Il 18 luglio 2026, in occasione del Chökhor Düchen, celebreremo l’International Sangha Day della FPMT. Questa giornata speciale nasce per onorare e sostenere la nostra preziosa comunità monastica. È un’opportunità per riunirsi, praticanti laici e persone ordinate, celebrando la profonda interdipendenza che ci unisce. Per chi pratica nel quotidiano, la comunità monastica rappresenta un punto di riferimento fondamentale: con la sua dedizione custodisce l’integrità degli insegnamenti del Buddhismo, offrendo un esempio vivente di etica e saggezza che ispira e guida il cammino di ogni persona. All’importanza del sangha Sua Santità il Dalai Lama ha dedicato un intero capitolo nel libro di insegnamenti Sulle orme del Buddha. Ve ne proponiamo un estratto.
Nel corso dei secoli il saṅgha, la comunità monastica, è stato importante, rispettato e apprezzato. Uno dei motivi è perché i suoi membri praticano l’addestramento superiore nella condotta etica, assumendo e osservando i precetti di bhikṣu o bhikṣuṇī. Avendo uno stile di vita semplice, sono liberi dalle preoccupazioni domestiche e dalla necessità di lavorare per mantenere la famiglia.
Con più tempo ed energia per la pratica del Dharma, il saṅgha ha la responsabilità di preservare l’insegnamento del Buddha attraverso i secoli. Il saṅgha preserva il Dharma trasmesso memorizzando, studiando, riflettendo e insegnando il Buddhadharma. Inoltre, preserva il Dharma realizzato attraverso la meditazione e la pratica che portano a profonde realizzazioni spirituali. Ciò non significa che i praticanti laici non siano in grado di fare altrettanto: nel corso della storia ce ne sono stati alcuni notevoli, tuttavia i monasteri rappresentano i luoghi fisici per la pratica a tempo pieno e la preservazione degli insegnamenti. Pensare ai monaci e alle monache che vivono insieme per studiare e praticare il Dharma è fonte di ispirazione. Provare gioia per la serietà con cui purificano la loro mente e coltivano le buone qualità è fonte di speranza per il mondo. I monasteri, inoltre, sono anche luoghi dove possiamo recarci ogni volta che abbiamo bisogno di conforto spirituale o di insegnamenti. Ospitano spesso grandi biblioteche, arte e manufatti buddhisti.
Ai giorni nostri, la convivenza del saṅgha nei monasteri è un esempio di comunità intenzionata a vivere in modo etico. Non conformandosi alla cultura consumistica, dimostra che è possibile essere felici e appagati con uno stile di vita sobrio e con pochi beni. Molti monasteri si preoccupano di ridurre, riutilizzare e riciclare; compostano il materiale organico, mostrando al pubblico che non è necessario un sforzo esagerato per fare la propria parte nella cura dell’ambiente. Alcuni hanno templi di notevole grandezza che ispirano residenti e visitatori. Ma come si concilia tutto questo con uno stile di vita semplice? Idealmente un monastero dovrebbe essere ricco, ma i monaci che vi risiedono dovrebbero essere poveri. Ciò significa che le aree comuni — il tempio, la biblioteca, le aree comuni e così via — dovrebbero essere attraenti e stimolanti, ma gli alloggi, le vesti e gli oggetti personali modesti. Quando stava per entrare nel parinirvāṇa, il Buddha parlò dell’importanza del saṅgha (DV 45):
Dopo il mio parinirvāṇa non dite che i praticanti puri non hanno un protettore. Ora che ho insegnato a fondo il Prātimokṣa Sūtra e l’eccellente Vinaya, considerateli come il Colui che è onorato dal mondo. Se questo sūtra rimarrà a lungo nel mondo, si diffonderà il Buddhadharma e, una volta diffuso, il nirvāṇa potrà essere raggiunto. Non rispettare il Prātimokṣa Sūtra e non ripristinare i precetti (poṣadha) come si deve è come il tramonto: l’oscurità avvolge il mondo intero. Proteggete e osservate sempre i precetti, proprio come uno yak protegge la sua coda. State sempre insieme in armonia, secondo le parole del Buddha.
