Risvegliarsi dal patriarcato

Risvegliarsi dal patriarcato

Indice

In questa conversazione del 2011 Gloria Steinem e Jetsunma Tenzin Palmo si raccontano delle sfide personali che hanno affrontato, dei progressi che hanno visto e del perché c’è ancora molto da fare.

Gloria Steinem: Leggendo della tua vita (Cave in the Snow: A Western Woman’s Quest for Enlightenment, 1999, Bloomsbury Publishing, n.d.t.), sono rimasta sbalordita da quante somiglianze ci accomunano. Entrambe abbiamo avuto madri che ci hanno sostenuto molto ed erano anche molto interessate alla spiritualità. Mia madre era una teosofa. E lo erano anche entrambe le mie nonne. Entrambe siamo andate in India, anche se per motivazioni molte diverse. Io ci sono andata per un paio d’anni dopo la laurea, principalmente perché stavo cercando di non sposarmi.

Jetsunma Tenzin Palmo: Sono anch’io molto grata a mia madre. Era una donna straordinaria. Invecchiando, ricordo sempre più spesso le sue risposte a situazioni molto difficili e quanto fosse brillante. In famiglia eravamo spiritualisti — c’erano sedute spiritiche ogni settimana in casa nostra — e sono molto grata per questo perché la morte e ciò che avviene dopo erano un argomento di conversazione quotidiano.

Gloria Steinem: Eri interessata all’Asia in giovane età, attratta da singole persone provenienti dall’Asia e attratta esteticamente da essa.

Jetsunma Tenzin Palmo: Sì. Sono cresciuta a Londra e a volte mia madre mi portava a Chinatown solo per potermi mostrare qualche persona asiatica. Più tardi ho lavorato presso la School of Oriental and African Studies alla London University e c’erano così tante persone provenienti da così tanti Paesi , tutte interessate a cose davvero interessanti.

La teosofia come espressione religiosa egualitaria

Gloria Steinem: Penso che la teosofia nella mia vita mi abbia attirato verso tradizioni precedenti e pre-patriarcali: tradizioni dei Nativi Americani, i Dalit in India e, più tardi, i Khwe e i San in Sudafrica. Ripensandoci, penso di esserne stata inconsciamente attratta poiché la teosofia era guidata da donne ed estremamente egualitaria. Ora entrambe siamo impegnate nella stessa cosa: cercare di includere la metà femminile del globo. Ma tu sei stata incredibilmente intrepida scegliendo di entrare in una tradizione maschile.

Jetsunma Tenzin Palmo: Onestamente, non mi rendevo conto di dove mi stavo cacciando. Mio padre morì quando avevo due anni, quindi sono stata cresciuta da mia madre e da un fratello maggiore. Mia madre è sempre stata una donna molto forte, quindi non mi è mai mancato avere un padre. Le dinamiche tra padre e madre non hanno giocato un ruolo nella mia vita. In India, quando sono diventata monaca, ero in una società in cui i monaci erano l’establishment. Non essendo né un monaco né una persona laica, non appartenevo davvero ad alcun luogo. All’inizio pensavo che quello fosse il problema. Poi, negli anni Settanta, ricordo di essere arrivata oltre un passo di montagna in un luogo chiamato Manali. Qualcuno aveva un grosso libro di articoli sul femminismo. Non avevo mai sentito quella parola prima di allora. Ricordo di essermi seduta lì a leggere articolo dopo articolo e tutti ridevano di me. Ma per me fu come finalmente bere dopo essere stata in un deserto.

Gloria Steinem: Anche la mia sensazione fu quella. All’improvviso ho pensato: non sono io la pazza, è il sistema a essere folle.

Jetsunma Tenzin Palmo: Esattamente. Per me è stata un’enorme rivelazione. Non ero sola. Non era solo la mia situazione.

Gloria Steinem: Quella è una rivelazione universale per le donne di tutti i gruppi, razze ed etnie che sono state in una situazione di invisibilità.

Jetsunma Tenzin Palmo: È come svegliarsi. È così che stanno davvero le cose.

