Atiśa: I 21 aspetti supremi del Sentiero

Atiśa: I 21 aspetti supremi del Sentiero

Indice

Di nuovo, Khuche, Ngok e Drom (i tre discepoli principali, n.d.t.) chiesero a Jowo (Atiśa, n.d.t.): «Quali sono gli aspetti supremi del Sentiero?» 

Jowo rispose:

  1. L’eccellenza dell’erudito è realizzare il significato della non-identità dell’io (o non-sé).
  2. L’eccellenza del monaco è domare il proprio continuum mentale.
  3. L’eccellenza della virtù è avere una grande intenzione benefica (bodhicitta).
  4. L’eccellenza dell’insegnamento è osservare costantemente la propria mente.
  5. L’eccellenza dell’antidoto è sapere che nulla ha un’esistenza intrinseca.
  6. L’eccellenza della condotta è essere non conformarsi con il mondo.
  7. L’eccellenza delle realizzazioni è che le afflizioni mentali diminuiscano.
  8. L’eccellenza dei segni di realizzazione è che i desideri diminuiscono.
  9. L’eccellenza della generosità è il non-attaccamento.
  10. L’eccellenza della disciplina etica è la pacificazione della mente.
  11. L’eccellenza della pazienza è occupare una posizione inferiore (o umile).
  12. L’eccellenza della perseveranza gioiosa è abbandonare le attività mondane.
  13. L’eccellenza della concentrazione è la mente non-artificiale (o naturale).
  14. L’eccellenza della saggezza è il non-attaccamento a nulla in assoluto.
  15. L’eccellenza dell’amico virtuoso è incoraggiare a raggiungere l’illuminazione.
  16. L’eccellenza dell’istruzione essenziale è applicarla direttamente all’illuminazione .
  17. L’eccellenza dell’aiuto è la consapevolezza e l’introspezione (memoria e vigilanza mentale).
  18. L’eccellenza dell’incoraggiamento sono la malattia e la sofferenza  (gli ostacoli).
  19. L’eccellenza del metodo è la non alterare e non fabbricare nulla.
  20. L’eccellenza del beneficio (recato ad altri) è condurli al Dharma.
  21. L’eccellenza dell’essere utile (a se stessi) è rivolgere la propria mente al Dharma.

Tradotto da Twenty-One Supreme Aspects

I Ventuno Aspetti Supremi nel Corpus di Atiśa

Questo testo di Ārya Atiśa Dīpaṃkaraśrījñāna, noto come I ventuno aspetti supremi del sentiero rappresenta una delle più concise e incisive istruzioni per l’addestramento mentale (Lojong) nel Buddismo Mahāyāna. Pur nella sua brevità, distilla l’intera architettura del sentiero per l’illuminazione, riflettendo la missione centrale di Atiśa: standardizzare e purificare gli insegnamenti buddhisti in Tibet durante la Seconda propagazione del Dharma (phyi dar), impresa che portò alla formalizzazione della tradizione del Lamrim (Sentiero Graduale).

Il corpus degli insegnamenti di Atiśa è vasto, comprende trattati filosofici, istruzioni sulla meditazione e testi tantrici. I Ventuno Aspetti Supremi del Sentiero non è un trattato sistematico, piuttosto un insieme di istruzioni concise (gdams ngag), fondamentali per la pratica personale.

Provenienza del testo e funzione

La genesi dei Ventuno aspetti è collocata in un contesto intimo: Atiśa (chiamato anche Jowo Atiśa) li espose in risposta a una domanda specifica posta dai suoi discepoli più stretti: Tsöndrü Yungdrung, Ngok Lekpé Sherab e, in particolare, Dromtön Gyalwé Jungné. La richiesta implicita riguardava quale fosse l’essenza di tutti gli insegnamenti del sentiero. I ventuno aforismi di Atiśa costituiscono, quindi, la sua risposta autorevole a questa ricerca di essenzialità.

