La mente discriminante, la radice principale dei nostri problemi

La mente discriminante, la radice principale dei nostri problemi

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In questo insegnamento, Lama Yeshe discute l’importanza di stabilire la giusta intenzione e quali sono i problemi associati a una mente discriminante e ristretta. L’insegnamento è stato dato a Bodhgaya nel 1974 ed è pubblicato nel XII capitolo di Big Love: The Life and Teachings of Lama Yeshe.

Quando non siamo veramente saggi, ma abbiamo invece una mentalità ristretta, di solito pensiamo che ciò a cui la nostra mente è interessata sia buono, mentre ciò a cui la nostra mente non è interessata sia cattivo. Anche se in realtà non esprimiamo questo pensiero a parole, questo è l’atteggiamento che sorge istintivamente nella nostra mente. Quindi dovremmo stare attenti.

Le azioni che scaturiscono da reazioni totalmente negative sono azioni ignoranti

Ma se compiamo le stesse azioni con consapevolezza, in modo ponderato e senza fretta, allora possono essere benefiche e condurre alla libertà. Possono essere un metodo, anche se l’azione in sé esteriormente può apparire totalmente ignorante. Prendiamo ad esempio l’abitudine di lavarsi ogni mattina, un atto che alcuni ritengono possa purificare le tracce di negatività. Per un praticante del sentiero buddhista, tale concezione è fondamentalmente errata: l’idea che un bagno possa eliminare la negatività non regge al vaglio della conoscenza-saggezza. Una persona buddhista può, attraverso la propria saggezza, abbandonare la fede o la devozione a questa pratica purificatrice. D’altra parte, non è necessario indurre ad abbandonare tale metodo un individuo che si concentra sulla semplice moralità e sulla creazione di azioni positive nel presente.

Spesso si ha l’impressione che le persone in Occidente tendano a imporre le proprie convinzioni, ritenendole l’unica verità. Per esempio, potrebbero asserire che solo il sentiero del tantra yoga Mahayana porti alla liberazione. Questi individui tendono a condividere i loro punti di vista senza tenere in considerazione lo stato mentale dell’interlocutore, proclamando: “Questa è l’unica via, non il tuo metodo.” Questo atteggiamento è una forma di estremismo; a volte gli Occidentali possono essere davvero estremi! Si scagliano addosso agli altri senza tatto, comunicando ciò in cui credono come se fosse l’unica cosa giusta.

Ritengo che tale comportamento sia sbagliato, a meno che non si sia certi che la comunicazione avrà un esito positivo nella mente dell’altra persona. Solo in quel caso è accettabile. In caso contrario, si rischia di confondere o irritare gli altri, trasformando un potenziale beneficio in qualcosa di negativo, non è così? Lo sapete bene.

Non si può stabilire che una particolare azione sia universalmente positiva

Ad esempio, anche se affermare che realizzare la saggezza della retta visione di shunyata (vacuità) sia l’unico modo per raggiungere la liberazione perfetta è concettualmente vero, non si dovrebbe condividere tale informazione con chi non è pronto ad accoglierla. Invece di essere utile, potrebbe risultare totalmente dannosa, pur essendo corretta. Per questo motivo, sosteniamo che ciò che è giusto e ciò che è sbagliato dipende sempre dalla mente individuale.

Dunque, riflettendo sulla mentalità ristretta si nota come spesso, ponendo una domanda a qualsiasi essere senziente nel samsara riguardo a qualcosa che esula dalla sua esperienza, la risposta tende a essere negativa. Questo ci aiuta a comprendere la natura della mente umana. La mente limitata è costantemente incline a lamentarsi e a cercare colpe all’esterno. A causa della sua scarsa comprensione, è perennemente giudicante. Tende a considerare sbagliato chiunque agisca in modo diverso. Tale atteggiamento genera notevoli problemi e si configura come una forma di discriminazione.

Nella società del samsara, si manifesta una tendenza all’omologazione: l’idea che tutti debbano comportarsi, sedersi e pensare allo stesso modo. Di conseguenza, chiunque si discosti da tale norma è oggetto di critica e viene percepito come sbagliato. Tuttavia, è impossibile rendere la vita nel samsara completamente uniforme, poiché le menti degli individui sono intrinsecamente diverse. Cercare tale uniformità è un errore e non porta a nulla.

Questo modo di pensare, tipico della società del samsara, è senza speranza

Adottare una prospettiva simile significa non essere in nulla diversi da coloro che si trovano in tale società. Si rimane ancorati a una mente ristretta, il che è in netto contrasto con l’essere una persona di Dharma. Che senso ha giudicare le azioni degli altri, siano essi uomini o donne? Non c’è alcuno scopo. Pensate, ad esempio, all’abitudine di alcune persone di Kathmandu di commentare ogni sera le azioni altrui. Verificate voi stessi: passano le serate a discutere del comportamento degli altri. Qual è l’utilità di tutto questo? È un puro spreco di tempo. Non mi sto lamentando, ma invitando a riflettere sulla vostra esperienza.

Secondo l’insegnamento del Buddha, la mente discriminante è la radice principale dei nostri problemi. È fondamentale cambiare tale atteggiamento e abbracciare la realtà, ovvero la via di mezzo. Senza un cambiamento nella propria disposizione mentale, quale credete sia il vero scopo della pratica del Dharma? È cruciale prestare particolare attenzione ai giudizi sulle religioni, distinguendo tra quelle ritenute “buone” e quelle “cattive”. Come si può stabilire cosa sia buono o cattive e, ancor più importante, come si può giudicare cosa sia appropriato o meno per la persona con cui si sta interagendo? È possibile giudicare una religione come “buona” basandosi sulla bontà di un singolo individuo che ne fa parte? È necessario essere molto cauti con queste valutazioni.

Tradotto da Intention: Your Mental Attitude

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