Perché dovremmo capire il processo di morte

Perché dovremmo capire il processo di morte

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Il Buddhismo spiega le qualità superiori degli esseri umani: l’intuizione, l’intelletto e l’intelligenza; siamo convinti che lo sviluppo umano sia molto diverso da quella dei vegetali. Ognuno di noi ha una lunga storia; ci siamo evoluti nel tempo, specialmente la nostra coscienza.

Il Buddhismo spiega anche che la natura fondamentale della coscienza umana è pura e limpida

L’essenza degli esseri umani è la loro mente, non questo corpo di carne e sangue. Inoltre, crediamo che il percepire la nostra vita come piacevole o infelice dipenda in gran parte da come la nostra mente la interpreta. Se credi che la tua vita sia infelice, essa lo diventa.

Perciò, alla loro radice, i problemi umani sono creati dalla mente di ogni individuo, non da Dio o dal Buddha. Ma dato che abbiamo la capacità di rovinare la nostra vita, abbiamo anche la capacità di risolvere i nostri problemi.

È un errore pensare che i nostri problemi mentali siano vasti quanto l’universo, che abbraccino lo spazio e il cielo e che quindi, “Finché non distruggerò il sole e la luna non sarò mai in grado di risolvere i miei problemi.” Questo è del tutto sbagliato. Dobbiamo semplicemente riconoscere che abbiamo la responsabilità di risolvere i nostri problemi perché siamo responsabili delle azioni del nostro corpo, della nostra parola e della nostra mente. Non possiamo incolpare gli altri.

Riguardo ai problemi umani, la maggior parte sono generati a livello intellettuale. Certo, ci sono problemi a un livello più profondo, intuitivo, ma la maggior parte, come i disturbi emotivi e l’ansia, derivano dal modo in cui pensiamo.

Da bambini, non avevamo problemi politici, vero? Non avevamo problemi economici o sociali. Questo perché eravamo troppo immaturi per i conflitti dell’ego o per l’intellettualizzazione. Da piccoli non avevamo conflitti religiosi, insoddisfazione religiosa o conflitti filosofici o razziali; non avevamo quel genere di problemi intellettuali.

Ma man mano che diventiamo adulti, cominciamo a intellettualizzare: “Cos’è la società? Chi sono io? Come dovrei identificarmi? Qual è il mio archetipo?” Il nostro ego desidera una identità, qualcosa a cui aggrapparsi in modo possessivo. Non può essere naturale. Ecco perché siamo completamente artificiali, confusi e insoddisfatti.

È evidente che nel mondo moderno la maggior parte dei problemi umani deriva dai rapporti conflittuali tra le persone

Gli uomini hanno problemi con le donne; le donne hanno problemi con gli uomini. Tutto questo deriva da giochi intellettuali, non dall’intuizione.

I nostri concetti intellettuali fabbricano convinzioni come: “Questo oggetto è il migliore a cui aggrapparsi. Se non posso averlo mi ucciderò. Le altre cose per me non sono reali; questo oggetto è la mia unica realtà.” In questo modo fissiamo i nostri concetti intellettuali e finiamo per commettere suicidio. Potete quindi vedere come i problemi intellettuali umani siano innaturali, irrealistici e completamente avulsi dalla realtà.

Facciamo un esempio, la tua mente illusa descrive una mela come “fantastica. Ha un bel colore rosso, la amo davvero tanto.” Questo è il modo esagerato in cui descrivi tutto ciò a cui sei attaccato ed è per questo che alla fine la tua mente si ammala. Fondamentalmente, è tutta fantasia; proietti la tua fantasia sugli oggetti e finisci per essere infelice e insoddisfatto. Non ti chiedi se un oggetto esiste realmente, ma credi solo alla tua proiezione di fantasia.

Tuttavia, dal punto di vista buddhista, ciò ti dà la possibilità di esaminare la tua stessa mente per capire se il tuo pensiero è positivo o negativo; per vedere se la tua proiezione è una fantasia oppure no. Ne sei capace.

Il Buddha è colui che è totalmente sviluppato. Ognuno di noi ha il potenziale per svilupparsi allo stesso modo; possiamo sviluppare noi stessi al massimo ed eradicare ogni pensiero inquinato.