Questo testo è un precursore chiave della tradizione del Lojong (addestramento mentale), che Atiśa aveva coltivato in India e ricevuto intensamente durante il suo viaggio a Sumatra da Serlingpa (Dharmakīrtiśrī), concentrandosi sulla bodhicitta mahāyāna. La tradizione Kadam, e successivamente la Gelug, combina lo studio sistematico (Lamrim) con la pratica intensiva e trasformativa (Lojong). I Ventuno Aspetti Supremi offrono quindi una base concisa su cui si svilupperanno i successivi testi di Lojong, come l’Addestramento Mentale in Sette Punti di Ghesce Chekawa, che organizza sistematicamente i preliminari e l’allenamento alla Bodhicitta.

Il principio fondamentale della pedagogia Kadam è che l’apprendimento non è completo senza una pratica diretta e trasformativa e i ventuno aforismi rendono la realizzazione non solo un obiettivo filosofico, ma un percorso accessibile e immediatamente applicabile.

Rinuncia e fondamenti (Sentiero di Portata Inferiore e Media)

Il primo blocco di aspetti si concentra sulla generazione della rinuncia, la determinazione a liberarsi dal ciclo di condizioni insoddisfacenti (dukkha) del saṃsāra. Gli aspetti preliminari del Lojong, che corrispondono ai Sentieri di Portata Inferiore e Media, pongono le basi etiche e motivazionali. Questi fondamenti includono la meditazione sulla preziosità dell’esistenza umana (un punto critico per l’evoluzione personale) e la contemplazione dell’impermanenza, del karma (causa ed effetto) e della sofferenza. La rinuncia matura quando il praticante sviluppa un distacco profondo per i piaceri saṃsarici e aspira alla liberazione personale. 

Il metodo supremo: Bodhicitta (Sentiero di Portata Superiore)

Il cuore degli insegnamenti Mahāyāna, e quindi della maggior parte degli Aspetti supremi, è la bodhicitta, definita come l’aspirazione a ottenere l’illuminazione completa per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Questa aspirazione costituisce l’aspetto del metodo del Sentiero Superiore.

Due aforismi specifici, estratti dalla traduzione tibetana, illustrano eloquentemente l’applicazione della bodhicitta:

20. L’eccellenza del beneficio (recato ad altri) è condurli al Dharma, ovvero: il miglior aiuto che possiamo offrire è introdurre qualcuno al Dharma. Questo punto evidenzia la compassione attiva e l’impegno altruistico, manifestando la bodhicitta dell’applicazione attraverso la diffusione degli insegnamenti.

21.  L’eccellenza dell’essere utile (a se stessi) è rivolgere la propria mente al Dharma ovvero: il miglior aiuto che possiamo offrire a noi stessi è volgere della nostra mente al Dharma. Ciò sottolinea che l’efficacia di qualsiasi pratica esterna o istruzione dipende interamente dalla motivazione interiore e dalla ricettività del praticante.

Questi aforismi dimostrano che l’accumulo di merito e la purificazione, necessari per progredire sul sentiero, sono intrinsecamente legati alla pratica del metodo (Bodhicitta). La profonda pratica del metodo è vista come una preparazione essenziale che stabilizza la mente, rendendola meno incline a fraintendere la saggezza suprema.

La saggezza suprema: la corretta visione

L’aspetto della saggezza è la realizzazione della vacuità (śūnyatā), la corretta visione che trascende l’esistenza inerente. Questa è la realizzazione definitiva del Sentiero Superiore. Un aforisma cruciale che tocca questo punto è L’eccellenza del metodo è la non alterare e non fabbricare nulla, qui l’etica e la visione filosofica si uniscono. A livello di meditazione sulla realtà ultima, il “non alterare o fabbricare” significa trascendere le proiezioni mentali e i concetti dualistici che attribuiscono esistenza intrinseca ai fenomeni. Questo punto suggerisce, in modo conciso, che la realtà ultima è non-concettuale e non creata, e che la pratica più efficace consiste nel lasciare la mente riposare in questa non-fabbricazione, integrando così la visione della Via di Mezzo con l’esperienza meditativa diretta.

I ventuno aspetti supremi del sentiero di Ārya Atiśa sono un capolavoro di concisione spirituale. Richiesti dai suoi discepoli per distillare l’essenza di tutti gli insegnamenti, rappresentano un manuale fondamentale di Lojong che incarna la struttura completa del Lamrim, dal fondamento della rinuncia all’apice della saggezza.

Shares
Carrello