Con questo volume — 392 pagine articolate in due grandi parti, una conclusione e cinque appendici di meditazione guidata — Lama Zopa Rinpoce (1945–2023), uno dei maestri tibetani più influenti del Novecento e Direttore Spirituale della FPMT (Foundation for the Preservation of the Mahayana Tradition), ci consegna quello che può essere considerato il suo testamento spirituale sulla bodhicitta, la “mente del risveglio”, ovvero l’intenzione altruistica di raggiungere l’illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri senzienti senza eccezione.
Il testo è stato curato e compilato da Gordon McDougall a partire dall’immenso archivio di discorsi di Rinpoce registrati nell’arco di quarant’anni. La prima edizione italiana esce in questi giorni, pochi anni dopo la scomparsa del Maestro, conferendo all’opera una valenza anche commemorativa.
Struttura dell’opera
Prima parte — La medicina suprema Tre capitoli esplorano rispettivamente: la bodhicitta come porta del Mahayana, la bodhicitta come vero significato della vita e i dieci benefici classici della bodhicitta (come esposti nella tradizione tibetana). Questa sezione è la più filosoficamente densa.
Seconda parte — Sviluppare la bodhicitta Tre capitoli presentano i principali metodi meditativi: la “causa ed effetto in sette punti” e la tecnica più avanzata di “equiparare e scambiare se stessi con gli altri” (tonglen). Qui il registro diventa più pratico e direttamente applicabile.
Conclusione e Appendici Un capitolo conclusivo sull’aspirazione a diventare “servitore di tutti gli esseri”, seguito da cinque meditazioni guidate pronte all’uso: equanimità, addestramento mentale Mahayana, causa ed effetto in sette punti, tonglen e responsabilità universale.
Completano l’opera, rendendola utile anche come strumento di studio il glossario e una vasta bibliografia.
Un’introduzione profonda senza essere ermetica
Uno dei meriti più notevoli del libro è la sua accessibilità. Lama Zopa non dà per scontata nessuna conoscenza tecnica. Spiega con pazienza cosa sia la mente (citta), cosa siano le “coscienze principali” e i “fattori mentali”, perché si parli di sei regni dell’esistenza, quali sono le Quattro Nobili Verità e come tutto questo si colleghi alla pratica della bodhicitta.
L’introduzione, in particolare, è un piccolo capolavoro di chiarezza: parte da un’immagine quotidiana — la ricerca della qualità migliore quando andiamo a fare la spesa — per poi aprirsi progressivamente verso la domanda esistenziale fondamentale: che cos’è la vera felicità? Questo movimento dal concreto all’universale caratterizza tutto il libro e lo rende accessibile anche a chi non ha mai letto un testo buddhista.
Le numerose note a piè di pagina sono un ulteriore strumento prezioso: segnalano altri libri per chi voglia approfondire singoli argomenti (karma, vacuità, psicologia buddhista, le Quattro Nobili Verità), costruendo una rete di riferimenti che può orientare un percorso di studio autonomo.
Per il lettore non buddhista, il libro offre anche qualcosa di inaspettato: una psicologia dell’altruismo molto concreta. Il capitolo sulla compassione come strumento di pace nelle relazioni quotidiane — con il partner, nella famiglia, al lavoro — è leggibile e utile indipendentemente da qualsiasi appartenenza religiosa.
Profondità, sfumature e strumenti avanzati
Chi pratica il Dharma da anni troverà in questo libro ben più di un ripasso. Lama Zopa — noto per i suoi insegnamenti non lineari, che saltano da un tema all’altro mantenendo sempre come filo conduttore la bodhicitta — offre qui, grazie al lavoro editoriale di McDougall, una trattazione sistematica raramente trovabile in forma così organica nelle trascrizioni originali.
Alcune delle analisi più preziose per il praticante avanzato:
- La distinzione precisa e sfumata tra bodhicitta con sforzo (artificiale, basata sul ragionamento) e bodhicitta senza sforzo (spontanea, al di là della ragione), con la bellissima metafora della scorza e della polpa della canna da zucchero.
- La discussione sul perché anche un bodhisattva neofita superi in “dignità spirituale” un arhat che ha già realizzato la vacuità — un punto spesso frainteso e qui spiegato con rigore e con il supporto di citazioni da Chandrakirti, Shantideva e Pabongka Dechen Nyingpo.
- L’analisi dei quattro attaccamenti nella tradizione Sakya e il confronto con i “quattro aspetti della mente trasformata” nelle tradizioni Nyingma e Kagyü.
- La discussione sul pericolo di praticare tantrismo avanzato (yoga supremo, tummo, i sei yoga di Naropa) senza i tre aspetti principali del sentiero: rinuncia, bodhicitta e retta visione della vacuità. Rinpoce racconta a riguardo una storia illuminante su un meditatore tibetano rinato come spirito famelico nonostante anni di pratica tantrica.
- Le cinque meditazioni in appendice, complete e immediatamente utilizzabili nella pratica personale o come supporto agli insegnamenti.
