vacuità

A proposito di motivazione

Il Buddhismo Tibetano, erede della tradizione Mahayana indiana e custode del Vajrayana, pone l’intenzione e la motivazione al centro della sua dottrina e della sua pratica spirituale. L’azione fisica o verbale è considerata karmicamente neutra se non informata da una precisa intenzione volitiva, o cetanā. Lungi dall’essere un semplice desiderio, cetanā è il fattore mentale

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Praticare nella vita quotidiana

Esistono due tipi di motivazione per compiere un’azione: una è quella presente nel momento dell’azione (motivazione immediata), l’altra è quella che la precede (motivazione causale). Se al mattino coltivi la bodhicitta, essa diventerà la motivazione causale per tutte le attività che svolgerai durante il giorno. Addestrando la tua mente nella bodhicitta – con costanza e

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La saggezza della vacuità, fondamento etico e metafisico

Il Bodhicaryāvatāra è uno dei testi fondamentali e più influenti della tradizione buddhista Mahayana. Composto da Śāntideva, un filosofo-monaco indiano dell’VIII del centro monastico di Nālandā, è un poema in dieci capitoli che descrive in modo sistematico il sentiero etico, spirituale e meditativo intrapreso da un bodhisattva, un essere che ha generato la mente dell’illuminazione

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Studiare e applicare il Lamrim nella vita quotidiana

Durante il corso di novembre 2018 al Monastero di Kopan, Lama Zopa Rinpoce ha illustrato come raggiungere l’illuminazione basandosi sul lamrim e ha sottolineato l’importanza di studiarlo. Ha messo ben in chiaro che la mera conoscenza del lamrim non è sufficiente; deve essere applicato nella vita di tutti i giorni. Ecco un estratto di quegli

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Breve introduzione alla vacuità

Il concetto di śūnyatā  (sanscrito: शून्यता; pāli: suññatā), al centro della filosofia buddhista e specialmente nelle sue correnti Mahāyāna e Vajrayāna, rappresenta una delle dottrine più profonde e, al contempo, più soggette a interpretazioni errate. Comunemente tradotto come “vacuità” o “vuoto”, il termine deriva dall’aggettivo sanscrito śūnya, che significa “vuoto” ma anche “zero”, e dal

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Riconoscere la madre

Un canto esperienziale sulla visione della via di mezzo Con il suo titolo tibetano tagur ama ngodzin, sottotitolato “un canto esperienziale sulla visione della via di mezzo”, “Riconoscere la madre” si distingue come un’opera di natura profondamente personale e lirica, che riflette l’esperienza diretta dell’autore nella realizzazione della visione buddhista, in particolare quella della scuola

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Śūnyatā: niente di solido, niente di separato

Nella Madhyamaka, o Scuola della Via di Mezzo, un elemento fondamentale della saggezza è vedere oltre i due estremi dell’eternalismo e del nichilismo. Trascendendo l’eternalismo e il nichilismo, non stai cercando di ottenere un mix a metà e metà dei due; stai trascendendo entrambi. Quindi non stai cercando di aggrapparti a qualcosa di nuovo nel

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