E dai versi di dedica della poṣadha (DV 46):
L’apparizione del Buddha nel mondo deve essere ampiamente celebrata. Ascoltare il Dharma e praticarlo di conseguenza è la causa più sicura della pace. L’armonia dell’assemblea è il fattore più sicuro per il nirvāṇa. Liberare gli esseri senzienti dalla sofferenza è la massima felicità.
Le sfide per la comunità monastica in Occidente
La situazione per i monaci e le monache in Occidente è particolarmente difficile perché sono stati fondati pochi monasteri mentre se vivono in India devono affrontare difficoltà per il visto, oltre a problemi di salute e di lingua. Essendo relativamente nuovi al Buddhismo, gli aspiranti monaci occidentali non sono sempre consapevoli del comportamento che ci si aspetta da chi ha assunto i precetti prātimokṣa. Inoltre, non sempre i potenziali candidati sono esaminati o preparati adeguatamente prima dell’ordinazione. Anche se vorrebbero una formazione sul Vinaya, non sempre è disponibile nella loro lingua. Monaci e monache occidentali finiscono spesso per vivere per conto proprio o nei centri di Dharma, dove lavorano ricevendo in cambio vitto e alloggio.
Nel 1993, durante una conferenza con insegnanti buddhisti occidentali, alcuni monaci occidentali mi hanno raccontato delle difficoltà che devono affrontare e ho iniziato a piangere. Dobbiamo pensare e poi agire per porre rimedio a questa situazione. La soluzione migliore è che i monaci e le monache occidentali aprano dei monasteri e sviluppino programmi di formazione propri, e noi tibetani possiamo fare la nostra parte. I monaci e le monache che desiderano formarsi in India possono stabilire dei khamtsen (il termine si riferisce a una divisione residenziale o casa all’interno di un grande monastero) occidentali nei monasteri tibetani maschili e femminili. Oltre al corso di preordinazione di due settimane, attualmente tenuto dai monaci occidentali a Dharamsala, in India, si potrebbero tenere corsi di formazione intensivi dopo l’ordinazione, come avviene a Taiwan.
I ghesce e i khenpo dei centri di Dharma dovrebbero istruire i monaci occidentali sul Vinaya e fare con loro il poṣadha (T. gso sbyong) quindicinale; è importante non solo per gli studenti, ma anche per la pratica degli insegnanti. Si dovrebbero anche tenere corsi speciali in cui insegnare ai monaci e alle monache occidentali i precetti proibitivi e prescrittivi e l’etichetta monastica. Penso che sia saggio che i monaci occidentali anziani, così come i ghesce o i khenpo, valutino gli aspiranti, perché gli Occidentali possono individuare più facilmente le aree potenzialmente problematiche con i candidati della loro cultura.
L’approccio graduale dei monasteri cristiani — dove un candidato o una candidata all’ordinazione deve passare attraverso molte fasi prima di ricevere i voti completi — funziona bene. Garantisce alla persona il tempo di riflettere sulla vita monastica e di valutare se è adatta a lei; la comunità monastica, dal suo canto, ha l’opportunità di fare lo stesso.
Incoraggio le persone occidentali che stanno considerando l’ordinazione a vivere in un monastero come laici per qualche tempo, in modo da avere un’esperienza di vita e di pratica in comunità. In seguito, potranno assumere lentamente i livelli progressivi dei precetti etici e adattarsi a ciascuno prima di assumere il successivo.
Per ricevere i quattro requisiti — cibo, vestiti, riparo e medicine — i monaci e le monache hanno bisogno del sostegno dei praticanti laici. La mia speranza è che i laici offrano il loro supporto e sostegno e comprendano il beneficio di avere praticanti di Dharma che condividono la loro cultura e la loro lingua.
