Approfondimenti

Per conoscere più da vicino un argomento specifico, per prepararsi a un ritiro o a una pratica, per scoprire nuovi Maestri e trovare spunti di riflessione o avere informazioni di contesto.

Lojong: l’antico antidoto alle sofferenze dei nostri giorni

Il mondo in cui oggi viviamo è caratterizzato da un’interconnessione senza precedenti e, al tempo stesso, da un’acuta sensazione di frammentazione e burnout. L’accesso facile e pressoché immediato a un’infinità di informazioni  e la pressione di una vita frenetica hanno moltiplicato le sfide psicologiche che ciascuno di noi si trova ad affrontare: stress, ansia e […]

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Pabongka Dechen Nyingpo

Pabongka Dechen Nyingpo (1878-1941), noto anche come Kyabje Pabongka Rinpoce, è una delle figure più influenti e carismatiche del Buddhismo Tibetano Gelugpa del XX secolo. La sua vasta produzione di insegnamenti e la sua immensa popolarità hanno avuto un impatto profondo sulla trasmissione del Dharma sia in Tibet sia, successivamente, in Occidente. La sua figura

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La retta parola, in teoria e nella pratica

La retta parola – samyag Vac in sanscrito o sammā vācā in pali – occupa una posizione centrale nella dottrina buddhista, tant’è che è il terzo elemento del Nobile Ottuplice Sentiero (Āryāṣṭāṅgamārga) e si inserisce nell’ambiro della sīla, ovvero la virtù o l’etica, affiancando la Retta Azione e la Retta Sussistenza. Il fatto che occupi

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Chökhor Düchen: il primo giro della ruota del Dharma 

Il Chökhor Düchen rappresenta una delle festività più significative nel calendario buddhista tibetano, una delle quattro principali “grandi occasioni” (Düchen) che scandiscono l’anno. Il termine “Chökhor” (tibetano: chos ‘khor) si traduce letteralmente come “Ruota del Dharma” (sanscrito: Dharmachakra), mentre “Düchen” (tibetano: dus chen) significa “grande occasione” o “grande evento”. Questa combinazione identifica la festività come

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Breve storia del Bodhicaryāvatāra

Il Bodhicaryāvatāra, noto anche come Bodhisattvacaryāvatāra (Ingresso nella condotta del bodhisattva), è un testo fondamentale del Buddhismo Mahāyāna. Composta da Śāntideva, un monaco-filosofo buddhista indiano, intorno al 700 d.C. presso l’Università di Nālandā in India, quest’opera è un pilastro per la comprensione dell’ideale del bodhisattva. Il testo si concentra sullo sviluppo della bodhicitta (la mente

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Tzongkhapa e “I tre aspetti principali del sentiero”

Tzongkhapa Losang Drakpa (1357–1419) è una figura di spicco nella storia del Buddhismo tibetano, riconosciuto come uno dei filosofi e praticanti più influenti e innovativi. La sua vita è stata dedicata a un profondo studio e a una rigorosa pratica, che lo hanno portato a conseguire elevati raggiungimenti spirituali e a guidare una rinascita degli

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Pūjā: il rituale che trasforma

Le pūjā sono offerte diffuse sia nell’Induismo sia in numerose tradizioni buddhiste. Nel contesto specifico del Buddhismo tibetano, una pūjā è una cerimonia rituale complessa e profondamente significativa; include preghiere, pratiche di purificazione, offerte ai Buddha, recitazione di mantra, visualizzazioni e dediche. Non si tratta di un mero atto formale, ma di una componente fondamentale

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I tre veleni dell’esistenza ciclica

Il Buddhismo, nella sua essenza, si fonda sulla comprensione di dukkha, un concetto che trascende il mero dolore fisico per abbracciare una sofferenza pervasiva, insoddisfazione e disagio intrinseci all’esistenza umana e non solo. Questa condizione è strettamente legata all’impermanenza di tutti i fenomeni e alla frustrazione che scaturisce dall’attaccamento a ciò che è effimero. Il

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Breve introduzione alla vacuità

Il concetto di śūnyatā  (sanscrito: शून्यता; pāli: suññatā), al centro della filosofia buddhista e specialmente nelle sue correnti Mahāyāna e Vajrayāna, rappresenta una delle dottrine più profonde e, al contempo, più soggette a interpretazioni errate. Comunemente tradotto come “vacuità” o “vuoto”, il termine deriva dall’aggettivo sanscrito śūnya, che significa “vuoto” ma anche “zero”, e dal

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Rimé ovvero “non settario”

Il movimento Rimé (རིས་མེད་, ris med), un termine tibetano che si traduce letteralmente come “senza parti,” “non-parziale,” o “non-settario”, rappresenta una delle correnti intellettuali e spirituali più significative emerse nel Buddhismo Tibetano durante il XIX secolo. Sorto prevalentemente nel Tibet orientale (Kham), il Rimé non si propone come una nuova scuola o un tentativo di

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