Lo stile: orale e diretto, a tratti commovente
Il libro mantiene visibilmente la cadenza del parlato, cosa che chi ha avuto il privilegio di ascoltare dal vivo Rinpoce non mancherà di notare. Lama Zopa si rivolge direttamente a noi — spesso con “voi”, a volte con un “tu” affettuoso — e alterna analisi filosofica a racconti personali (l’aneddoto del ragazzo con lo skateboard in California, i ricordi dei ritiri a Kopan, i riferimenti alla propria malattia e alla pratica quotidiana). Questo registro caldo e personale è uno dei tratti distintivi di Rinpoce come insegnante e sopravvive bene alla traduzione.
A tratti la scrittura è quasi poetica nella sua forza evocativa, soprattutto nelle sezioni in cui descrive cosa significhi sviluppare la bodhicitta spontanea: la mente che desidera l’illuminazione di tutti non come sforzo intellettuale ma come stato permanente, paragonata all’amore di una madre pronta a gettarsi nel fuoco per salvare il figlio.
Repetita iuvat
Il libro non è privo di una certa ridondanza: alcuni concetti chiave — i benefici della bodhicitta, l’importanza della compassione, la critica alla mente egocentrica — vengono riaffermati più volte con variazioni. Questo è probabilmente inevitabile dato che il testo nasce da discorsi tenuti in momenti diversi, ma il lettore paziente che sa accettare la natura “a spirale” dell’insegnamento tibetano troverà che ogni ripetizione porta un nuovo strato di comprensione.
Lampi di saggezza
«Niente al mondo può paragonarsi alla bodhicitta: nessun fenomeno, nessuna esperienza, nessun piacere. Non esiste oggetto materiale, gioiello, impresa che possa reggere il confronto. Qualunque altra cosa, se paragonata alla bodhicitta, è completamente priva di valore.»
Una delle affermazioni più audaci del libro, che riassume la posizione dell’intera tradizione mahayana: la bodhicitta come valore assoluto, non confrontabile con nessuna esperienza mondana.
«Quando ci lasciamo guidare dalla bodhicitta, non siamo mai confusi, ma capaci di capire cosa sarebbe di maggior beneficio e così, semplicemente, con naturalezza, lo facciamo. Ogni nostra azione è per il bene degli altri, mai per il nostro.»
Un’immagine della bodhicitta non come sforzo morale ma come chiarezza naturale: la mente risvegliata vede spontaneamente cosa fare, senza esitazione.
«La bodhicitta ingentilisce tutto il volto. La bodhicitta porta grazia allo sguardo degli occhi. La bodhicitta dona grazia al suono della voce. La bodhicitta rende bellissimo ogni gesto.» — Khunu Lama Rinpoce, La lampada preziosa, strofa 129
Una delle citazioni più evocative del libro: la bodhicitta come forma suprema di bellezza, che trasforma fisicamente la presenza di chi la realizza.
«Da un tempo senza inizio, abbiamo vissuto esistenze in cui abbiamo lavorato in continuazione soltanto per il nostro benessere, pensando solo a noi stessi. Adesso, sviluppando compassione e gentilezza amorevole, iniziamo a lavorare per il bene degli altri.»
La frase che meglio articola il capovolgimento esistenziale proposto dal libro: non una negazione del sé, ma una riorientazione radicale del movimento della propria vita.
«La nostra responsabilità universale, il vero senso dell’esistenza umana, è sollevare gli altri dalla sofferenza e condurli alla felicità; è ciò a cui dovremmo tendere qualunque cosa facciamo.»
Questo passaggio, che potrebbe sembrare un’utopia, viene radicato da Rinpoce in esempi concretissimi: il muratore che costruisce una casa, l’insegnante che educa, il lavoratore in fabbrica — ognuno può trovare nella propria attività quotidiana il senso della responsabilità universale.
Bodhicitta. Pratica per una vita significativa è un libro raro: abbastanza rigoroso da soddisfare lo studente di lungo corso, abbastanza caldo e narrativo da coinvolgere chi si avvicina al Buddhismo per la prima volta. È insieme un manuale di pratica, un compendio dottrinale e un atto d’amore dell’insegnante verso tutticoloro che non potrà più incontrare di persona.
Per chi è buddhista rappresenta un’occasione preziosa di ritrovare — sistematizzati e approfonditi — insegnamenti che spesso si ricevono in frammenti, in ritiro o durante discorsi. Per chi è curioso ma non praticante, offre qualcosa di più raro: una visione del mondo in cui l’altruismo non è sacrificio ma liberazione e in cui la felicità più profonda nasce esattamente nel momento in cui smettiamo di cercarla solo per noi stessi.
Bodhicitta. Pratica per una vita significativa
Lama Zopa Rinpoce
Bodhicitta
Pratica per una vita significativa
Traduzione di Jacopo Stefani
Edizione: brossura, 392 pp.
ISBN 979-12-80233-54-7
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