Quando pensiamo a come affrontare la vita in quanto membri della società, quando cerchiamo di essere intelligenti, di capire come trarre vantaggio dalla società, dal nostro Paese e l’uno dall’altro, fondamentalmente, questo modo di pensare deriva da un desiderio intellettuale, artificiale e possessivo. Di conseguenza, finiamo per essere infelici. Ciò è particolarmente vero nella società contemporanea: tutti cercano di farcela intellettualizzando ed essendo i più intelligenti possibile, ma la maggior parte delle persone diventa comunque estrema, infelice e fuori controllo. Se costruisci questa enorme fantasia su te stesso, e su come dovrebbero essere le cose, prima o poi raggiungerai il punto in cui non riuscirai più a sostenere quella situazione. Affoghi nell’oceano del tuo personale mondo di fantasia. Ti rendi la vita molto complicata.

Quindi il mio suggerimento, prima che tu raggiunga quello stato di tremenda confusione, è di provare lentamente, poco a poco, a eliminare le cause e le condizioni della tua confusione. Se lo fai, le cose progressivamente miglioreranno.

Mettiti in discussione: la tua vita intellettuale è buona o cattiva? Il punto di vista buddhista è che dovresti mettere in discussione il modo in cui pensi. Invece di permettere al tuo intelletto di governarti, usa la tua saggezza discriminante per analizzare se ciò che pensi e fai sia meritevole o no. La ragione per cui dico che i nostri problemi – globali, sociali e individuali – non sono naturali è che sono stati costruiti dall’intellettualizzazione del nostro ego. Possiamo rendercene conto semplicemente ricordando che, quando eravamo bambini, non li avevamo. E non li abbiamo neanche quando moriamo.

Lo sguardo della meditazione

Come sapete, il Buddhismo tibetano pone molta enfasi sulla meditazione. Ciò che fa la meditazione è permetterti di vedere in modo chiaro e nitido ciò che accade nella tua mente; puoi vedere il tuo conflitto egoico convenzionale e superficiale. Questo è lo scopo della meditazione. Nel momento in cui mediti, ottieni accesso a stati mentali al di là del conflitto emotivo del tuo ego e sei in grado di vedere la tua mente come se stessi guardando un oggetto esterno. Solo che stai vedendo ciò che accade dentro di te.

Chiunque ha problemi quotidiani: problemi di conflitto dell’ego, problemi emotivi, ossessioni e così via. Tutti abbiamo delle difficoltà. Ma siamo anche capaci di vedere ciò che si trova nella nostra mente al di là di essi. Non dovresti pensare: “Sono molto confuso. La mia intera natura dev’essere confusione. Non ho speranza di liberare o chiarire la mia confusione.” Questo è un atteggiamento sbagliato; svaluta la tua fondamentale qualità umana.

La psicologia buddhista è in un certo senso umanistica. Il Buddhismo è essenzialmente una religione scientifica. Si concentra sui problemi umani e su come risolòverli. L’enfasi non è sul Buddha o su Dio. Ecco perché è importante indagare sulla realtà della nostra stessa coscienza piuttosto che ignorare la nostra mente, riservando tutta la nostra attenzione a nostro corpo. è malsano e squilibrato. La vera soddisfazione non proviene dal corpo di carne e sangue ma dalla mente. Inoltre, la natura della mente è completamente diversa da quella del cervello.

La verità è che siamo capaci di risolvere i nostri problemi

I nostro problemi sono come i nostri figli: sta a noi occuparcene. Se riflettiamo in questo modo sviluppiamo una profonda fiducia in noi stessi. Ma come arriviamo a questa convinzione? È perché tutti gli esseri umani hanno saggezza e intelligenza. Non pensare che la natura umana sia ignoranza totale. Tutti abbiamo saggezza, amore e compassione. Abbandona pensieri come: “Sono una persona perennemente arrabbiata; sono pieno di odio. Non ho amore, né saggezza, né compassione.” Questa è una visione del tutto nichilista della tua realtà.

Quando ti fidi di te stesso e ti senti sicuro, quando hai avuto qualche prova della tua saggezza e compassione, diventi più naturale e permetti alla tua intuizione di svilupparsi, ma quando sei troppo intellettuale ed egoistico danneggi la tua intuizione. Sei nato con l’intuizione intatta; la tua intuizione originale non è influenzata da filosofia, religione, insegnanti o ambiente. È lì, ma deve essere protetta perché possa funzionare senza essere bloccata e soppressa.

Come ho detto, dovremmo riconoscere che noi umani creiamo tutti i nostri problemi. Non possiamo incolpare la società, i genitori o gli amici. Creiamo tutti i nostri problemi e la nostra sofferenza; perciò, possiamo creare la nostra liberazione.

