Istituto Lama Tzong Khapa, Pomaia, 25 dicembre 1982
In un modo o nell’altro, siamo ancora vivi e sufficientemente consapevoli per ricordare quanto tempo è passato dalla nascita di Gesù: è stato mille novecento ottantadue anni fa, giusto? E io stesso sono abbastanza fortunato da essere nato nello Shangri-la del Tibet, da essere entrato in contatto con il mondo dei daka e delle dakini occidentali e da avere questa possibilità di rendere omaggio alla storia del santo guru, Gesù.
Gesù come bodhisattva
Ho scoperto che avere un po’ di comprensione della vita di Gesù mi aiuta a sviluppare il mio sentiero, ma non è facile capire appieno i profondi eventi della sua vita. Anzi, è piuttosto difficile. Naturalmente, gli eventi superficiali sono abbastanza facili da capire, ma nella nostra mente non c’è abbastanza spazio per comprendere le sue elevate azioni da bodhisattva. Persino quando il Signore Gesù e il Signore Buddha erano qui sulla Terra, per le persone comuni era molto complesso capire chi fossero veramente. A quel tempo, pochissimi lo capivano.
Il valore del ricordo
Oggi stavo leggendo la Bibbia, in particolare il Vangelo di Giovanni, e lui parlava dei miracoli compiuti da Gesù e di quanto poche persone comprendessero la profondità della sua mente liberata che gli permetteva di compierli.
In ogni caso, ogni volta che mi trovo a un corso di meditazione come questo nel periodo di Natale, mi piace parlare di queste cose. Ma dovete capire che quando lo faccio, non cerco di essere diplomatico. Non ho bisogno di negoziare il mio rapporto con voi in questo modo. È solo che, dal profondo del cuore, sento e credo sinceramente che il semplice ricordo della vita di Gesù sia un’opportunità incredibile.
In un certo senso, non importa da dove provengano le persone — Oriente o Occidente — o di che colore siano: coloro che eliminano il pensiero che si afferra il sé e offrono la propria vita agli altri sono esseri umani eccezionali. Per questo motivo, sono felice di ricordare Gesù e riflettere su ciò che ha compiuto.
Inoltre, in un certo senso sono responsabile del benessere psicologico dei miei studenti occidentali, quindi se vogliamo portare il buddhismo in Occidente, dobbiamo farlo in modo sano, invece di introdurlo come un nuovo viaggio esotico. Non abbiamo bisogno di nuovi “viaggi”, abbiamo bisogno di fare qualcosa di costruttivo, qualcosa che valga la pena. Qualsiasi cosa di valore non diminuisce la luce; la intensifica soltanto.
E per quanto riguarda la salute psicologica, noi siamo parte dell’ambiente e l’ambiente è parte di noi. Perciò, chi di noi è nato in Occidente non dovrebbe rifiutare l’ambiente cristiano in cui è nato. Dovremmo considerarci fortunati per essere nati in una società cristiana e per avere la saggezza di capire cosa ciò significhi per la nostra mente. Tale comprensione è molto utile per rimanere mentalmente sani. Specialmente di questi tempi, in cui c’è una tecnologia rivoluzionaria pericolosa ovunque e il mondo è travolto da lotte e guerre, abbiamo davvero bisogno di ricordare attivamente le vite dei nostri predecessori storici altruisti.
Dunque, Giovanni spiegava come Dio ci abbia inviato Gesù come testimone della verità ma, sfortunatamente, alcune persone ignoranti non sono riuscite a riconoscere chi fosse o a capire cosa insegnasse e lo hanno ucciso.
Libertà dalla superstizione
A mio parere, dal punto di vista buddhista Gesù era un bodhisattva, non solo nel senso che aveva realizzato la bodhicitta e superato l’egoismo, ma nel senso che, in quanto autore di miracoli, era un santo come Tilopa e Naropa o, per citare un esempio vivente, Sua Santità Zong Rinpoche; era qualcuno completamente libero dalla superstizione che a volte istintivamente ci fa compiere cose strane che noi non comprendiamo.
