Questo è un breve estratto dal 4° volume della collana Saggezza e compassione, Sulle orme del Buddha
Che cosa rende “buddhista” la nostra pratica spirituale? Non si tratta semplicemente di seguire quanto insegnato nelle scritture buddhiste poiché alcune pratiche — astenersi dal fare del male agli altri, coltivare amore e compassione, sviluppare la concentrazione — sono presenti anche in altre religioni. Ciò che rende buddhista la nostra pratica è aver preso rifugio nei Tre Gioielli, ovvero aver affidato noi stessi alla guida spirituale di Buddha, Dharma e Saṅgha, avendoli scelti sulla base del riconoscimento delle loro qualità.
Il nostro obiettivo ultimo è diventare noi stessi i Tre Gioielli
Per farlo, dobbiamo affidarci alla guida dei Tre Gioielli che già esistono. Per realizzare nel nostro continuum mentale il Gioiello del Dharma — che, in quanto vera cessazione e vero sentiero, è il rifugio supremo — ci rifugiamo nel Buddha, colui che ha insegnato il Dharma, e nel Saṅgha, ovvero in coloro che hanno realizzato nel loro continuum mentale alcune vere cessazioni e veri sentieri. Prendere rifugio non significa semplicemente recitare a parole la formula “Prendo rifugio nel Buddha, nel Dharma e nel Saṅgha”; è un impegno compreso nella nostra pratica spirituale e che ci motiva a cercare con umiltà una guida spirituale.
Il rifugio deve essere vissuto in ogni momento, in modo che tutte le pratiche che eseguiamo siano orientate alla realizzazione del Gioiello del Dharma nel nostro continuum mentale. Quando ciò avverrà, sperimenteremo una gioia e una soddisfazione autentiche e durature, la nostra vita diventerà altamente significativa. Per raggiungere il nirvāṇa, dobbiamo iniziare a praticare ora.
Basandosi sulla propria esperienza, il Buddha insegnò un sentiero che è in accordo con la realtà
Non propose nulla di illogico o contraddittorio rispetto alle leggi della natura o al modo in cui le cose esistono. Attraverso i suoi discorsi e il suo esempio vivente, dimostrò che è possibile eliminare dalla radice gli stati mentali irragionevoli e dannosi — come l’ignoranza, l’animosità e l’attaccamento — e sviluppare illimitatamente le buone qualità. Tutto ciò è in accordo con il modo in cui le cose funzionano e, mettendo in pratica le sue istruzioni, possiamo verificare per esperienza diretta il sentiero del risveglio e il suo risultato, l’illuminazione. Alcuni leggono le biografie del Buddha o di altri saggi buddhisti e, ispirati dalle loro vite sublimi, ne seguono gli insegnamenti. È meraviglioso, ma il motivo principale per praticarli è averli studiati e messi alla prova, trovandoli affidabili ed efficaci.
Solo così potremo avere realmente conferma che gli insegnamenti filosofici del Buddha sono il risultato di una profonda contemplazione, di una pratica sincera e di una meditazione autentica. Non si tratta di teorie campate in aria per impressionare il pubblico. La fede basata sulla comprensione degli insegnamenti è stabile e duratura, mentre quella che deriva dall’ammirazione o dallo stupore per le abilità soprannaturali può facilmente svanire.
Prendere rifugio nei Tre Gioielli è la porta d’accesso per eccellenza alla dottrina del Buddha
La rinuncia a duḥkha è il primo passo sul sentiero e la bodhicitta è l’ingresso nel Mahāyāna. Prendere rifugio stabilisce la direzione spirituale della nostra vita. Studiando e contemplando gli insegnamenti del Buddha ci renderemo conto che, nell’esistenza ciclica, la felicità non è duratura e sceglieremo di rinunciare al nostro attuale stato di sofferenza e insoddisfazione generando l’aspirazione a raggiungere la liberazione. Quando queste convinzioni saranno stabili nella nostra mente, avremo fatto il nostro ingresso sul sentiero. Una bodhicitta stabile ci conduce sul sentiero dei bodhisattva che porta al pieno risveglio, perché solo l’intenzione altruistica — raggiungere l’illuminazione a beneficio di tutti gli esseri senzienti — ci darà la forza mentale necessaria per realizzare le indispensabili raccolte di meriti e saggezza.
