fa per voi. Se non riuscite ad accettare che il “bindu” (che è qualcosa di simile al DNA) sia il Buddha, allora il Vajrayana non fa per voi. Se avete difficoltà a credere che la comune conoscenza che state sperimentando in questo momento, mentre leggete questa frase, sia il Buddha, allora il Vajrayana non fa per voi.
Il Vajrayana non fa per voi, se non riuscite ad apprezzare che il frutto del vostro viaggio non è altro che lo stato che state vivendo in questo preciso momento. In altre parole, se pensate che lo stato di Buddha possa essere raggiunto solo dopo aver affrontato innumerevoli procedure nel corso di diversi eoni, il Vajrayana non fa per voi.
Se deridete miti e leggende, li collocate ordinatamente nella stessa categoria delle fiabe (come Cappuccetto Rosso) e credete che tutte le fiabe siano ormai superate da fatti storici, il Vajrayana non fa per voi. Gli asiatici, specialmente gli indiani, si sentono abbastanza a loro agio nel rivestire la storia di miti e leggende. Ma come possiamo parlare a persone per le quali sia il passato sia il futuro sono estremamente importanti, ma che danno così poco valore al presente? Come possiamo parlare a persone così immerse nella storia passata e ispirate da visioni del futuro da trascurare quasi completamente il presente? Come fanno le persone provenienti da culture per le quali la storia non è una questione fondamentale a parlare con coloro le cui culture sono così “storico-centriche”?
Le differenze con le grandi religioni monoteiste
Le culture plasmate dalle religioni abramitiche – per esempio, le due religioni più grandi del mondo, Cristianesimo e Islam, e la loro religione madre, il Giudaismo – guardano costantemente alla loro storia condivisa. Come possono persone per le quali tutto sta accadendo in questo momento, in questo istante, parlare con coloro che guardano costantemente indietro? Nella migliore delle ipotesi, la comunicazione è limitata come una conversazione tra un cane e un gatto.
Come possiamo dire a persone di una cultura che ha una visione negativa del sesso, credendo che l’atto stesso sia immorale, tabù, sporco e vergognoso, che il sesso può anche essere un sentiero? Se credete che il sentiero debba presentare definizioni chiare, classificare ordinatamente problemi e soluzioni e dividere il mondo in protagonisti e antagonisti – come i cattivi e i buoni di Hollywood – allora il Vajrayana non fa per voi. Perché? Perché il Vajrayana si rifiuta di vedere una separazione tra la soluzione e il problema. Proprio come gli omeopati sono orgogliosi di usare il veleno che causa una malattia per curarla, il Vajrayana è orgoglioso di usare il problema come soluzione.
Il Vajrayana non è mai stato un sistema di massa e non dovrebbe mai diventarlo
È quindi improbabile che venga mai accettato dai pensatori più convenzionali. Essendo stato tenuto segreto per secoli, i suoi insegnamenti e la sua pratica sono stati necessariamente limitati a pochi eletti. E proprio la sua esclusività potrebbe essere il motivo per cui i suoi metodi sono così facili da mettere alla gogna nel tribunale dell’opinione pubblica. Dal punto di vista del Vajrayana, è preoccupante che così tanti lama tibetani che praticano pubblicamente il Vajrayana siano ora così popolari. Alcuni aspetti del Vajrayana vengono forse forzatamente inseriti nella società di massa?
Se non riuscite ad accettare che le vostre imperfezioni siano illusorie, temporanee e rimovibili, non sarete in grado di accettare che la vostra vera natura sia una divinità, l’incarnazione di compassione e saggezza. In questo caso, il Vajrayana non fa per voi. Se avete paura delle polemiche e vi piegate alle aspettative sociali, o se siete determinati a essere radicali, fastidiosi e a turbare l’armonia sociale, il Vajrayana non fa per voi. Potrebbe risultarvi relativamente facile rinunciare alla vostra seconda auto e vivere in modo sobrio, ma se non riuscite a vedere che tutto nel mondo materiale e samsarico è fondamentalmente imperfetto e insoddisfacente, e che tutto ciò che possediamo, apprezziamo e amiamo è fatalmente imperfetto, privo di significato e ingannevole – comprese ideologie come la democrazia e la libertà di parola – allora non solo il Vajrayana non fa per voi, ma nemmeno lo Shravakayana.
Vi piange il cuore dinnanzi all’immagine di un bambino malnutrito del Sud Sudan o dello Yemen (o della Palestina, N.d.T), ma se non provate compassione per Donald Trump, non solo il Vajrayana non fa per voi, ma nemmeno il sentiero Mahayana del bodhisattva. Se disprezzate lo Shravakayana, il Mahayana e tutti gli altri autentici sistemi religiosi e spirituali del mondo, il Vajrayana non fa per voi.
Il Vajrayana non è un dogma
Dubito che un percorso spirituale possa essere meno dogmatico del Buddhismo, specialmente il Vajrayana. Tuttavia, la stragrande maggioranza degli esseri umani in questo mondo rispetta e si affida alla ragione e alla logica, il che rende il Vajrayana troppo all’avanguardia per la maggior parte delle persone.
Secondo una versione di una favola indù, la consorte di Shiva, Parvati, fu il primo essere a chiedergli di insegnare il tantra. Sebbene inizialmente lui rifiutò, lei insistette finché alla fine lui acconsentì, ma a una condizione. “Ti insegnerò il tantra”, disse Shiva, “ma quando lo farò, dovremo essere in unione, perché è possibile ascoltare veramente gli insegnamenti tantrici solo quando si è profondamente innamorati”. A una mente moralista questo potrebbe sembrare un po’ contorto, se non malato. Ma l’innamoramento non fa forse guardare il mondo da un’angolazione molto diversa? Essere innamorati cambia il nostro modo di pensare. Anche la logica e la razionalità finemente affinate del più scettico e rigoroso ricercatore scientifico crollano nel momento in cui si innamora. Come praticanti del Vajrayana, desideriamo trascendere sia il razionale che l’irrazionale pensando al di fuori di entrambi questi schemi.
A questo punto, gli aspiranti tantrika tra voi potrebbero sentirsi un po’ depressi. Trovate conforto nel fatto che lo stesso supremo Vajradhara ha detto che se, anche solo per un nano-secondo, coloro che vivono di ragione, logica e prove sono attratti dal magico e profondo sentiero del Vajrayana, devono avere una connessione con esso. Se siete disposti a investire in questa connessione, avete tutte le qualifiche necessarie per intraprendere il percorso del Vajrayana.
Tradotto da Poison is medicine