Se moriamo di morte naturale, durante il processo, tutti i nostri concetti – politici, economici, sociali, razziali, capitalisti, comunisti e così via – naturalmente vanno nello spazio e scompaiono

Qualsiasi cosa pensiamo, qualsiasi atteggiamento egoistico che ci ha fatto approfittare di altre persone, pensando di essere intelligenti e che loro sono sciocche, si dissolve nello spazio. E non solo al momento della morte; il processo di addormentarsi è simile a quello di una morte naturale per quanto riguarda l’assorbimento degli elementi e dei concetti. In altre parole, ogni volta che andiamo a dormire, tutti i nostri conflitti dell’ego così come i vari concetti che ho menzionato prima si dissolvono. Ecco perché è meglio addormentarsi piuttosto che diventare emotivi, stressati, agitati e arrabbiati. Nel sonno entriamo in uno stato di coscienza fondamentale, naturale, in cui il nostro intelletto non funziona più.

Perciò, nella tradizione buddhista, preferiamo meditare al mattino presto perché durante la notte tutti i nostri concetti inquinati sono scomparsi e la nostra mente è un po’ più chiara. Durante il giorno l’energia dei concetti inquinati si accumula; durante il sonno si placa. Quando ci svegliamo ritornano lentamente, ma di solito sono nascosti alla nostra vista. Quindi, quando meditiamo all’alba, la nostra mente è più neutra che estrema e la nostra concentrazione tende ad essere migliore che in momenti successivi, quando è più pigra e distratta.

In realtà questo non si applica solo alla meditazione

Anche se non sei un meditatore, se c’è qualcosa su cui vuoi riflettere chiaramente, è meglio farlo al mattino presto. Inoltre, la meditazione buddhista non significa solo concentrazione su un unico punto; abbiamo anche la meditazione analitica sulla realtà.

Tuttavia, non importa chi tu sia, è molto importante sapere come funziona la tua mente nella vita quotidiana, mentre dormi e durante il processo di morte. È essenziale saperlo. Se lo fai, non avrai paura che morire sia orribile, come cadere in un buco nero; che la morte sia un buco nero che ti risucchierà e ti mangerà.

Dal momento in cui siamo nati siamo destinati alla morte. Pensiamo che morire sia un grande evento, peggio che perdere il lavoro, un fidanzato, una fidanzata, un marito o una moglie. Questo atteggiamento è sbagliato. Pensiamo che morire sia negativo, ma si tratta solo di una nostra proiezione.

La morte è meglio di un fiore: un fiore non può darti una pace e una beatitudine tremende

Può darti qualcosa, ma non quello. La morte, invece, può darti entrambe: tremenda pace e tremenda beatitudine. La morte è meglio del tuo fidanzato, fidanzata, marito o moglie: loro ti danno pochissima beatitudine, non possono realmente risolvere i tuoi problemi; possono forse alleviare temporaneamente la tua ansia emotiva ma non definitivamente. Al momento della morte, invece, ogni ansia e gli altri problemi emotivi vengono totalmente recisi per un lungo periodo di tempo.

Il processo di una morte naturale è piuttosto lento. Ciascuno dei quattro elementi – terra, acqua, fuoco e aria – si deteriora, o assorbe; anche i cinque aggregati – forma, sensazione, discriminazione, fattori compositivi e coscienza – si assorbono e la persona che sta morendo attraversa gradualmente l’esperienza di una serie di visioni allucinatorie interiori.

Normalmente pensiamo che guardare gli oggetti sia un piacere fantastico, una sensazione necessaria. Pensiamo che sia importante e ci aggrappiamo a tali oggetti il più possibile. L’idea buddhista è di essere il più possibile distaccati dagli oggetti dei sensi.

Allentare la presa

Sono sicuro che averte sentito parlare di rinuncia. In realtà, è la cosa più naturale. Perché? Quando eri un bambino non avevi il tipo di problemi che hai ora; non avevi l’attaccamento sociale che hai costruito in te stesso; non avevi tutti gli oggetti sensoriali che hai ora. Quando eri nel grembo di tua madre avevi già rinunciato a tutto; non avevi oggetti esterni a cui aggrapparti. Non avevi nemmeno un acino d’uva! Eri naturalmente distaccato.

Non essere distaccati significa, per esempio, che hai una macchina – no, una non è abbastanza, ne hai due – ma non sei soddisfatto: hai bisogno di una barca. Hai una barca ma ancora non ti basta: hai bisogno di una più grande. I tuoi desideri sono infiniti; questa è la natura dell’insoddisfazione. Ma quando nasci, nasci con la rinuncia, in quel momento non hai molta presa, non hai molto di cui preoccuparti. Arrivi nel mondo relativamente libero. Ma poi costruisci i tuoi attaccamenti e con essi le tue preoccupazioni. Poi muori e di nuovo rinunci naturalmente. Quindi, sii naturale. Non pensare che la rinuncia e il distacco di cui parla la filosofia orientale siano una sorta di idee orientali bizzarre.

