vacuità

Breve introduzione alla vacuità

Il concetto di śūnyatā  (sanscrito: शून्यता; pāli: suññatā), al centro della filosofia buddhista e specialmente nelle sue correnti Mahāyāna e Vajrayāna, rappresenta una delle dottrine più profonde e, al contempo, più soggette a interpretazioni errate. Comunemente tradotto come “vacuità” o “vuoto”, il termine deriva dall’aggettivo sanscrito śūnya, che significa “vuoto” ma anche “zero”, e dal […]

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Riconoscere la madre

Un canto esperienziale sulla visione della via di mezzo Con il suo titolo tibetano tagur ama ngodzin, sottotitolato “un canto esperienziale sulla visione della via di mezzo”, “Riconoscere la madre” si distingue come un’opera di natura profondamente personale e lirica, che riflette l’esperienza diretta dell’autore nella realizzazione della visione buddhista, in particolare quella della scuola

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Śūnyatā: niente di solido, niente di separato

Nella Madhyamaka, o Scuola della Via di Mezzo, un elemento fondamentale della saggezza è vedere oltre i due estremi dell’eternalismo e del nichilismo. Trascendendo l’eternalismo e il nichilismo, non stai cercando di ottenere un mix a metà e metà dei due; stai trascendendo entrambi. Quindi non stai cercando di aggrapparti a qualcosa di nuovo nel

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Vacuità: guardare le cose da un altro punto di vista

Parliamo di vacuità. Ma come farlo in modo semplice? Ci sembra sempre così complicato! Qualcuno ha chiesto a Sua Santità: “Come si applica la vacuità nella vita quotidiana?”. E lui ha risposto: “È facile: basta osservare le cose da un altro punto di vista”. Sembra un spiegazione fin troppo facile, ma è estremamente profonda. E

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Meditazione sulla vacuità

Meditazione sulla vacuità di Jeffrey Hopkins è un’opera monumentale e fondamentale che esplora il cuore della filosofia buddhista tibetana, in particolare il concetto di śūnyatā o “vacuità”. Pubblicato per la prima volta nel 1983, questo libro è considerato una delle analisi più approfondite e dettagliate sul tema, fornendo sia una traduzione accurata sia un commentario

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Il cielo è il limite

Soffriamo inutilmente perché non conosciamo noi stessi. Come tossicodipendenti che si aggrappano alla droga, non riusciamo a lasciar andare la sensazione di essere sostanziali, solidi, indipendenti e autonomi. Facciamo piani – grandi e piccoli – per acquisire o danneggiare, tutti basati su questa falsa percezione di come esistiamo, di chi siamo in quanto esseri viventi.In

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