Gloria Steinem: Il vero obiettivo di unirsi è sempre lo stesso, credo. Alcune di noi hanno cercato di creare una tradizione che onorasse il femminile come modo per prepararci a unirci, mentre altre hanno cercato di trasformare e integrare il cambiamento restando all’interno delle strutture esistenti. Tu l’hai fatto da sola: per me è una cosa straordinaria.

Jetsunma Tenzin Palmo: Non si ha scelta.

Gloria Steinem: Ma tu avevi una scelta.

Jetsunma Tenzin Palmo: Beh, all’epoca non sembrava una scelta.

Gloria Steinem: Non avevi una scelta tra tornare a casa e dodici anni di meditazione in una grotta, tre dei quali in ritiro rigoroso?

Jetsunma Tenzin Palmo: Oh, ma quella è stata la parte migliore. Sai, i momenti più solitari della mia vita sono stati quando ero l’unica monaca circondata da monaci e laici. Non appartenevo a nessun luogo. Inoltre, ero una straniera. È stato molto, molto solitario. Ricordo che spesso tornavo a casa la sera e piangevo. Dovevo mangiare da sola e vivevo da sola. Ma stavo lavorando per il mio lama, quindi questa era l’unica cosa che mi teneva lì.

Volevo disperatamente comprendere il Buddhismo e praticare e i monaci non sapevano come insegnarmi. E dato che ero femmina, non pensavano fosse importante farlo. Non sto cercando di lamentarmi, onestamente. Ma ricordo che uno studioso americano arrivò e voleva studiare per il suo dottorato. Non era un buddhista, eppure gli dedicavano ore e ore ogni giorno. Gli hanno trasmesso tantissimi insegnamenti , che in seguito ha riportato nella sua tesi, che poi è diventata un libro. Così in un anno lui ha imparato molto più di quanto io abbia mai imparato in tutti i quarant’anni in cui ho vissuto con quella comunità. E lui non aveva nemmeno intenzione di praticare! Voleva solo conseguire il suo dottorato. Ricordo di essermi chiesta “perché?”. Io avevo rinunciato a tutto per il Dharma, eppure non mi prendevano sul serio nel modo in cui prendevano sul serio lui.

Gloria Steinem: E ora stai così chiaramente creando per altre donne, specialmente giovani donne, ciò che tu non hai avuto.

Cambiare l’educazione religiosa per le donne

Jetsunma Tenzin Palmo: Quando ho deciso di fondare un monastero, uno dei mie lama mi ha detto: “Sei molto fortunata perché vogliamo ristabilire in India e Nepal più o meno ciò che avevamo in Tibet. Siamo molto legati alle tradizioni. Tutti vogliono riprodurre quel che c’era prima. Ma tu stai iniziando qualcosa di nuovo, quindi puoi fare tutto ciò che vuoi. Devi solo pensarci con molta attenzione perché una volta che inizi, è difficile cambiare”. Così mi sono seduta e ho pensato esattamente a quello che mi stai dicendo tu: Se fossi una monaca novizia, che inizia ora, come vorrei essere addestrata? Cosa vorrei che mi venisse dato? Ed è così che ho elaborato un programma, in modo da poter dare loro ciò che non ho mai avuto.

Gloria Steinem: Ci sono aspetti che sembrano essere comuni a tutte le tradizioni patriarcali. Primo, tendono a negare l’importanza del corpo, e secondo, c’è un sacerdozio che interpreta la verità al posto dell’individuo, impedendo un’esperienza diretta. E queste due cose, forse a causa della teosofia e di altre spiritualità o religioni pre-patriarcali, le trovo davvero difficili da accettare.

Jetsunma Tenzin Palmo: Nel Buddhismo, intendi?

Gloria Steinem: Sì.

Jetsunma Tenzin Palmo: Oh, non credo che il Buddhismo neghi il corpo. Quando chiediamo a queste ragazze, ragazze adolescenti, perché vogliono diventare monache, spesso rispondono: “Guardo mia madre, mia zia, le mie sorelle maggiori: non voglio quella vita. Voglio fare qualcosa di veramente significativo con la mia vita; voglio trarre beneficio per me stessa e portare beneficio agli altri attraverso lo studio e la pratica.”