La soddisfazione non dipende dagli oggetti materiali; la soddisfazione viene dalla semplicità. Non lo dico perché sono geloso delle persone che vivono nei Paesi ricchi né sto dicendo che i ricchi siano cattivi. Tuttavia, facoltosi o poveri, tutti abbiamo bisogno di semplicità per sperimentare la soddisfazione interiore. Non sono geloso dei piaceri o della ricchezza degli Occidentali. La domanda è: allora perché sei insoddisfatto? Dai sempre la colpa all’esterno: “Questo non è abbastanza; quello non è sufficiente.” Non è vero: è dentro di te che manca qualcosa. Questo è ciò che devi riconoscere.

Quando mi riferisco al distacco, non intendo che devi rinunciare a qualsiasi cosa

Essere distaccati significa essere un po’ più tranquilli, non aggrapparsi troppo saldamente. Significa allentare un po’ la presa invece di essere sempre tesi. Lasciati andare.

Quando dico che dovresti rinunciare, non intendo che devi dare via tutti i tuoi soldi. Puoi condurre una vita felice con il denaro, purché te lo goda in modo ragionevole, con una certa gratitudine per la vita, guardando anche la vita delle persone nel Terzo Mondo. Se vi limitate ad accumulate montagne di solidi, diventerete molto infelici. Invece, dovreste apprezzare i vostri soldi e i vostri piaceri in modo rilassato: “Dovrei godermi ciò che ho ed essere soddisfatto.” Pensate così. Altrimenti, anche con tutti i soldi del mondo no sarete mai felici; tutto ciò che faranno è rendervi miserabili.

Secondo la psicologia buddhista, se un oggetto ti soddisfa o meno dipende dalla decisione presa dalla tua mente. Se hai già deciso: “Questo è bello; mi rende felice,” allora ogni volta che il tuo occhio entra in contatto con quell’oggetto, pensi: “Oh, è bello.” Se la tua mente ha già deciso: “È un uomo molto cattivo,” ogni volta che lo vedi pensi automaticamente: “Oh, è cattivo.”

Perché il Buddhismo tibetano ci insegna a comprendere il processo di morte e ci addestra ad affrontarlo?

È perché quando arriverà il momento invece di essere confusi, sapremo cosa sta succedendo e riconosceremo le illusioni come illusioni, le proiezioni come proiezioni e le fantasie come fantasie.

Dopo che i quattro elementi si sono dissolti e scomparsi e la respirazione si è fermata, la coscienza sottile rimane ancora. A questo punto i medici occidentali diranno che il paziente è morto e lo porteranno in obitorio, ma dal punto di vista buddhista, anche se la persona non respira, è ancora viva, con quattro visioni ancora da venire: la luce bianca, rossa, nera e la chiara luce. Queste visioni sorgono dopo che la respirazione si è completamente fermata. I meditatori esperti riconoscono queste visioni e possono rimanere per molti giorni, o addirittura mesi, nello stato beato della chiara luce, in contatto diretto con la realtà universale, liberi da qualsiasi visione inquinata.

Gli scettici Occidentali diranno: “Questa è solo la fede buddhista; questo monaco sta solo parlando di ciò in cui crede; non ha nulla a che fare con noi,” ma non è così. Questa è esperienza umana, anche se potrebbe non essere la vostra.

Avete sentito parlare del francese dichiarato morto dai medici che però si è svegliato dopo due ore e ha raccontato della sua esperienza di morte?

Non era un uomo religioso, un credente, non sapeva nulla di Buddhismo ma, nonostante ciò, è stato dichiarato morto per due ore e dopo quel tempo si è svegliato.

Che tu creda o meno a ciò che il Buddhismo afferma sul processo di morte, un modo semplice per capirlo è familiarizzare con il processo di addormentarsi. E’ un buon esempio di ciò che accade al momento della morte. Oggi esistono apparecchiature scientifiche che possono monitorare il processo del sonno e la dissoluzione dei concetti in quel momento, quindi conducendo questo tipo di analisi puoi familiarizzare con il processo senza doverti affidare alla spiegazione buddhista. Se lo capisci, puoi facilmente metterlo in relazione con il processo di morte.

Tradotto da Why We Should Understand the Death Process

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