Possiamo comprendere questo processo anche in ordine inverso: per raggiungere il pieno risveglio è indispensabile bodhicitta
Bodhicitta si basa sulla grande compassione ma, per provare grande compassione per gli altri, prima dobbiamo sentirla per noi stessi. Il vero significato di avere compassione per noi stessi è la rinuncia, il desiderio di liberarci dal saṃsāra e di raggiungere il nirvāṇa. Per comprendere ciò, dobbiamo avere ben chiara qual è la nostra direzione spirituale e a quali guide affidarci. Quindi, prendere rifugio è il primo passo; è la porta degli insegnamenti del Buddha.
Per prendere rifugio in modo corretto, è fondamentale identificare e comprendere correttamente che cosa sono i Tre Gioielli. Per farlo, è importante comprendere le quattro verità e ciò si basa sulla comprensione delle due verità: la verità velata (o relativa, convenzionale) e la verità ultima (o assoluta). Se non abbiamo capito le due verità, la nostra comprensione delle quattro verità sarà vaga e, di conseguenza, il nostro rifugio nei Tre Gioielli poco stabile.
Per prendere rifugio in modo corretto, è fondamentale identificare e comprendere correttamente che cosa sono i Tre Gioielli. Per farlo, è importante comprendere le quattro verità e ciò si basa sulla comprensione delle due verità: la verità velata (o relativa, convenzionale) e la verità ultima (o assoluta). Se non abbiamo capito le due verità, la nostra comprensione delle quattro verità sarà vaga e, di conseguenza, il nostro rifugio nei Tre Gioielli poco stabile.
Spunti di riflessione
- 1. Contemplate la sequenza in avanti: prendere rifugio è la porta d’ingresso nella dottrina del Buddha poiché ci rende ricettivi e dà una direzione spirituale alla nostra vita.
- 2. Il rifugio apre la nostra mente alla contemplazione di duḥkha, le condizioni insoddisfacenti del saṃsāra. Avendo compreso che non c’è felicità duratura nel saṃsāra, rinunciamo a duḥkha e aspiriamo alla liberazione. Questa è la porta per entrare nei sentieri degli śrāvaka, dei realizzatori solitari e dei bodhisattva.
- 3. Constatando che tutti gli esseri senzienti, che sono stati gentili con noi da un tempo senza inizio, sono intrappolati nel saṃsāra, sviluppiamo la grande compassione, aspirando al nostro pieno risveglio per aiutarli a uscirne. Questa è la motivazione di bodhicitta ed è la porta d’ingresso nel Mahāyāna. Motivati e informati da bodhicitta, generiamo la saggezza che realizza l’assenza di esistenza intrinseca, che rimuove tutte le oscurazioni e ci permette di raggiungere la buddhità.
- 4. Contemplate la sequenza in ordine inverso: la realizzazione della vacuità sul sentiero del Mahāyāna è alimentata da bodhicitta, che si genera attraverso la grande compassione per tutti gli esseri senzienti. Questa, a sua volta, dipende dall’aspirazione a liberarsi dal saṃsāra, che si basa sull’aver preso rifugio nei Tre Gioielli.
Sulle orme del Buddha. Rifugio, etica, śamatha e vipaśyanā
Sua Santità il XIV Dalai Lama, Venerabile Thubten Chodron
Sulle orme del Buddha
Rifugio, etica, śamatha e vipaśyanā
Collana Saggezza e compassione, vol. 4
Traduzione di Carolina Lami
Edizione: brossura, 646 pp.
ISBN 979-12-80233-40-0