Attualmente, molti monaci e monache in Occidente devono avere un lavoro per mantenersi, il che rende difficile l’osservanza dei precetti e la vita monastica in semplicità. Molti laici preferiscono donare ai monasteri dove c’è un gruppo di monaci che praticano insieme. Sebbene alcuni membri del saṅgha preferiscano l’indipendenza di vivere da soli, devono anche accettare le difficoltà che ciò comporta. Dopo aver ricevuto alcuni anni di formazione iniziale in un ambiente monastico, alcuni possono desiderare di seguire il consiglio del saggio tibetano Drom Tonpa: rimanere in un luogo isolato con un piccolo gruppo di compagni che hanno atteggiamenti simili e praticano pratiche spirituali simili. Anche se possono vivere separatamente, rimangono insieme come comunità spirituale. In questo modo, in caso di difficoltà — malattia o problemi spirituali — possono aiutarsi a vicenda. Inoltre, stando con “amici nella condotta etica”, si sosterranno reciprocamente nell’essere coscienziosi e nell’astenersi dalle negatività.
I monaci che sono anche insegnanti devono portare il loro senso di rinuncia ovunque abitino. Per mantenerlo, è importante vivere con altri monaci, siano essi insegnanti, coetanei o studenti. Anche se attualmente i monasteri sono rari in Occidente, la speranza è che in futuro ne vengano costruiti di più. Questo aiuterà davvero il radicamento e la fioritura del Dharma in Occidente. Nel frattempo, i monaci che non vivono in comunità dovrebbero coltivare amicizie con compagni spirituali con opinioni, aspirazioni e precetti simili. Potranno così discutere insieme del Dharma e delle varie sfide che devono affrontare.
Consigli per i monaci e le monache
Vorrei ora rivolgermi a voi, monaci e monache. L’essenza del Buddhadharma è la nonviolenza e la base per addestrarci alla nonviolenza è la condotta etica, in particolare astenerci dalle sette azioni distruttive di corpo e parola — che danneggiano direttamente gli altri — e dalle tre non virtù della mente, che danneggiano indirettamente gli altri, motivando comportamenti fisici e verbali dannosi. Prendere e mantenere i precetti monastici è un grande aiuto nella coltivazione della nonviolenza e vivere in un monastero vi supporta nel mantenere i precetti. Semplicemente seguendo il programma quotidiano, la disciplina e le linee guida, abbandonerete le azioni distruttive grossolane e coltiverete buone qualità. Gli alberi solitari vengono piegati e abbattuti dal vento, ma quelli di una foresta si proteggono a vicenda e crescono insieme verso l’alto. Allo stesso modo, i monaci e le monache crescono insieme nella stessa direzione: i tre addestramenti superiori, la bodhicitta e così via. Vivendo insieme in un monastero, in un ambiente progettato per la pratica del Dharma, si possono facilmente rispettare i precetti e progredire sul sentiero. La comunità monastica si supporta vicendevolmente nell’evitare le negatività e nella purificazione. Poiché abbiamo ottenuto una preziosa rinascita umana, ora è il momento di mettere fine alla sofferenza dell’esistenza ciclica.
Per i laici, la pratica del Dharma è interrotta continuamente mentre la vita monastica ci offre la grande opportunità di impegnarci con costanza. Pertanto, dovremmo apprezzare la vita e le qualità dello stile di vita chi abbiamo scelto e riconoscere gli svantaggi del laicato. Certo, anche le persone non ordinate possono praticare il Dharma, ma devono prendersi cura delle loro famiglie e lavorare per disporre di risorse finanziarie, decidere come spendere il denaro e come proteggere i loro beni. Chi ha figli si preoccupa per la loro istruzione ed educazione, quando sono piccoli, e dei loro mezzi di sussistenza e delle loro relazioni quando sono più grandi. Vivendo all’interno di una famiglia, provano attaccamento per i propri congiunti e si faranno dei nemici se altri dovessero far del male ai loro cari.