Per esempio, Giovanni dice che un giorno Gesù era vicino all’acqua quando una donna arrivò per riempire la sua brocca. Gesù le disse: “Come puoi soddisfare la tua sete con l’acqua? È proprio l’acqua che ti rende assetata, per cominciare”. Le disse che, poiché è l’acqua a renderla assetata, come poteva l’acqua essere la soluzione alla sua sete? È una sorta di paradosso. Chi può capirlo? Sembra folle, vero?
Ciò che intendeva dire era che solo l’acqua spirituale può davvero placare la sete. Come vedete, il significato reale è in qualche modo al di là delle parole. La donna prende l’acqua e lui dice: “Perché lo fai? Non risolverà il tuo problema della sete”. Sembra un discorso da matti. Oggi probabilmente picchieremmo qualcuno che ci parlasse così. Ma fortunatamente, allora Gesù non fu picchiato per aver parlato in quel modo.
Discepoli, Shravaka, Pratyekabuddha
Giovanni diceva anche che, poiché Gesù era nato da Dio, anche i suoi discepoli derivavano dall’energia di Dio. Questo è simile a ciò che dicono gli insegnamenti buddhisti quando spiegano che tutti gli shravaka e i pratyekabuddha nascono dal Buddha Shakyamuni. Il senso è che tali seguaci nascono dalla parola di verità della saggezza del maestro. Interiorizzandola, scoprono la verità per se stessi e diventano esseri realizzati.
Filosoficamente, certo, possiamo dire che il Buddhismo non accetta che Dio sia la fonte di tutti gli esseri umani e delle altre cose. Ma, da un altro punto di vista, possiamo dire che il Buddhismo non contraddice nemmeno questa affermazione.
Per esempio, da dove viene il regno umano? Il Buddha disse che il regno umano è causato dal karma positivo. È vero. Se i regni superiori non derivano dal karma positivo, allora da dove vengono? E, dal punto di vista buddhista, tutto il karma positivo viene dal Buddha… o, si può dire, da Dio. Perciò, il regno umano viene da Dio, dal Buddha. Grazie alla sacra parola del Buddha, gli esseri senzienti creano karma positivo. Voglio che siate ben consapevoli di questo.
Dio, Buddha, Karma
Filosoficamente, ù si può discutere questo punto in un modo o nell’altro. Dipende da come lo si interpreta. Si può interpretare l’affermazione negativamente o positivamente. In realtà, con la filosofia si può fare qualsiasi cosa.
Ora, riguardo a Dio, qual è la differenza tra il Buddha e Dio? Oggi dirò che, secondo il Buddhismo e il Cristianesimo, le qualità del Buddha e le qualità di Dio sono le stesse. La gente si preoccupa sempre della creazione. “Dio è il creatore di tutto; il Buddha è il creatore di tutto”. Significa che il Buddha ha creato la negatività? Ebbene, il Buddha ha detto che, in definitiva, non c’è positivo e non c’è negativo.
I tibetani affrontano la questione con l’esempio di un fiume. Quando sei su una sponda, chiami la sponda opposta “l’altra riva”. Quando sei su quella sponda, chiami questa “l’altra riva”. C’è questo lato e quel lato, quelòla riva e questa riva. Sono interdipendenti: senza l’una, l’altra non esisterebbe. Allo stesso modo, se il positivo non esiste, non può esistere neanche il negativo. In altre parole, il negativo viene dal positivo, il positivo viene dal negativo.
Allora forse potreste obiettare: “Beh, se Dio è il creatore, se Dio è la causa di tutto, anche di cose organiche come le piante, allora come può Dio essere permanente?”. Si dice che Dio sia permanente ma allora come può qualcosa di permanente produrre qualcosa di impermanente, come una pianta? La causa principale di un fenomeno impermanente deve essere anch’essa impermanente.
