Invito tutti voi, carissimi, a riflettere su una cosa: quando si pensa ai buddhisti, credo che la gente abbia delle visioni un po’ stereotipate di cosa significhi essere buddhisti. Per esempio, se sei un buddhista tibetano, pensano che l’unica cosa che fai sia stare seduto, fare le tue prostrazioni, recitare i tuoi mantra ed eseguire le tue pratiche sacre.
C’è chi pensa che “buddhista” significhi “meditare”, questa almeno è una delle parole chiave che vengono in mente
Abbiamo questa idea molto stereotipata che la meditazione sia stare seduti, cercando di far sparire ogni pensiero e di sentirsi meglio. Ma se essere un buddhista non è proprio questo. E allora che cos’è? Dobbiamo analizzare, studiare il punto di vista buddhista, che esiste da duemilacinquecento anni, basato sugli incredibili insegnamenti indiani di più di tremila anni fa, come dice spesso il Dalai Lama.
Furono loro che iniziarono a indagare la natura del sé. Noi, in Occidente, magari pensiamo che sia stato Freud, un centinaio di anni fa, o forse risaliamo ai Greci, ma cronologicamente vennero dopo i filosofi indiani. Solo ora, credo, stiamo iniziando a capire cosa hanno elaborato questi geni: hanno creato questa tecnica, una tecnica fondamentale nel Buddhismo che il Buddha ha adottato quando ha intrapreso il suo sentiero. Gli antichi indiani hanno sviluppato questa abilità, questa capacità psicologica, che ci permette di domare completamente la mente a un livello più grossolano – il chiacchiericcio mentale e persino i sensi – per accedere a livelli di mente più sottili che nella psicologia e nelle neuroscienze moderne non si ipotizza nemmeno esistano.
E così, in sostanza, hanno mappato la mente. Hanno una visione della mente, di come funziona e dei suoi contenuti che è incredibilmente sofisticata
Quindi, se state cercando di essere buddhista, il succo della questione è che usando tutte queste tecniche, il loro scopo, è permetterci di sapere cosa diavolo sta succedendo nella nostra testa. E la cosa fondamentale, poi, è che non le adottiamo come qualcosa di scolpito nella pietra, di assoluto. Non pensiamo che la rabbia sia lì, la gelosia sia lì, l’amore sia lì, che individualmente siamo questo o quello. Questa visione molto rigida e limitata che abbiamo di noi stessi, la nostra storia concettuale, possiamo svelarla e disfarla e possiamo cambiarla. Questo è il punto.
Ma cambiare cosa? Passare da cosa a cosa? Possiamo cambiare i punti di vista ristretti, nevrotici, dolorosi e distorti che abbiamo nella mente: rabbia, gelosia, bassa autostima, arroganza, attaccamento e chi più ne ha più ne metta. Perché sono tutti radicati in queste storie concettuali che ci raccontiamo. Si tratta di riconfigurare le cose e poi imparare a vederle in modo diverso, a vedere letteralmente il mondo in modo diverso, perché la mente è la fonte di tutto. È questo il succo. Tutto quello che dico si riduce sempre a questo, sapete? Quindi, pensateci su.
Tradotto dal profilo Instagram della Ven. Robina Courtin