Alla luce di queste circostanze, pur desiderando praticare il Dharma, laici e laiche sono costretti dalle circostanze a impiegare la maggior parte della loro vita, della loro energia e del loro tempo prendendosi cura dei parenti, oltre che delle questioni pratiche che riguardano il loro benessere: reddito familiare, investimenti e pianificazione f inanziaria a lungo termine; conflitti tra i membri della famiglia e crisi nella loro vita; l’educazione e la crescita dei figli; vari obblighi sociali e così via. Naturalmente, queste attività possono essere svolte con una motivazione positiva, ma per molti non è altro che attaccamento. Preoccupandosi di così tante cose che distraggono la loro mente, spesso è quasi impossibile trovare il tempo per studiare e praticare il Dharma.
Monaci e monache, invece, sono liberi da tali attività e obblighi. Riflettete sulle differenze tra questi due stili di vita e siate consapevoli dell’importanza di non dovervi dedicare ad attività non necessarie e di coltivare l’appagamento. Se un monaco o una monaca non sono contenti di ciò che hanno, la loro vita sarà simile a quella di un laico. Non ha molto senso radersi i capelli se non si pratica da monaci e monache e non si coltivano le qualità del Dharma nel proprio cuore e nella propria mente. Una pratica fondamentale è abbandonare le afflizioni. Nel Sūtra della Consapevolezza si legge:
Piacevoli e dolci sono le afflizioni da principio; t uttavia, maturano in un dolore lancinante. Avendo compreso che ti portano alla disperazione, abbandonale come faresti con un veleno.
Molti praticanti seri scelgono di vivere nella natura, nella foresta o vicino al mare, dove osservano il movimento delle onde, e sperimentare i cambiamenti delle stagioni. Riflettono sull’impermanenza, realizzano la transitorietà del proprio corpo. Su questa base, sviluppano un senso di disincanto e repulsione per il saṃsāra e le afflizioni che lo causano. Concentrano la loro mente sulla realizzazione della vacuità e sul concepire come illusioni il mondo e gli esseri senzienti che lo abitano. Monaci e monache hanno più probabilità delle persone laiche di avere il tempo e le circostanze per una pratica davvero seria. È utile per entrambi, indipendentemente da quanto tempo siano stati ordinati, contemplare ripetutamente alcuni dei versi della cerimonia di ordinazione.
Errando nei tre regni dell’esistenza, non si riesce a recidere l’attaccamento. Abbandona l’attaccamento ed entra nel nirvāṇa. Questa è la vera via per ripagare la gentilezza. Custodisci integrità e aspirazione. Recidi i legami familiari e di parentela. Lascia la tua casa mondana per praticare il Dharma. Aspira a condurre tutti gli esseri al pieno risveglio. Parti per entrare nel sentiero. Recidi i legami e dì addio alla famiglia. Ora sei colmo di precetti. Risolvi di abbandonare la non virtù e coltivare la compassione. Rinuncia all’illusione, ritorna alla verità. Quanto è gioiosa la porta della liberazione.
Ordinati o laici, dovremmo comunque apprezzare e tenere in grande considerazione la semplicità della vita monastica. Anche se non potete o non desiderate intraprenderla in questa vita, apprezzarla lascerà un’impronta nel vostro continuum mentale in modo che possiate ricevere l’ordinazione nelle vite future.
Tratto da Sulle orme del Buddha
Concludiamo questo estratto con due preziose considerazioni fatte da Lama Zopa Rinpoce
La comunità monastica ha la responsabilità principale di far esistere e durare a lungo il Dharma nel mondo. Se non c’è il saṅgha, l’insegnamento del Buddhismo non può radicarsi né rimanere saldo in un paese. Le persone che scelgono la via dell’ordinazione dedicano l’intera esistenza a studiare, meditare e realizzare gli insegnamenti; senza questa dedizione, la trasmissione vivente della saggezza si interromperebbe.
Sostenere il saṅgha significa permettere al Dharma di fiorire. Quando si offre supporto a chi ha preso i voti, non si sta semplicemente provvedendo a dei bisogni materiali, ma si sta contribuendo in modo diretto alla pace nel mondo. Proteggendo la comunità monastica, si piantano i semi affinché la purezza degli insegnamenti del Buddha rimanga accessibile e ispiri il cammino di ogni essere senziente.






