Redazione

Nalanda Edizioni nasce nel 2019 ed è la casa editrice della Fondazione per la Preservazione della Tradizione Mahayana (FPMT). Il nostro nome fa immediatamente riferimento all’antica università monastica indiana da cui sono discese tutte le principali tradizioni e un ininterrotto lignaggio di elaborazione filosofica, dottrinale, epistemologica.  Il nostro scopo è realizzare testi che supportino lo studio e la pratica sia di coloro che hanno già gettato le basi della conoscenza e si avviano ad approfondire gli aspetti più complessi del Dharma, sia di coloro che hanno bisogno di formarsi una visione generale del Buddhismo. Operiamo il più possibile in base a criteri di sostenibilità e basso impatto ambientale: stampiamo in Italia; usiamo carte ecologiche, riciclate ove possibile. La nostra distribuzione avviene esclusivamente attraverso i Centri di Dharma e online su questo sito.  Tutto questo è reso possibile grazie all’indispensabile contributo della FPMT e dei suoi Centri e dell’Unione Buddhista Italiana che, attraverso il finanziamento pubblico dell’8 per mille, garantisce una parte della sostenibilità finanziaria della casa editrice.  Nalanda Edizioni non ha scopo di lucro.

Pūjā: il rituale che trasforma

Le pūjā sono offerte diffuse sia nell’Induismo sia in numerose tradizioni buddhiste. Nel contesto specifico del Buddhismo tibetano, una pūjā è una cerimonia rituale complessa e profondamente significativa; include preghiere, pratiche di purificazione, offerte ai Buddha, recitazione di mantra, visualizzazioni e dediche. Non si tratta di un mero atto formale, ma di una componente fondamentale […]

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I tre veleni dell’esistenza ciclica

Il Buddhismo, nella sua essenza, si fonda sulla comprensione di dukkha, un concetto che trascende il mero dolore fisico per abbracciare una sofferenza pervasiva, insoddisfazione e disagio intrinseci all’esistenza umana e non solo. Questa condizione è strettamente legata all’impermanenza di tutti i fenomeni e alla frustrazione che scaturisce dall’attaccamento a ciò che è effimero. Il

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Breve introduzione alla vacuità

Il concetto di śūnyatā  (sanscrito: शून्यता; pāli: suññatā), al centro della filosofia buddhista e specialmente nelle sue correnti Mahāyāna e Vajrayāna, rappresenta una delle dottrine più profonde e, al contempo, più soggette a interpretazioni errate. Comunemente tradotto come “vacuità” o “vuoto”, il termine deriva dall’aggettivo sanscrito śūnya, che significa “vuoto” ma anche “zero”, e dal

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Rimé ovvero “non settario”

Il movimento Rimé (རིས་མེད་, ris med), un termine tibetano che si traduce letteralmente come “senza parti,” “non-parziale,” o “non-settario”, rappresenta una delle correnti intellettuali e spirituali più significative emerse nel Buddhismo Tibetano durante il XIX secolo. Sorto prevalentemente nel Tibet orientale (Kham), il Rimé non si propone come una nuova scuola o un tentativo di

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Il Buddhismo nell’India antica

Infografica: Filosofi e Scuole del Buddhismo nell’India Antica Questa timeline ripercorre i principali filosofi e le scuole di pensiero che hanno plasmato il Buddhismo nella sua terra d’origine, l’India, offrendo una panoramica del loro contributo e delle loro opere principali. I a.C.-I d.C. Scuole Settarie (es. Sarvastivada, Sautrāntika) Emergono diverse scuole pre-Mahayana. I Sarvastivada (o

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Śāstra: definizione, scopo e autori principali

Il termine sanscrito śāstra è una parola dai molteplici significati che, in senso generale, significa “precetto, regole, manuale, compendio, libro o trattato”.  La sua etimologia deriva dalla radice śās-, che denota “istruzione” o “decreto”. Nell’antica letteratura indiana, śāstra è comunemente utilizzato come suffisso per indicare una conoscenza tecnica o specializzata in un’area definita di pratica.

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Mañjushrī, il bodhisattva della Saggezza

Universalmente riconosciuto come il Bodhisattva della Saggezza per eccellenza, Mañjushrī è una figura archetipica del risveglio la cui presenza è paragonata a un “ruggito di leone” che ci invita a riconoscere le nostre l’illusioni, purificare il karma e realizzare la verità ultima. La sua energia ispira non solo lo studio ma anche la realizzazione esperienziale

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Gli Otto Precetti Mahayana

Il Buddhismo, nelle sue diverse tradizioni e veicoli (yāna), considera la disciplina etica (śīla) come un pilastro fondamentale per lo sviluppo spirituale. Questa condotta virtuosa non è concepita come un mero insieme di regole moralistiche imposte dall’esterno, piuttosto come uno strumento essenziale per la purificazione della mente e il progresso nel cammino spirituale. I precetti

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Riconoscere la madre

Un canto esperienziale sulla visione della via di mezzo Con il suo titolo tibetano tagur ama ngodzin, sottotitolato “un canto esperienziale sulla visione della via di mezzo”, “Riconoscere la madre” si distingue come un’opera di natura profondamente personale e lirica, che riflette l’esperienza diretta dell’autore nella realizzazione della visione buddhista, in particolare quella della scuola

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