Potresti pensare che essere una monaca sia molto difficile e restrittivo, ma per loro, ironicamente, è in realtà libertà dall’unica altra alternativa che hanno a disposizione: sposarsi, fare figli, lavorare nei campi, lavorare in casa, prendersi cura degli anziani anziane, spesso mentre sono sposate con qualcuno che beve, torna a casa e le picchia. Soprattutto al giorno d’oggi, potendo essere istruite e fare lunghi ritiri, questa è per loro un’incredibile opportunità per scoprire chi sono veramente e fare ciò che vogliono veramente fare.

Il Buddhismo non sostiene il patriarcato, ma si è sviluppato in società patriarcali

Gloria Steinem: Questo per me ha perfettamente senso, proprio come ha senso quando una giovane donna diventa suora cattolica, perché le sue alternative sono esattamente quelle che descrivi. Ma cosa succederebbe se esistesse l’alternativa di una spiritualità collegata direttamente alla natura, senza la necessità di un sacerdozio? Per esempio, in alcune lingue antiche e dei Nativi Americani, non esistono pronomi specifici per il genere. La tradizione potrebbe basarsi su un legame molto diretto con la natura e su un equilibrio tra uomini e donne.

Jetsunma Tenzin Palmo: Il Buddhismo in sé non è particolarmente patriarcale. Il problema è che le società in cui si è sviluppato sono patriarcali. Il nostro potenziale innato per diventare illuminati è lo stesso, maschio o femmina. Quando siamo sedute a praticare, o quando non stiamo agendo i nostri ruoli di genere, dov’è il maschio? Dov’è la femmina? Il problema è che gli uomini in qualsiasi società erano quelli che erano più istruiti, quindi scrivevano i libri e avevano una voce. E hanno scritto i libri dalla loro prospettiva, naturalmente, quindi le donne stavano leggendo qualcosa che era stato scritto dalla prospettiva maschile.

Gloria Steinem: Sono d’accordo, tranne per il fatto che per la maggior parte della storia umana non c’è stato alcun patriarcato. L’egittologo James Henry Breasted sostiene che il monoteismo non è altro che “imperialismo applicato alla religione”. C’è stato un allontanamento di Dio dalla natura e dalle donne e questo è un processo che si può osservare concretamente durante un viaggio sul Nilo. Hai mai fatto quel viaggio sul Nilo?

Jetsunma Tenzin Palmo: Sì, ci sono stata.

Gloria Steinem: Si può notare, nelle raffigurazioni sui papiri – che mostrano farfalle, uomini, donne e altro – come, ogni mille anni, ci sia stato un crescente allontanamento (o “ritiro”): la dea ha un figlio ma non una figlia, e la figura del dio si ingrandisce. In pratica, si può quasi vedere l’evoluzione del patriarcato. Tuttavia, si tratta di un fenomeno relativamente recente nella storia umana.

Jetsunma Tenzin Palmo: Sì, è vero, e nelle religioni consolidate, quelle che esistono ancora oggi, è evidente, non è così?

Gloria Steinem: Sì.

Jetsunma Tenzin Palmo: Quello che voglio chiederti, Gloria, veramente, è perché secondo te questo è successo ? Le donne sono estremamente intelligenti e nel Buddhismo sono la natura della saggezza, in realtà. Gli uomini sono compassione, le donne sono saggezza. Le donne sono estremamente brillanti; sono estremamente capaci. Un esempio molto ovvio è nei nostri cantieri in India, dove le donne portano i mattoni e così via e gli uomini fanno il loro lavoro di muratura. A fine giornata, le donne tornano a casa, cucinano, puliscono e si prendono cura dei bambini. Gli uomini si limitano a bighellonare intorno al fuoco, a fumare i loro bidis e a bere. Se le donne non stessero facendo anche questo lavoro, dove sarebbero gli uomini?

Le donne sono molto forti, ovviamente. Hanno tutte le qualità di cui hanno bisogno. Allora com’è che nella storia recente, in gran parte del mondo conosciuto, le donne sono state sottomesse? Perché? È perché non siamo unite? Non ci rispettiamo a vicenda? Non rispettiamo noi stesse? Qual è la ragione fondamentale, secondo te?