Questo genere di argomentazioni viene dai buddhisti, quindi voglio discutere con loro: “Allora come potete dire che gli shravaka e i pratyekabuddha nascono dal Buddha? Il Buddha è permanente”. La risposta è che tali affermazioni non vanno prese alla lettera. Di rimando io dirò: “Ebbene, Dio può essere lo stesso del Buddha, nel senso di un essere personale. Dio può essere una persona nello stesso modo in cui lo era il Buddha Shakyamuni”. Non è come se un Dio permanente sedesse lassù da qualche parte. Dio può essere qualcosa di organico, un essere personale con cui relazionarsi personalmente.
Vi dico, i filosofi cercano sempre di rendere tutto molto speciale. “Dio. Buddha. Dio è questo; Buddha è quello”. Mettono Dio e il Buddha su una sorta di piedistallo intoccabile, così che la gente comune non possa relazionarsi con loro. Rendono impossibile capire la natura di Dio, la natura del Buddha. È stupido. Creano solo altri ostacoli per le persone.
Poi gli esseri umani, con le loro menti limitate, cercano di mettere panna su Dio, cioccolato su Dio, come con un coltello. Mettono la propria spazzatura su Dio. È tutto sbagliato; decisamente sbagliato. Credo davvero che a volte la filosofia possa diventare un ostacolo alla reale comprensione della natura di Dio o del Buddha. Forse sono un rivoluzionario, ma rifiuto molte delle posizioni filosofiche su queste materie.
Tuttavia, personificare Dio o il Buddha non contraddice la loro natura onnipresente. Possiamo parlare delle qualità personali di Heruka, per esempio, ma allo stesso tempo lui è universale e onnipresente. Dobbiamo capirlo.
Dignità umana e relazione tra Uomo e Dio
Uno dei problemi che riscontriamo in Occidente è la bassa opinione che le persone hanno generalmente degli esseri umani. Li considerano allo stesso livello di pesci e polli: sono un fastidio; troppo complicati. Non abbiamo rispetto per la dignità umana. Le persone possono avere qualità trascendenti pur essendo umane, ma noi non lo capiamo. Perciò, chi cerca di spiegare la Bibbia e Dio deve separare gli esseri umani da Dio: “Gli umani sono il peggio. Sono come spiriti famelici, negativi e peccatori, mentre Dio è lassù, perfetto e puro”. Questo è sbagliato. Se vuoi toccare Dio con la mente umana, devi creare una relazione tra Dio e gli esseri umani. Non puoi dire che Dio è perfetto e gli umani sono impuri. Impossibile. Inoltre, la Bibbia usa il termine Dio personale o qualcosa del genere.
Quando Sua Santità il Dalai Lama ha visitato la Spagna all’inizio di quest’anno, abbiamo alloggiato in un monastero cristiano. C’erano circa trenta monaci anziani; alcuni erano molto vecchi. Eravamo tutti seduti insieme e stavamo passando dei momenti fantastici, comunicando davvero bene, presi da una lunga conversazione sulla religione, e un monaco, doveva avere circa cinquant’anni, descrisse Dio esattamente come stavo pensando io. Rimasi scioccato. Dissi: “Il modo in cui descrivi Dio è spiegato nella Bibbia?”. Disse di sì. In qualche modo, stavamo pensando a Dio nello stesso modo.
Poi abbiamo avuto una discussione sulla vacuità. Sua Santità chiese al monaco: “Cosa pensi che sia la vacuità?”. Il monaco rispose: “Il non-attaccamento è la vacuità”.
Per me, quella fu una risposta completamente soddisfacente. Mi prostro a chiunque risponda in quel modo. Non ho domande per chi pensa che il non-attaccamento sia la vacuità. È superbo. Rimasi molto impressionato.