Gloria Steinem: I sistemi oppressivi non funzionano a meno che non siano interiorizzati e, chiaramente, noi per prime abbiamo interiorizzato quest’idea di inferiorità. Il movimento femminista consiste nel parlarci e scoprire che non è vero. Ma per quanto riguarda la causa [del patriarcato], tutto ruotava intorno al controllo della riproduzione, dato che il corpo delle donne è il mezzo per riprodursi. Per poter stabilire a chi appartenessero i figli, era necessario limitare la libertà delle donne. Questo è il punto di partenza dei vari sistemi matrimoniali. In pratica, si limitava la libertà delle donne del cosiddetto gruppo superiore e si sfruttavano i corpi delle donne dell’altro gruppo. Tutto questo è accaduto in modo molto sistematico con l’avvento del patriarcato.

Gradualmente, la necessità di controllare la riproduzione e quindi di controllare i corpi delle donne ha costretto le donne ad avere figli che non volevano. Quando ho parlato con donne San nel deserto del Kalahari, era evidente che avevano da sempre compreso la contraccezione, come distanziare le gravidanze e controllare la propria fertilità. In Europa, guaritrici e streghe venivano uccise perché insegnavano la contraccezione, che dava alle donne il potere di controllare i propri corpi. Alla fine l’Europa divenne sovrappopolata e questo portò al colonialismo, all’imperialismo e al razzismo.

E ora penso che stiamo tutte cercando di invertire la rotta; ecco perché la libertà riproduttiva come diritto fondamentale è così importante per le donne. È il singolo fattore determinante più grande per stabilire se siamo in salute o meno, quanto a lungo vivremo, se siamo istruite o meno. La libertà riproduttiva è il modo per annullare, iniziare la progressione, tornare indietro.

Jetsunma Tenzin Palmo: Allora essere monache è eccellente.

Gloria Steinem: Essere monache è eccellente. Abbiamo bisogno che le donne possano scegliere se avere un figlio o quattro figli. E la cosa sorprendente è che quando permetti alle donne di farlo, il tasso di popolazione risulta essere appena al di sopra del livello di sostituzione, che è dove dovrebbe essere. Tra i principi delle culture pre-patriarcali c’era quello scondo cui dovevano esserci sempre più adulti che bambini, perché altrimenti i bambini non poetevano essere adeguatamente cresciuti, amati, curati.

Se pensi a questo Paese e al mondo, i luoghi che sono più violenti, caotici e distruttivi sono quelli dove ci sono molti più bambini che adulti. Quindi, sì, dovremmo essere in grado di scegliere di essere monache e gli uomini dovrebbero essere in grado di scegliere di essere monaci. E le donne dovrebbero essere in grado di scegliere se avere quattro figli, sei figli o nessuno. Consideri quello che stai facendo come una trasformazione, avendo il coraggio di insegnare agli esseri umani di sesso femminile che sono esseri umani? E questo cambierà il Buddhismo?

Jetsunma Tenzin Palmo: Come ho detto, nel Buddhismo, come nella maggior parte delle religioni, poiché i libri sono stati scritti prevalentemente da maschi, e poiché la maggior parte delle figure autoritarie sono maschi, indubbiamente c’è una voce maschile. Quindi quello che stiamo cercando di fare ora è permettere che emerga anche la voce femminile, come stai facendo tu. E questo avviene attraverso l’istruzione e attraverso la pratica e attraverso il senso di autostima delle monache, che è la cosa più difficile. L’istruzione e la pratica possono ottenerle molto facilmente; l’autostima è la parte più difficile per loro. Ma sta succedendo e in un tempo molto breve. I monaci stessi sono felici che le monache si istruiscano; sono i loro insegnanti e le incoraggiano in continuazione. Non voglio dare l’impressione che ciò che stiamo facendo incontri una tremenda resistenza maschile, perché non è vero.

Ma c’è resistenza verso l’ordinazione superiore per le monache nella tradizione tibetana. Al momento, possono prendere solo l’ordinazione da novizia. Abbiamo ricevuto una sorprendente resistenza da parte dei monaci nel permettere alle monache di ricevere la piena ordinazione superiore, anche se questa fu concessa loro dal Buddha stesso. C’è anche resistenza nel dare alle monache — che hanno studiato forse dodici, quindici, venti anni — qualsiasi riconoscimento o titolo ufficiale. È come andare all’università e, alla fine, non ottenere nemmeno una laurea magistrale o un dottorato. Dici solo, beh, ho studiato. Quindi abbiamo ancora un po’ di strada da fare, ma stiamo andando avanti.