Beh, qual è la differenza? Se chiedi a buddhisti intelligenti cos’è la vacuità, ti diranno “non-esistenza intrinseca”, ma per me la risposta “non-attaccamento” ha molto più peso. Parlo in base alla mia esperienza. Se qualcuno mi dice che il non-attaccamento è la vacuità, questo mi tocca il cuore. Filosoficamente, la risposta “non-esistenza intrinseca” è perfetta, ma è totalmente arida. Non ha alcun sentimento. Dal punto di vista filosofico, dire che il non-attaccamento è la vacuità potrebbe persino essere sbagliato. I filosofi tibetani vi guarderebbero storto e direbbero: “Wow, che tipo di risposta è questa?”.
C’è quella storia di un dotto ghesce che chiese al grande yogi Milarepa: “Cos’è il Vinaya?”. Milarepa rispose: “Non distinguo il Vinaya dal non-Vinaya. Tutto ciò che so è che se la mia mente è sottomessa, quello è il Vinaya”. Fu una risposta incredibile, vero? Una risposta incredibile! Di nuovo, dalpunto di vista filosofico, la risposta di Milarepa era sbagliata, ma in verità era perfetta. Se si guarda al vero Vinaya, quella era assolutamente una risposta da Vinaya. Ma se si sta solo giocando con le parole, era un disastro!
Poi il ghesce fece un’altra domanda, cercando di controllare la situazione: “Cos’è la dicotomia?”. Milarepa disse: “Beh, non lo so”. Qui non ricordo esattamente come andò. La mia memoria non è molto buona. Comunque, Milarepa disse: “Beh, non lo so, mio caro amico, ma penso che se la tua mente è opposta al Dharma, quella è dicotomia”. Anche quella fu una buona risposta, no? Probabilmente ricordate quella storia.
Il Vinaya non è solo per monaci e monache. È per tutti, per integrare la propria mente con il Dharma; per sottometterla con il Dharma. Quindi, quando un monaco cristiano dice che il non-attaccamento è la vacuità, per me quella è una risposta che arriva all’essenza. La mente dell’attaccamento sostiene una concezione che è l’opposto della saggezza della vacuità perché l’attaccamento sovrastima la qualità del suo oggetto e la proietta sulla sua realtà. L’attaccamento esiste perché non comprendiamo la natura dell’oggetto. Se comprendiamo il vero pensiero cristiano, ovvero che l’attaccamento è un problema umano ma che possiamo andare oltre, abbiamo una risposta profonda.
Vita ascetica e rispetto per il Cristianesimo
Dal mio punto di vista, quei monaci cristiani vivevano una vita più ascetica di quanto faccia la maggior parte dei monaci tibetani. È solo la mia opinione. Non sto sminuendo i tibetani. Io sono tibetano. Non ho motivo di sminuire me stesso. Non sono stupido. O forse lo sono…
E il monastero dove vivevano quei monaci è davvero isolato. Ogni monaco ha la sua cella, con una piccola apertura attraverso la quale può essere passato il cibo. Sono totalmente autosufficienti. C’è un piccolo orto sul retro, che non può essere visto dall’esterno. Era incredibile. Rimasi molto colpito e nutro un grande rispetto per il Cristianesimo occidentale. Non sto scherzando. Sono troppo vecchio per scherzare! E non dico “il Cristianesimo è grande” per scopi politici. Sono troppo vecchio anche per la politica. Quelle persone mi hanno semplicemente toccato il cuore. Non avevo mai visto niente di simile prima di allora; non avevo mai visto un monastero occidentale con monaci che vivessero vite così pure e ascetiche con una pratica così intensa. Era la prima volta che lo vedevo di persona. Ero proprio felice.
Beh, credo che il mio tempo sia scaduto. Ora devo terminare la mia “performance”. Ma non sono sicuro di come finirla. Non riesco a fare una sintesi. Tuttavia, la mia conclusione è che vorrei che tutti voi provaste a ad avere lo stesso atteggiamento verso il Buddhismo e il Cristianesimo; a vedere come il Buddhismo possa in qualche modo aiutare la religione del vostro Paese. Aiutate i cristiani a capire meglio il Buddhismo e aiutate i buddhisti a capire meglio il cristianesimo così da rispettarci a vicenda, avere devozione l’uno per l’altro, incontrarci. È il modo più sano di coesistere.