Gloria Steinem: Anche qui [da noi è lo stesso]. Ogni volta che partecipo a una cerimonia di laurea, penso: e se ai ragazzi dessero il diploma di “zitello delle arti” invece di quello di bachelor of arts? E una “maestra di scienze”? E se lavorassero duramente per ottenere una “sorellanza”? Amo il linguaggio, quindi per me è divertente cercare di cambiare la consapevolezza attraverso le parole. Penso che uno dei segnali che ci dicono che siamo sulla strada giusta è quando riusciamo a riderne. Quali sono i segnali che cerchi tu?

Jetsunma Tenzin Palmo: Penso che sia molto importante per le persone riconoscere che proprio come noi stesse desideriamo un senso di benessere e felicità e non vogliamo essere infelici, così lo desidera anche chiunque incontriamo. Siamo in realtà molto connessi, inclusi gli animali, nel nostro desiderio di benessere interiore e di non essere feriti. E se le persone pensassero solo a questo, sai, sedute in un teatro o in metropolitana? E se fossimo consapevoli che tutte le persone intorno a noi, qualunque cosa possano sembrare, nel profondo del loro cuore, vogliono davvero stare bene? E se il tuo primo pensiero per tutti quelli che incontri non fosse un giudizio ma “Possa tu stare bene ed essere felice”? Se riuscissimo a fare anche solo questo, cambierebbe il mondo, non è vero?

Gloria Steinem: Sì, l’empatia è l’emozione più rivoluzionaria, assolutamente. Non so se tradizioni diverse dal Cristianesimo abbiano una regola aurea come “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te” — probabilmente tutte ce l’hanno — ma spesso penso che per le donne, dobbiamo invertirla. Dobbiamo trattare noi stesse bene quanto trattiamo le altre persone.

Jetsunma Tenzin Palmo: Assolutamente.

Gloria Steinem: Perché, come dici tu, le giovani donne a cui insegni sono state profondamente plagiate dall’idea che non sono degne quanto gli esseri umani di sesso maschile.

Jetsunma Tenzin Palmo: Quando il Buddha insegnò la meditazione sulla gentilezza amorevole, che è una meditazione molto importante nel Buddhismo, disse che si inizia inviando gentilezza amorevole a se stessi. Si desidera per se stessi di stare bene ed essere felici, pacifici e a proprio agio. Quando si sente davvero un calore e una gentilezza verso noi stessi, allora la si invia a coloro che si amano, a coloro verso cui ci si sente indifferenti e a coloro con cui si hanno problemi. Ma bisogna sempre partire da dove si è, perché finché non abbiamo quella gentilezza amorevole dentro e verso di noi, come possiamo portarla fuori?


L’avanzamento nell’istruzione monastica femminile

Dall’anno in la conversazione tra Gloria Steinmen e Tenzin Palmo ha avuto luogo a oggi molte cose sono cambiate. L’accesso a un’istruzione per le monache ha iniziato a cambiare negli anni ’80, con l’aumento delle monache tibetane emigrate in India e Nepal. Ne è seguita la creazione di una rete di monasteri femminili più sviluppati, come Gaden Choling e Dolma Ling a Dharamshala, in India, dove il Dalai Lama vive in esilio.

Queste istituzioni sono state finanziate da organizzazioni come il Tibetan Nuns Project, che fa parte della più ampia Tibetan Women’s Association (Associazione delle Donne Tibetane), fondata in Tibet nel 1959 in risposta all’occupazione cinese. La TWA è stata ristabilita in India con la benedizione del Dalai Lama nel 1984, e il Tibetan Nuns Project è stato creato poco dopo per istruire e sostenere le monache in India, provenienti da tutte le scuole tibetane.

Il Dalai Lama ha incoraggiato queste organizzazioni ad aiutare a costruire monasteri femminili, a dare maggiore potere alle monache esistenti e a sostenere la loro istruzione superiore. “All’inizio, quando ho parlato di assegnare i diplomi di geshema, alcuni erano dubbiosi”, ha ricordato il Dalai Lama nel 2018. “Ho detto loro chiaramente che il Buddha aveva dato pari opportunità sia agli uomini che alle donne.”