Poiché sono al di fuori della società occidentale, la osservo con oggettività. Voi la guardate soggettivamente; ci siete dentro; non riuscite a vederla così bene da soli. Ma io mi siedo e guardo. Dalla mia prospettiva, la gente occidentale è stata grandemente influenzata da Gesù e dalla religione cristiana. È davvero prezioso!. La vostra bontà, la vostra pace, la vostra amorevole gentilezza: tutto questo in realtà proviene dalla religione cristiana. Non ricevete nulla di tutto questo dalla politica, non è così? Ciò a cui porta la politica del vostro Paese sono spargimenti di sangue.
Quindi, dal mio punto di vista, vi do il permesso di diventare cristiani domani. Me ne rallegro. Vi dirò una cosa: non sono attaccato a queste cose. Credo davvero in questo. Se domani veniste da me e diceste: “Lama, ho scoperto che la mia tradizione religiosa ha tanto valore e ho deciso di diventare cristiano”, direi: “Grazie infinite”. Non ferirebbe il mio ego. “Me ne rallegro! Ottimo, andate in chiesa”.
Coesistenza e rispetto reciproco
Va bene. Dunque, in questo momento siamo molto fortunati solo per il fatto di poter ricordare le vite profonde dei santi cristiani e il duro lavoro che hanno svolto. Vale davvero la pena rallegrarsi di ciò che hanno compiuto. Non solo i santi del passato ma anche quelli presenti, coloro che conducono vite ascetiche, offrendo la propria vita per aiutare e lavorare per gli altri nella loro società. Dovremmo pregare per il successo della loro crescita spirituale, affinché possano presto realizzare e unificarsi con la Divinità.
Storicamente, ci sono anche altri esempi di altruismo che sono venuti sulla Terra, come Gandhi-ji. Anche se alcuni non lo hanno apprezzato, è stato un grande uomo che ha aiutato il popolo indiano a liberarsi dal giogo britannico! Sebbene fosse un politico molto abile, la sua filosofia di base era l’ahimsa e la compassione, e con esse ha liberato il popolo indiano dall’oppressione britannico. In cambio, è stato assassinato, ma ha accettato anche questo.
Sapete bene quanti miliardi di persone ci sono sulla Terra, e quel numero continua ad aumentare, eppure quanti sono pronti a sacrificarsi per gli altri? È molto raro che qualcuno lo faccia, come quando in una delle sue vite precedenti come principe, il Buddha Shakyamuni sacrificò il suo corpo a beneficio della madre tigre affamata e ai suoi cuccioli. Gesù ha dato se stesso e così ha fatto Gandhi-ji. Chi altri è stato capace di fare ciò che hanno fatto loro? Offrire pubblicamente la propria vita per salvare quella di un altro è molto raro, non è vero? Non ho studiato molta storia, ma non credo ce ne siano molti così.
Ora, noi non dobbiamo dare la nostra vita o il nostro corpo, ma possiamo diminuire il nostro egoismo, possiamo sviluppare più preoccupazione per la felicità degli altri che per la nostra. Quindi motivatevi con forza, in questo modo: “Quelle persone erano incredibili. Non avevano un briciolo di egoismo e si sono donate totalmente agli altri. Non riesco proprio a immaginarmi a fare lo stesso. Erano proprio grandi. La loro bodhicitta deve essere stata sviluppata in modo incredibile; devono aver avuto una tale enorme amorevole gentilezza e compassione per gli altri; devono aver trasceso ogni dolore. Quindi, per quanto posso, per il resto della mia vita dedicherò il mio corpo, la parola e la mente e qualunque ricchezza io abbia a beneficio degli altri. D’ora in poi, appartengo agli altri ed essi possono usarmi come desiderano. Possano io e tutti gli esseri senzienti madri non essere mai separati dal maestro bodhisattva in questa e in tutte le vite future”.
Tratto da Conoscenza saggezza