Oltre agli sforzi del Dalai Lama e all’arrivo di più monache tibetane nella diaspora in India e Nepal, diversi altri fattori hanno contribuito alla promozione delle donne. Tra questi, il sostegno e l’azione di organizzazioni internazionali come Sakyadhita International Association of Buddhist Women, che per quasi 40 anni ha ospitato incontri internazionali per dare più potere alle monache e alle donne buddhiste laiche.

Il diploma di geshema, che le monache possono ricevere dal 2012, è concesso nella tradizione Geluk, una delle quattro scuole del Buddhismo tibetano

Questi diplomi rappresentano il livello più alto di formazione monastica, ma in precedenza erano disponibili solo per gli uomini, il cui titolo è noto come khenpo o geshe.

Le candidate per il diploma di Geshema vengono esaminate dopo aver studiato i testi buddhisti. Le monache devono ottenere un punteggio pari o superiore al 75% durante i loro 17 anni di studio prima di potersi qualificare per sostenere gli esami geshema.

Nel 2016, il Dalai Lama ha presieduto e assegnato il diploma di geshema a 20 monache tibetane, quattro anni dopo che lui e il governo tibetano in esilio avevano riconosciuto l’accreditamento dei diplomi superiori per le monache. Prima dello sviluppo ufficiale del programma Geshema, solo una monaca tedesca, Kelsang Wango, aveva ricevuto il diploma. Ora, ci sono 73 Geshema.

Dopo che la scuola Geluk ha iniziato a concedere i diplomi geshema, anche le monache all’interno delle altre scuole del Buddhismo tibetano – Nyingma, Sakya e Kagyu – hanno iniziato a conseguire titoli di studio avanzati in India e Nepal. In questi altri tre rami, le monache portano il titolo di khenmo, che, come il geshema, le qualifica per insegnare le rinomate scritture buddhiste. Nel 2022, il Dalai Lama ha offerto le sue benedizioni alle nuove Khenmo, che hanno ricevuto i loro titoli nella scuola Sakya.

Le monache stanno cambiando la situazione per le donne buddhiste tibetane e hanno avuto un alleato nel Dalai Lama. Man mano che il numero di donne ai più alti livelli di formazione continua a crescere, le donne espanderanno anche la loro capacità di assumere ruoli di leadership nelle loro comunità monastiche e laiche, contribuendo a migliorare l’istruzione di altre monache e proteggendo la cultura tibetana nel processo.


Le autrici

Jetsunma Tenzin Palmo, originaria di Londra, è stata una delle prime Occidentali a essere ordinata monaca buddhista tibetana. È il soggetto della biografia Cave in the Snow, che descrive il suo ritiro di dodici anni sull’Himalaya, ed è la fondatrice del monastero Dongyu Gatsal Ling a Tashi Jong, in India, dove attualmente risiede.

Gloria Steinem è una scrittrice e attivista femminista di lunga data. Ha co-fondato la rivista Ms. nel 1972 e ha contribuito a fondare la Women’s Action Alliance e il National Women’s Political Caucus. È autrice di Revolution from Within e sta attualmente lavorando a un nuovo libro, Road to the Heart: America As if Everyone Mattered, che parla dei suoi oltre trent’anni come organizzatrice femminista.

Tradotto da Waking Up to Patriarchy

Shares

Il dono del Dharma

Ci auguriamo che questa lettura ti sia stata di beneficio, utile per approfondire la tua comprensione e la tua pratica del Dharma. Saremo felici se vorrai condividerla con chiunque vorrai. L’Angolo della lettura esiste grazie all’impegno di chi traduce gli insegnamenti e cura gli approfondimenti, e alla generosità di chi legge. Se anche tu hai la possibilità di sostenere il nostro impegno a donare il Dharma e desideri che questi contenuti continuino a essere aggiornati, gratuiti e accessibili a chiunque, puoi fare una donazione. Grazie! 

Oppure scrivi tu l'importo che ritieni più adatto

Seleziona il metodo di pagamento
Informazioni personali

Totale della donazione: €5,00

Carrello